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DELLA
FORTUNA DI ORIA
Citta' in Provincia p* Otranto nel
Recno di Napoli ,
Pai principio della fua fondazione fina
ai tempi , ne' quali fu ai
Romani foggetta,
DISSERTAZIONE
D I
D. GASPARO
PAPATODERO
Sacerdote della Cattedrale della
MEDESIMA CiTTA*,
IN NAPOLI MDCCLXXV,
Nella Stamperia dei Fratelli Raimondi
CON LLCEJNZ«4 DEI SUPERIORI.
h
AL SIGNOR
D. GIACINTO MARTINI
Canonico della Cattedral Chiesa
d'Oria 3 e Patrizio Oiutano.
Jg. MARIO CURRADO I. C
Ο Sia perchè diftratto ed ab-
baggliato dalla magnificen-
za , e varietà delle cofe di
quefìa Illuftre Metropoli del
noftro Regno , ο fia perchè dalla Pa-
ria troppo lontano , donde per feguix
A s altra
546074
altra ragion ài vita , e quegli ftudj ,
che ivi ο menomo , ο niun luogo ten-
gono , ipontaiieamente , e liclamando ,
per dir così y i miei genitori , ho vo-
luto per qualche tempo dipartiimi : non
fentivo più nelF animo mio quel natu-
rale affetto i ed inclinazione verfo la
Patria . ma effendo per avventura ca-
pitata in mie mani la DISSERTAZIO-
NE SU LA FORTUNA DI ORIA
fcritta dal comun noftro amico D.GA-
SPARE PAPATODERO, che qua mol-
ti anni fainviolla, e dataci appena un*
occhiata, mi fi ravvivò tofto queir am-
mortito fuoco d'amore verfo. la Patria
sì, che febben da quefta Città la più
magnifica ed illuilre allettato, non po-
tei però , come Γ efule UliiTe , non
confefsare (*) :
fXs oVBsV yl\vyjov i)$ πατρίδος ,ου%* τοκηων
Tti>zr<jUy ϊιτζρ fL τις οϊττοτβο&ι ir-lovcc OÌKW
Trìti lv ufaohotTFri vociti αττάνζάβέ tdxj/W•
" Quod nihil dulciusfua patria ^^neque pa-
( rentìbus
Εβ,οήαϊηβ quis procul divìdcmdomum
Ter*
(*) Hom. Odi/. Hb.lL ver. 34.
Ter fa m aliena \habìtet feorflm a pa*
( miti bus.
quindi quantunque per efìinguerlo op-
ponevo quel di Ercole j che poco preme
ejjer et Argo , ο di Tebe , purché alcun
paefe della Grecia ci dia albergo, e ri-
faggio : non mi valle tuttavia un tal
rimedio , he altro più valevole ad e-
ftinguerlo potei ritrovarne . Il perchè
iìccome è proprio dell' amore il non ef/èr
inerte , e neghittoso , né quietarfi pria
di far- co/a grata a chi ha di mi^a :
cosi peniài , fé altro alla mia Patria
far non poiTo t renderle queiV unico ièr-
viggìo, di non far cioè iettar nel bujo
queir antica fua gloria , cui per illu-
ilrare vedevo aver faticato tanto il
mio SIGNOR D.GASPARE, non cef-
fai dunque con mie continue ι premuro-
fe lettere importunarlo, t farli predan-
ti iftanze , acciò con la luce della ftam-
pa faceife sfolgorar quella gloria, onde
tra tutte le Salentine Città fi contra-
diftiniè la noftr' ORIA, ottenutane per-
ciò da LUI allapurfme graziofamen-
te piena , e libera facoltà di poter a
mio talento dell' OPERA diiporre, feci
A 4. ini-
immantinente , che fotto il torchio gè*
jnelle .
Quindi penfando darle un provi*
do valevole Mecenate , e rivolgendo
nella mente Γ alta ftima , che fo , RI-
VERITISSIMO MIO SIGNOR CA-
NONICO , de' fuoi gran meriti , le fue
rare virtù , e ipecialmente Γ ecceffivo
amore , e zelo per la noftra Patria, da
cui viene ella fpinta a proccurar Tem-
pre , come deve ogni ben nato cittadi-
no , non folo la gloria ed il decoro di
effa ,ma l'utile ed il vantaggio de'no-
fhi Concittadini ; fembraronmi quefti
motivi fufficientiifimi a darle una pub-
blica teinmonianza della mia divota ri-
conofcenza , e far ufcire la prefente O-
PERETTA col SUO venerato nome in
fronte ; poiché fon pur troppo ficuro
non potervi fé non aggradire ; come
quella , che fi è con tanta pulitezza e
garbo, con tanto fondamento e criterio,
con sì vaila erudizione di lingue , e d'
iftorie antiche sì Greche , che Romane
dall' Autore comporta, la quale iebben
picciola di mole, grande purtroppo di
merito e pregio dir fi debbe lecondo
Γ adaggio : ουκ h τω μζγοίΚφ rò ìu* ccW
ίν τω ϊυ το μέγα .
Non Γι cieda però V.S. ILLUSTRISI,
che come dalla commi di chi alcun o-
pera dedica fuol farfi , mi cada qui in
penfiero di riandar le memorie della
SUA e per iangue , e per meriti a tut-
ti conta e paleie famiglia ; né che vo-
glia io qui paratamente divifare le mol-
te virtù e pregi , che fan V• S. tra gli
altri contradiitinguere : giacché il par-
lar di LEI , e di SUA famiglia farebbe
un ripetere lenza propoiìto e neceifità,
quanto non iolo da noftii Cittadini,
ma anche dai Comprovinciali fi sa, ed
ad occhi veggenti fi ofìerva . So altre-
sì , che quanti fono io per formare no-
bili concetti di placidi , e gentili co-
ftumi; di erudizione e profonda dottri-
na , nella Sacra Teologia ìpecialmen-
te , e Moral Difciplina , altretanti ac-
cennar debbo efernplj di grandezza e
Angolarità : ma temo di offender la
di LEI troppo nota modefìia , che
fi è tanto umile e telila in efi^ge-
re applaufi , quanto avida di far azioni
degne di loda ed ammirazione. Tiala-
A ^ fcio
fcio dunque di ragionar dei meriti gran-
di sì alla SUA del pari nobile ; che
antica profapia comuni , che proprj di
SUA degniilìma perfona , e li limetto
all' ammirazione della prefente j e futu-
ra età , ficcome ftupida ammiratrice ne
fu la pallata ; contendandomi d' aver
la taccia , perchè tralafcioli , anzicchè
effermi imprefia la biafimevole nota ,
che ntrir eiporli non ho , qua! conver-
rebbefi , faputo rapprefentarli -
EiTendo però il di LEI più rilucente
preggio quello di beneficare, e renderli
cara a noftri Cittadini, parmi eiTer quefto
il mezzo più opportuno ad acquiftarfi il
nome di Benemerito alla Patria, e Cit-
tadini , il proccurar cioè , che lì fac-
cia palefe al pubblico il fuo antico lu-
ftro e la gloria, ed il dominio , che i
noftri ORITANI fopra gli altri Sa-
lentini vantarono . Non dubbito perciò,
mio SIGNOR CANONICO , che fia
ella per accettar di grato genio quefto
mio dono , che febben fembri di cofa
aliena , pure pofta la facoltà , eh' ho
di diiporne , la volontà del noftro SI-
GNOR
GNOR D. GASPARE (*), e ( fé pur
queiio , Caro il mio SIGNOR GIA-
CINTO , pretende ) l' evizione , con
tutta iìcurezza può farlo fuo (*) ; e
come tale ροίϊ'ο viver lieto e ficuro ,
che gli emoli e malcontenti ricettan-
do il fuo venerato nome non avranno
lo ipirito di cenfurarlo . Quefto dunque
mi lice iperare dalla generalità , e SUA
valevole protezione , fé con la folita
benignità ed amorevolezza accoglierà il
(dono , ed il donatore .
A 6 AL
(*) L. in oedibus 9. §. quodfliusf.fi
de Όοηαΐ.
(*) £, quoniam avus 2. C. de Evi fi.
AL SIGNOR
D. GASPARE PAPATODERO
AUTOR DELLA PRESENTE
OPERETTA
Q. MARIO CURRADO LG
S Ο Ν E Τ Τ Ο.
Τ Empii fuperbr, torr' , arch; , alte mura
Fòrmin 'd'altre Città la gloria e'1 vanto;
Gaspar , la Patria noftra abbia foltanto
Queft'OpRA vostra; che nuli' altro cura .
Poiché quefio , che Voi Γ ergete , ofcura
Ogn' altro monumento, e d' Oria tanto
Moftra qual fu il fulgor,quandVmd\e quanto,
Che'n quefta età fi vegga , e *n la futura •
Ma W in carte alla Patria , ella un più degno
A Voi n'erigga in marmo , e del materno
Animo grato così moftri un fegno•
Ma nò; che il marmo al fin del tempo è fcherno.
Com'è d'OaiA, così del vostro ingegno
Sia Γ Opra fteifa un monumento eterno.
Jfàm. Rev. Domìnus D. Salvator Rugerws
S. Th. P. revideat , & iti [cripti* refewt ♦
Patum die 24. Ottobris 1774.
J. Sparanus Can. Dep.
EMINENTISSIMUS PRINCEPS
EXercitationem , quam de varia Hyriac
Urbis in Salentinis fortuna confcripfit
Gafpar Papatoderus attento animo legi .
Nihil in ea mìhi deprehendere licuit, quod
CatholiciB fidei , aut bonis moribus adver-
faretur• Auéioris in re prsefertim antiqua-
ria penitiorem eruditionem demiratus fum •
Eam propterea in publicum emitti poflc
cenfeo, fi quidem per Te Hcuerit , Cardi*
nalis ampliflìme . Neapoli XI. Kal. Aprii.
Ϊ775-
Em. Tu»
Jfddì&ifs. atcfue obfequcntìfs,
Salvator Rogerius .
Magn. ΓΛ /. ZX Ό. Dotnhìcut Mangierì fa
hac Regia StudioYum Unìverfitate Pvoftffbr
prìmarius rruideat %Avchetypum manujcvtptum
enunciati opens , cui [e f uh ferì bai ad fincm
revidendi num exemplavia imprhnenda cum
todem *Archetypo Concordent ad formam Re*
galts refcrtpti , & in fcriptis referat .
Dar. Neap. die 7. menfis Decembris 1774
Matthseus Jan Archiep.Carthag. C. M•
S. R. M.
SIGNORE
HO letto per comando di V. M. co»
ogni attenzione una DiiTertazione di
D. Gafparo Papatodero intitolata , Delta
Fortuna di Oria Città in Provincia di Otran*
to nel Regno di Napoli &c. nella quale il
dotto Autore con giudiziofa Critica , e con
ifquifita erudizione ha porto in chiara luce
molti ofcuri punti , concernenti le antichi-
tà della Voftra un tempo famofa Città di
Oria , e fortuna di quella dalla fua fonda-
zio*
zionc fino ai tempi , che fu ai Romani
foggetta, come anche ha ben divifato colla
icorta degli antichi Scrittori Greci e Lati-
ni i veri confini dell'-antica Japigia e Mef-
fapia contro i ientimenti di alcuni rinoma-
ti Scrittori moderni . In quefta Diflertazio-
ne , in cui Γ Autore con lodevole fatica ha
illuftrato le più rimote antichità de' luoghi
di quefto Voftro Regno , non vi ho mini-
ma cofa rinvenuta , che rechi pregiudizio a
Voftri Supremi Dritti , ed a i buoni coftu-
mi , e dopo a cautela fottofcritta > fon di
parere , che da V. M. fé ne poifa permet-
tere la publicazione.
Napoli 2. di Aprile 1775.
Divoti fs. *à Um'lìfs. Γα [fa Ih
Domenico Mangieri.
Die 26. Menfis Aprili* 1775. Nespoli
Vi/o Refcripto fu* Regali* Majeflatis fub
die 22. currentis Menfis , & anni t ac relatio-
ne 17./» D. D. Dominici Mangieri , de Con»*
wjjione Rev. Regii Cappellani Majoris , ovdu
ne prafata Regal. Majeflatis^ Regalis Camera
SanBa Clara providet , decernit , atque man*
dat , quod imprimatur cum inferta forma pra-
fentis fupplicis libelli , ac approbationis di Sii
Rev'foris * verum non publtcetur ni/i iterum
revifo ab eodem Revifove , ab ipfo affirmetur
quod concordai fervata forma Regalium ordì*
num\ ac et!am in publicatione jervetur Regie
Pragmatica hoc fuum .
VARGAS MACC1UCCA
SALOMONIUS
Vidit FJfcus Reg. Cor.
Illuft. Marchio Citus Prafes & canteri IH.
Caput Aula Praef. tempore fubfcriptionis
impediti.
Reg.
Carulli A thanafius .
ΧΙΙΤ
PREFAZIONE
Gli è pur troppo a tutti per
la quotidiana e/peri e η za per-
fuafo , che ficcome picciole
Città col variar de tempi dU
vengon molto chiare ed illu•
ftri ; così al contrario quelle^
che furon una volta in alta filma e ri-
/petto , fiano pian piano così andate de-
cadendo , che molto diverfe da quel pri-
miero jublime fiato fi mirano . Un fimil
penfiero cade in mente a Crìlìoforo Cel-
lario Te de [co di Smalkalden Città della
Franconia nella Contea di Henneberg nel-
la fua molto fiimata Geografia Orbis An-
tiquì fiampata in Lipfia nel 1701. tom.
χτν
ι. prsefat i quando fcriffe : Omnia mu-
taatur decurione temporum , & urbiùm
piurimarum, quae quondam fiorenti sXimae
fuerunt, nullura veftigium fupereft ; rau
' nis alias de magnitudine veteri teftantur:
novx hic , ause & illic furrexerunt , aut
crevcrunt ex ruderibus priorum . Ed in
"vero chi mài ere de a \ che la (amo fa ^Cit-
tà d' Aquileja ejfer dpvea un mucchio di
pietre , ed un picchi ridotto di mi ferì
pefeatori ? ο la Città d J Atene tanto nel-
le ftorie rinomata , ove fi /enti tuonare
una 'volta colla fua macchia eloquenza
Demo β en e , e fi videro le feitnze , e le
belV arti fiorire , divenuta fojfe un lo•
ghetto di niun conto , un ridotto ddla
più profonda ignoranza , ed ove ogtri il
pih corrotto e guafio parlar Greco fi fa-
vella? E pure una tale foentura degli
Ateniefi così compiange Teodofio Zigoma-
la appreso il Du Erefne Glofs. Mediai ,
Se Inf. Graecit. Prafat. n. io. : nù W χε/-
βίς*ον ^ τους ττοτι τοψωτοίτους Κζπήναιους ti
mouTocg^ ììcotpów aV iyivou μίτος* οτον yocp
υιπμτιρίστιντΊ tote iv ccurois η Kcc&ctpoc τ£
άΊοΧος lilv E'Mìjwj; φωνή , τοτον η βοΙρβκ~
ρος ζτ\η$όι>$η hl ccxovrmt Vzoyci ttccv-
rw * Et quod peìus eft , Γι Àthenicnfcs
fapientix laude olim nobiles audieris ,
vix tenueris lacrimas . Quantum enim
cae*
meris omnibus apud illos longc praftU
tit pura illa & incorrupta Graecorum lin-
gua , tantum hanc barbaries prae aliis
hodie invafit •
Ora in legger noi negli Scrittori fimilì
cambiamenti, e vicende inarchiamo le cu
glia , e con piacere ojferviamo , come al*
cune Città giunftro quafi infenfibilmente
ad una formidabtl pojfanza , e come al-
tre dopo ejfer giunte αΙΓ efiremo dell' età
loro divennero %ià finalmente deboli e
fiacche . E que(lo è quelche per lo pth
nel legger le ftorie ci raptfce , e rijcuotz
fpeffo la no /Ira intiera attenzione . il
perchè Erodoto d 1 Alicarnaffo uno de" ρ ih
antichi Scrittori nello fcriver la (uà fio-
ria intitolata le Mafie ebbe per fuo prin*
cipal fine Γ andarci accennando delle Cit-
tà le varie vicende e fortune ; come egli
mede fimo fi [piega ?iel principio del pri-
mo libro: Ο'μοιως μικρά jl (xzyccXcc ας -ict
ανθρώπων tTtfyùÌv . Toc yccp totccKccl
fJLtyccXa yju , ree TO^hcc cojtup σ-μιζροί
yiyovs . tm ^e ìt ίμζυ ì)v ptycchcc ^ τρο
npov ην <τμιχρά* την οίνζτρντηϊψ ων ìti-
ςαμινος ϊυο&ιμονιην ουί)χμ<χ fo τω'υτ(ο
μίνουτοα? , ίτιμνητομολ οίμφοτίρΜ ομοίως,
Similiter parvas, & magnas civitates ho
minum perctìrrens ; quae enim olim ma-
ga* erant, major harum pars parvse fa-
xvr *
ftas funt; qu^e vero mca aitate funi ma-
gnai, anteaerant parvse • humanam iciens
felicitatem nequaquam in eodem ftatu
permanere , mentionem faciam utrarum-
que pari modo .
Quindi fé in rivolger nella noftra men-
te , e tra noi fieffi la fortuna delle lon*
tane Città, e che a noi non appartengo*
no , fentiamo allenamento e piacere ;
molto più quefio crefeer dee , e 'viepiù vo-
lentieri trattener ci dobbiamo in percor-
rer della propria Patria i fafii e gli an-
tichi monumenti , fpecialmente fé quefii^
non fono già volgari , ma molto cofpicui
e luminofi . Perchè dunque la nofira Cita-
ta d" Oria è fiata un antichiffima Città ,
e tra le altre né* tempi trafimdati molto
riguardevole e difiinta : come non dob-
biamo ejfer tratti da un interno compia-
cimento in legger la fua antica fortuna ?
Ο come non dee ciafeuno erudito Cittadi-
no preferir la lettura delle vicende di
que fi a nelV età paffate rij pettata ed illu-
ftre Città a qualsivoglia altr* opra , ove
di Città lontane e ftr antere folo β di/cor-
re e fi ragiona ? E ben credo , che così
gli eruditi noftri Cittadini farebbero ; fé
alcuni Scrittori Salentini parte per Γ in-
vidia dell' antico luftro della noftra Pa-
tria , parte pei godere ancora loro un fi-
mil compiacimento , non avejfero per vie
in,
*vrf
indirette , e tortuofi fentiert cercato non
/oh contrattar alla nojìr Oria le fue an~
tiche glorie , ma eziandio alle proprie
Patrie , ο ad altri paefi attribuirle • II
che fé fojfe ben fatto , bifognerebbe ere*
aere , che un tal gloriarfi degli Oritani
foffe lo flejfo , che gloriarfi ο di cofe dub•
hiofe , ο di quelche a loro niente punto
appartiene , e così ciò farebbe degli Ori-
tani un vero Sognare , ed un formar fo*
lo famafmi e chimere.
Pel qual motivo defiderofo io di rin*
tracciarne su di ciò il vero , e riflettei
do perciò i luoghi degli a?itichi Scrittori^
che di Oria han parlato , non che gli ar-
gomenti di quegli autori moderni , che
cercano la fua antica gloria ofeurare , ho
conchiufo , che un tal gloriarfi degli O*
titani non fi a già una mal fondata idea r
ma un fentimento αΙΓ autorità de' più ac~
ereditati Scrittori fidamente fondato .
Laonde volendo io far capire al mondo ,
che alcuni Scrittori Salentini malamente
di Oria han favellato , e che a torto vo-
gliono a lei togliere quelche giufi amente
le fi deve , ho risoluto dar alla luce la
prefente qualunque ella fia Dijjfertazione y
in cui ho comprefo quelche di riguarde*
vole intorno a quefia Città da varj au-
torevoli Scrittori^ e monumenti mi è riu-
feito raccogliere , e nello fiejfo tetnpo }cio-
XVITI
gliamo quelle fallacie e florti raziocinj j
che t yioftrì avverfarj contro di lei han
formato . Ed acciocché i lettori abbiano
un intiera idea di quefta nofira operet-
ta , debbon fapere , che noi qui altro non
facciamo j fé non che come un picciol
commento [opra quel luogo di Erodoto ,
in cui della nofir Oria ragiona . E per-
chè quefio antichiffimo Scrittore viene dai
nofiri .Avverfarj fini fir amente interpetra-
to, è noi al contrario pretendiamo rica•
varfi dal te fio di Erodoto effere fiata la
no (ir a Città ri fp et t abile per la fua anti-
chità prodigiofa, magnifica per effere fia-
ta la fede de' Re Meffapj ^ e Capitale
della Me ff api a $ illujìre e glorio fa pel
non ordinario valore in guerra dimo (Ira-
to : perciò abbiam dovuto premettere αΙΓ
ufo de\ Matt ematici i come quattro Lem-
mi , che fono i primi quattro Capitoli , i
quali ci apri ff ero la firada a fnebbiar le
difficoltà , che ci fi oppongono , e rende f
fero forti i nofiri argomenti / onde nel
Primo , e Secondo Capitolo , ne' quali par-
li 'amo dell' etimologia di Hyria $ dimo-
fir ; amo le regolari mutazioni fatte di
Hyria in Uria , e di Uria in Oria - Net
Terzo , e Qiiarto Capitolo andiamo rin-
tracciando i veri confini dell' antica pri-
miera Japipj a , e della Me/f^pia , i quali
non effe rido flati dai no/tri Avverforj
ben
ben rapiti furon cagione a medefimt
d ingannar β e travedere . Nel Qiiin*
to , e Seflo per forza di quelche ne
capitoli precedenti fi è dimofirato conclu*
diamo, che Γ Hyria di Erodoto non pof
fa ejfer ne quella del Monte Gargano %
né Vereto prejfo il Promontorio di Leu*
ca , ma la nofir Oria pofla quafi in mez*
%o αΙΓ iftmo tra Taranto 5 e Brindifi .
Nel capo Settimo fi rapportano le varie
etimologie de* J apigi , Mejfapj , è Salen-
tini . Nell'Ottavo , Nono ^ Decimo, ed Un-
decimo fi Conferma quelche né* capitoli
precedenti fi e già provato . Nel capito-
lo Duodecimo ci tratteniamo in appurar
il tempo ì in cui la nofir Oria fu da
Crete fi fondata , e così d'am fine al pri-
mo nofiro affunto i cioè di provare la di
lei maravigliofa antichità . Nel capò De-
cimoterzo , Decimoquarto , e Decimoquhu
to foddi sfacci amo al fecondo nofiro impe-
gno 1 che e di provare ejfere fiata Oria
fede de' Re J apigi MeJJap] , e Capitale
della Meffapia . Negli altri rimanenti
capitoli rapportiamo le varie guerre tra
gli Oritani , e Tarentini y e per quanto
materia sì afirufa ci permette , ne appu-
riamo i tempi ; e così facctam vedere il
valore deqli Oritani dim) tyrato in guer-
ra , finché furono ai Romani foggetti ;
dopo il guai tempv ejfendo in pace e quie-
ti
te vijfuti , né cofe di rimarco effendo fuc*
eeffe ; ceffiamo perciò quivi di pajfar pik
oltre , e diam così fine alla preferite no•
ftra Operetta •
IN
INDICE
DEI CAPITOLI.
CAPO I. TT^Timologia della parola Hy-
Hd ria tratta dagli Scrittori
Greci. pag• 1
CAPO IL Altra Etimologia di Hyria
tratta dalla lingua Ebrea. 8
CAPO III. Della J apigia. \6
CAPO IV. Della Mefapia. 26
CAPO V. Si rapporta Γ intiero te fio di
Erodoto intomo alla fondazio-
ne di Orin ; e prova/i , che V
Hyria de Cretefi non fu nel
Gargano , per ejfere fiati que-
fii detti J apigi . %6
CAPO VI. Si dimoftra , che /'Hyria de*
Cretefi non fi a quella del Gar-
gano ^nè Vereto prejfo il pro-
montorio di Leuca , dalVefferfi
detti que Cretefi Meffapj da
Erodoto * 46
CAPO VII. Etimologia de' J apigi , Mef~
fapj , e Salentini . $6
CAPO Vili. Si conferma ilfito ^//'Hy-
ria di Erodoto , da IP e fere fia-
ti detti i Juoi fondatori da
Erodoto mede fimo mediterra-
nei . 64.
CA*
CAPO*. IX. Si dimofira il mede fimo colf
autorità di Appiano Alefan-
arino , 71
CAPQ X. Si efamina il famofo paffo di
Str abone , in cui favellafi delV
Hyria di Erodoto.. j6
CAPO XI• Si efamina un luogo di Var-
ron e \ da cui pretendon taluni
ricavarB effer Oria fondata
da Lizzio Idomeneo , e non
già dai Crete fi detti Ceretei. 84
CAPO XII. Del tempo y in cui Oria fu
dai Cretefi j ondata . 88
CAPO XIII. Si prova effer e fiata Oria
fede degli antichi Re Meffa-
pj. log
CAPO XIV, ìt conferma lo fieffo colle
monete coniate in Oria. 133
CAPO XV. Si efamina Γ opinione di D*
Annibale di Leo , il quale pre~
tende 9 che Brindi β fia fiata
la Capitale de Salentini . 138
CAPO XVI. Delle prime guerre tra gli
Oritani , e Τ arenimi. 145
CAPO XVII. Si, dimofira non effer vera
V opinione del Canonico Ma•
%ochi , il quale crede effer av•
venuta la deferiti a guerra pri-
ma delf Olimpiade vigejima
prima . 155
CAPO XVI IL Si riflettono iynotivi delf
opi•
spìntone del Canonico Mazo»
chi. \6$
CAPO XIX. Delle guerre , che accenna
Paufania , e delle azioni po-
fteriori * 178
CAPO Ι.
Etimologia della parola Hyria tratta
dagli Scrittori Greci.
Siccome dopo le Definizioni Γ Etimo•
logie hanno il fecondo luogo , e non
recan poco lume per rintracciare iL
vero : così non avvi cofa più ridico-
la , e più moftruofa , e che tanto più
dal vero ci allontani , quanto quelle puerili
ed inette Etimologie , di cui non pochi a
dì noftri ancora fi dilettano e fi compiaccio-
no. Ciò almeno può dell' Etimologie diver-
fé di Hyria dedurli , le quali non pochi Scrit-
tori capricciofamente han formato, ed i no-
mi de* quali non rapportiamo per mantene-
re così la loro buona fama • E primiera-
mente è molto da maravigliai , come pre-
tendan taluni efifer detta Hyria dall' Iride ,
ο fia arco Celefte , quando Hyria , ed Iris
diverfamente fi fcrivono, né hanno tra loro
Β con-
2 Papato©* su la Fortuna
conncffione alcuna• E quantunque altri fiaiì
fognato , che giugnendo i Cretefi preflb il
luogo > ove fu Oria fondata , comparve loro
Γ arco baleno ; quelle fono àccenfionì di fan-
tafià , non già verità ricavate da qualche ac-
creditato ed autorevole Scrittore» S'innoltra-
ron taluni finanche a dire , che Hyria figni-
fica pace , e quiete , come detta da Iris , che
lignifica in lingua Meffapia la pace • E que-
lla opinione bifogna anche arrogere al nu-
mero ben grande dei fanatifmi di quegli
Scrittori , che fon pur troppo liberi nel fo-
gnare • Avvi ancora chi pretende efler det-
ta Oria da Q} f ροτ * Oros parola Greca , che
lignifica il monte , eifendo Oria fituata fu
Γ Appennino. Ma eifendo Oria un nome re-
cente j e che è furto dalle varie mutazioni
regolari della parola Hyria , come piìi in-
nanzi vedraffi, non ha che fare colla paro-
la Greca Oros .
Quelche poi poflìam noi fapere della pa-
rola Hyria è , che una tal voce era ben no-
ta ai primi Scrittori della Grecia quafi Coe-
tanei , i quali furono Omero, ed Efiodo A-
fcreo . Omero chiama Hyria un paefe nella
Beozia preflb Γ Aulide , come nella feconda
parte del VtbAL dell' Iliade v. 3.
0"<θ"' T'/o/V ινίμοντο^ A'uXllcc ητρηίτταν.
Quiqut Hyriam coltbant , & %/lulidtm pet tofani.
Eiiodo paxla di Hyria } come moglie di Net-
tu-
di Or τα C a f. Ι. 3
luna, a cui partorì Eufemo, nello feudo di
Ercole , ma però in un frammento, che vi
manca nel principio, rapportato dall' inter-
petre di Pindaro > e tra le annotazioni di
Filippo Melantone 5 e Giovanni Friiìo fopra
Io feudo di Ercole di Efiodo , il quale così
dice :
H* hit) Ύ*ρίη τυχινοΦρ&ν ΜηκιονΙκη ^
Η rUt» Έϊ'υφημορ γαιηογ/α . . . .
Vel qualis Hyria pvudens Mectontca ,
Qua peperh Eupbtmum Neptuno . . ,
Strabene attefta dirfi Hyria un luogo tra-
Tebe , ed Argo ìtb. IX. Geograpb. EV* Se
τω ix ®ηβων Ìit Ν'ργος απιοντι h dpi•
&ροί η Ύάναγρα 5 ii> ìte^iSi xfiToci , 7^ ?|
Ύ'ρια Sg τηςΎαναγροίΐας vuv ίς~ι^προτίρον
%ì της ΟηβάΙ^ος . OVot» ò Ύ'ριευς με•
μυ&^ται y tl η του ζϊρίωνος yivttris ,
W φντι Πίνδαρος ì» τοϊς ^ι^υράμβοις «
κείται ο ζγγυς Αυ?\ιοος • ζνιοι οε τας ν
TV/W, Ύ'ρίη» 7\εγετ$αί ψα<τι , της Πάρα•
<τωτίας ου<ταν ντο τω Κ.ι$*αιρωνι , τΧη*
crlov Έ'ρυ&ραν εν τΐι μετογαίψ , ατοικοί
Ύ*ριεων ) χτιτμα }>ì NwcrgW , του AV-
τιοτνις τατρος • Caterum a Tbebis *s4rgo$
eumi ad finìflram babetuv Tanagva , ad dex-
vatn Hyrìa 5 ipfa quoque Tanagrmmm num t
Β % olim
4 Papatod. su la Fortuna^
olim Tbebanorum . Ibi , ut fabula perhibent ,
Hyrieus futt y Orionque efl editus , eo modo >
quem in Ottbyrambis Pindams dejcribh , efl
propinqua Jlulidi , nonnulli Hyfias Myriam a-
junt dici, quae ad *4fopum fit<e [uh Cit baro-
ne fit regionis in continenti prope Erytbras ,co•
Ionia Hyrienfium , condita a Nycìeo ^Antiopa
pane .
Oltre di ciò Γ ifola di Zante detta dai
Greci Zacyntbus , pria di cosi chiamarfi ap-
pellavafi Hyria , come dimoftra il dottiffimo
Waffe nelle fue note a Tucidide ItbJF.fetì.S.
Dunque eflendo la voce Hyria una voce
antichiflima , e ben nota ai primi Greci
Scrittori, e nella Grecia; non è improbabi-
le , che que' Cretefi , che fondaron Oria
( come a fuo lnogo vedraflì ) abbian dato
a quella un nome di qualche orientai paefe;
come ora anche foglion fare nell' America
gli Europei ; ovvero un nome di qualche
loro Dea : poiché i Cretefi , come fi vedrà
avanti , sbattuti da una fiera tempefta , edi-
ficaron Hyria detta forfè dalla Dea Hyria
moglie di Nettuno , alla quale forfè aferif-
fero la loro falvezza da queir orrida fofferta
tempefta , eflendo a tutti ben noro eifere
flato appreifo i Gentili Nettuno il Dio del
mare , dal di cui cenno credeano dipender
le calme , e le tempefte ; e che folean gli
antichi dar il nome delle Dee alle loro Cit-
tà , come appunto Atene fu detta dalla Dea
Mi.
si Oria Gap. I. S
Minerva. Se pure non vogliamo efferfi det-
ta Hyrta da Hyricus fpofo di Euriale (crei-
la di Minoe, come attefta Giovanni Tzetze
negli fcogii fopra Eiìodo pa%. 170. dell'edi-
zione di Bafilea; il qual Minoe ha molto,
che fare con i Creteii fondatori di Oria 9
come più innanzi vedremo .
Quefti fono i miei penfieri intorno all'e-
timologia Greca della parola Hyrta , i qnali
quantunque io ben veda non aver quell'evi-
denza , che taluno richiederebbe: tuttavia fa
uopo , che ogn* accorto erudito conceda ,
non efler quelli alle contraddizioni, ed im-
ptobabiltà foggetti , alle quali Γ etimologie
da taluni rapportate foggiacciono , e fecondo
]e noftre etimologie non avremo difficoltà ,
anzi dovremo far nei verfo brevi le due pri-
me fillabe , come vedefi nell' Hyrta di Ome-
ro, e d' Efiodo , ed in Ovvidio Mttanu 7.
v. 716.
Inde lacus Hyries videi , & Cycneja Tempe .
come i fuoi deduttivi appretto Stefano. Ma
gli altri deduttivi Η ' nnus , ed Hyrinaeus
debbono avere, fecondo le regole dell'Ana-
logia, il ri lungo; vedi il Cap. 14. , e ve-
di il dotto ed erudito Paolo Moccia nella
fua Profodia Greca , ove dopo aver notato
la quantità di Η ria così dice : EJì & hoc
nomine urbs in Sallentims a Cretenfibm , feu
Japypibus condita , quae S tv a boni , & aliis
Quo toc Uria , Θ* hodiedum Oria vocatnr , £-
Β 3 pi•
6 Papatod. su la Fortuna 1
PifcopaU fede gaudens . Così ancora voltando•
fi Γ Υ in V, e dicendofi Uria , debbe rite-
nere la ftefla quantità, e fimilmente in Ì7-
rinus , ed Urinaeus ; vedi il Cap. XIV. avve-
gnaché pofia aver Un* la prima lunga, co-
me vegnente da Ουρία col dittongo ου ap-
pretto Strabene lib. 6. Geograpb.
Deefi in fine avvertire non effer maravi-
glia , che quella parola Hyria fiafi in Uria
mutata ; quantunque Appiano Alefandrino
nel lib. V. delle guerre civili ancor la chia-
mi Hyria , poiché Γ Υ de' Greci pronuntia-
vafi , come V. ed in fatti in alcune mone-
te Oritane leggeii Trina , ed in altre Vrina ,
come può vederfi appreifo il Mazochio ne'
fuoi commentarj fopra le Tavole Eracleensi
ColleB, 8. adn. 86. , il quale dopo aver rap-
portato le infcrizioni di dette monete così
dice: Sed hoc nibil ; nam Γ, & V ( V in-
quam tum Tyrrbemcum , tum latmum ) tam
figura , quam potevate funt fere idem , itaque
Hevodctus ut nummis concineret ( quorum ma*
jor pars Τ offerì ) cum Pythagorica liner a fcrU
pfit • Strabo vero cum a Latmis banc urò?m fì~
ne afpiratione pronunciati feiret , maluit Ο'υρίαν
Uriam cum dtpbthongo , quam Tp/ay Hyrìan
( ubi Υ denfandum fuiffet ) feri bere . E quella
è la vera cagione, per cui Hyria diflfefi Ì7-
fia . E' pur troppo noto poi a chichefia ,
che Γ V de' latini in Toicano fi muta in
dt Oria Cap.L 7
O, come dicefi in Latino Tums , ed in I•
fallano Torre ; così è nata da Vria la paro*
Ja Oria , e per Metatefi Olra , onde difleii
ne* tempi baiìi Oiretum y ed Oìretams , Etiet.
tom.fi) itby. de antiqua Italia Cap. IX. n. 2.
Oria , apud Scriptores media atatis appellatili
Oiretum 9 mde Jircbiepifcopus Oiretams.
Β 4 CA-
? Papato Papatod. su la Fortuna
fo il meriggio, quanto vetfo Γ oriente eran
troppo ertele, come troppo eftefa , e -troppo
vaila ancora era la penifola di Taurica , ο
fia Grimea , e perciò tutto difficile ad efler
capito: per render il fuo fentimento, equel-
che egli tenea in capo, facile ad intenderfi,
fi ferve dell' efempio della provincia Attica,
ove eran gli Ateniefi , nel fine della quale
era il promontorio Suniaco, e da una parte
era Torico , e dall' altra verfo il meriggio
era Anatìifto , il qual promontorio Suniaco
tagliato da una linea tirata da Torico fino
Anaflifto, fé abitato fofle da gente diverfa
dagli Ateniefi , ci rapprefenterebbe la peni-
fola di Taurica , ed il reftante dell' Attica
la Scizia. Ma perchè Erodoto troppo anzio-
fo di fpiegarii dubbita di poter col rappor-
tato efempio effer ben intefo, foggiugne l'è•
fempio della Japigia , forfè perchè , come
attefta Suida nella vita di Erodoto , Erodo-
to medefimo compofe la fua ftoria in Tu-
rio di Calabria , ove finì fua vita ; e per-
ciò tapportar volle un efempio noto a que'
popoli , appretto de' quali la fua ftoria riduife
a fine . Dir volle adunque Erodoto , che fé
il "promontorio Japigio , ο fia di Leuca ta-
gliato foffe da una linea dal reftante della
Japigia , come fé incominciaife la linea da
Otranto, e finiife in Gallipoli , quel prò•
montorio ci rapprefenterebbe la Grimea , ed
i due lati da Brindifi , e da Taranto fino
alla
Di Oria Gap. III. 19
alla divifione della linea , i quali confini
formerebbono la Japigia , ci rappeefentereb•
bero le corte maritime orientali , e meri,
dionali della Scizia ; del che effer non vi
può altra efpreifione più chiara , e più pal-
pabile dei confini , che avea la Japigia in
tempo di Erodoto , fpecialmente dicendo
quefti j che i Japigi incominciavano dal li-
do di Brindifi ; il che ci efprime Erodoto
colla parola ctppctuwoi arxameni y incipientes;
quantunque alcuni poco accorti tralatori Γ
abbian interpetrato impevitantes contro la na-
tura del Greco linguaggio, ove άρΎω archo
bensì vuol dire imperi , ma non già οίρΎο-
ucci archomae . E fé mai qualche efempio in
contrario fi trovafle , quello farebbe rarif-
fimo , né al tefto di Erodoto applicabile •
poiché dicendo quefto οίρζαμζνοι ìk B/sa»-
τητιΟΌ 7\ιμΙνοζ : incipientei ex Brundufìno Ut•
tore , quefte parole ex Brundufìno littore aper-
tamente ci notano il termine, da cui prin-
cipiavano i Japigi, e poi foggiugne Erodo-
to immediatamente οίποτοίμοίατο μίχρι Τα-
ραντος : Seor/im ponerentur Tarentum ufque :
in guifachè trafportandofi il luogo di quefto
Scrittore fecondo la fua giacitura , e fecon-
do i mali trafporti , fpecialmente fecondo
Conrado Heresbachio , farebbe quefto peflimo
fentire : imperhans a Brundufìno littore jeor-
firn poneretur Tarentum ufque . E pure fecon-
C 2 do
Ίο Papatod. su la Fortuna
do quefto trafporto erroneo il noftro argo-
mento nemmeno perderebbe la fua efficacia;
mentre fé i Japigi comandavano da Taran-
to fino Brinditi , farebbe ancor vero , che
tra Taranto , e Brindifi erano i confini del-
la Japigia ; poiché fé più i Japigi fi eften-
devano , il loro dominio dovea più eftender-
fi ancora . Di vantaggio fé la Japigia in
tempo di Erodoto fino al monte Gargano
eftefa fi foife , non avrebbe chiamato ivi il
promontorio di Leuca femplicemente pro-
montorio; ma avrebbe dato a quefto un di-
fìintivo, per cui da quello dei monte Gar-
gano diftinguer fi potefle .
Né credano i Savj Lettori, che per pro-
var noi il noftro affunto fiamo di altri an-
tichiffimi Scrittori sforniti; poiché abbiamo
in fecondo luogo Antioco coetaneo di Ero-
doto , il quale cosi parla appreflb Strabone
lib.Vl.Geoqrapb. Japyges autem diffos tradunt
emnes , qui hac loca ad Dauniam ufque incole»
hant , ab Japyge di£li , quem ferunt ex Creffa
mulieve a Ό cedalo fufeeptum Cretenfium fuiffe
duBorem . Dal qual luogo per primo fi ve-
de , che la Daunia, ove era il monte Gar-
gano , era nel tempo di Erodoto dalla Japi-
gia efcllifa ; per fecondo creder fi dee , che
allora veniva efclufa ancora la Japigia dalla
P< ucezia , ο fia Provincia di Bari ; mentre
dagli antichi non diftingueafi la Daunia dal-
la Peucezia ; ma tutto quel tratto intiero
ap-
Di Ori a Gap. III. 2,1
appellava^ dagli abitatori <Apulia , e dai Gre-
ci Daunia . Strabo Ut. V. %Apulos a Crucis
Daunios vocari * id. lib. VI. Cura vero Peuce-
tiorum , & Dauniorum nomen ab indigenis baud
quaquam ufurpetur : tota vero bàc regio ab iis
nuncupetur Jlpulia.
Scilace , che vifle ancora nei tempi di
Erodoto, diftingue ancora i Japigi dai Dau-
iì) nel fuo Periplo colle feguenti parole, ove
va enumerando i varj popoli dell' Europa :
Iteri y Ligure* mifti Iberis , Ligures . . . La•
tini , Voìfci , Campani y Samnites , Lucani ^J a-
pyges y Daunii , Umbri , Tyrrbeni ; i quali
Daunj diftinti dai Japigi biiogna dire , che
comprendeano ancora i Peucezj , come da
noi fi avvertì nel rapportar Γ autorità di
Antioco .
Né punto da quefte autorità difeorda Pau-
fania; poiché diftingue Opi Re de' Japigi ,
che foccorrea come aufiliare i Peucezj ; in
Pbocicis : Opis Japygum Rex Ptucetiis auxu
liurn ferens .
Ma fé qualchcduno fofle reftio in crede-
re, che in que' tempi la Peucezia foiie col-
la Daunia unita ; non può tuttavia difficol-
tarli coir autorità di Antioco , e di Scilace,
che la Daunia era dalla Japigia efclufa^ al-
le quali autorità può aggiugnerfi di vantag-
gio, che dicendoli il promontorio di Leuca
•Aera Japigia , ο fia promontorìum Japygium
da Tucidide , che vifle poco dopo Erodoto,
C 3 nel
2Ζ Papatod. SU LA FoRfUNA
nel lib.VI. Cap. 30. Cap. 34. Cap. 44. , e nel
lib.VIL Cap. 33. da Dionifio Alicarnafleo lib.
I. Cap. 11. Cap. 51. da Scilace pag. 26. da
Agatemero Cap. 3. da Arriano de expedit.
«4lcx. Hb.VlI. Cap. 1. è da Plinio lìb.UI. Cap.
il., e non già mai quello troppo cofpicuo
del monte Gargano , che è nella Daunia •
pofiiam iìcuramente dedurre , che la Japigia
non comprendea la Daunia , ove era il
monte Gargano ; il che folo baderà a ren-
der invitto il noftro argomento , che a fuo
luogo proporrai^ .
Se poi fonovi alcuni Scrittori pofteriori ,
che hanno detto eftenderfi la Japigia fino al
monte Gargano , ciò dovrà attribuirli allo
flato delle cofe di que' tempi , ne' quali
fcriveano , e ne* quali fi eftendea il nome
di Japigia fino al monte Gargano . Gli fcrit-
tori , che fogliono dagli avverfarj fino alla
naufea opporfi , fono Virgilio , ed Ovvidio •
Diffe Virgilio Eneid. lib. XI. v. 246.
Me urbem %Argyripam patria cognomine gentis f
Viftor G argani condebat Japygis agris .
Ed Ovvidio /i£.XIV. Metamorpb. Fab. X. v.
4.62.
•At Venulus fruflra profugi Diomedis ad urbem
Vtnerat. Me quidem fub Japyge maxima Danno
Moenia condiderat , dotaliaque arva tenebat .
Ed ivi medefimo nel fine della rapportata
favola.
Vix eaiùdem bas fedes t Ù'Japygis arida Dauni
•Arva
υ ι Or γ a C α ρ. IIL 2$
vfrva gener teneo minima cum parte meoYum .
Dai quali luoghi fi vuole a tutta forza con•
chiudere , che chiamandoli da Virgilio , e
da Ovvidio in tempo di Diomede il mon-
te Gargano Japigio , e Dauno fuocero di
Diomede Japigio ancora ; lì ila ne' tempi
di Erodoto la Dounia detta Japigia.
Ma tralafciando qui di tacciar da poco
accorti i due mentovati poeti , come colo•
ro, che fi oppongono ad autorità incontra-
ftabili , e che foglion peccare da quando in
quando in Geografia • folo potremo concede-
re agli avverfarj efferfi introdotto Γ ufo ne*
tempi di Virgilio , e di Ovvidio appellarli
la Daunia , e Peucezia Japigia ancora* né ii
rifponder noftro recar dee maraviglia alcuna
a chi è ben prattico delle figure Rettoriche,
che foglionfi fpecialmente dai Poeti adopra-
re; imperciocché i Poeti hanno quella figu-
ra detta Prolepfi , ο fia anticipazion di tem-
po, e fi fa, allorquando applicano nomi re-
centi a cofe antiche. Quindi è , che quan-
do Virgilio difle Eneid. lib. \. v, 6.
haltam fato pvofugus , Lavinaque ventt
Littcra .
adoprò la Prolepfi j poiché quando Enea
giunfe ai lidi Lavinj , que' lidi non appel-
lavanfi Lavinj , ma cosi chiamaronfi dopo
la venuta fuppofta di Enea . E per tal ra-
gione dicefi il monte Gargano , e Dauno
Japigio in vece di Apulo. Senza fimil figu-
C 4 ra
24 Papatod. su la Fortuna
ra parlò Orazio nel lib. IV. Od. 1 4,
Sic tauriformis , volvitur */fufidus ,
Qui regna Danni prafluit sApM .
Ed Ovvidio nel lib. IV. dei Fafii dift. 3$.
Et generum Oeniden , optile Danne, tnum „
E Lucano lib. V. v. 380.
lApuìus Jldriacas exit Gargamts in undas-.
Per finire poi di fgornbrar ogni difficoltà
intorno ai confini della Japigia ; non poffiam
negare, che prima di Erodoto la Japigia li
eftendea ancora nella Calabria moderna ;
giacché fono flati molto rinomati i tre pro-
montori Japigj in ogni età, che eran preflb
il promontorio Lacinio ; e Strabone attefta
nel lib.Vl. colf autorità di Eforo, che Cotto-
ne fu dai Japigi edificato : qkqwj V VccTvyts
tdV ILpómvcc irponpov , ως Έ'φορός φη<ην: <*-
dificarunt verojapyges Crotonem prius , ut Epbo»
rus ah . Oltredichè alcune Città nella rivie-
ra della Lucania in tempo di Scilace erano
nella Japigia cornprefe ancora . Così dice e-
gli nel Periplo: gV ^-g i'ccTuyioc οιχουαηρ
J?Khtiv& ) ν*! ποΚας tlanv atìc. Η'ράχΤκξίοι^
JSIcTcctÓvtiov y Ύάρας^ il KijJWV Ύ^ρους :
in Japygia Gneci babìtant , quorum hae funt
urbes , Hcradtum , Metapontum , Taras , &
pottus Hydrus ." dei Lucani poi così dice ••
Ahcocvoì Σ^^τώ ίγονται (W/pt Θούριας.
Lucani Samnitibus fuccedunt Tburiam ujque .•
onde fi deduce , che fecondo Scilace quan-
tum
Di Or r a Gap. ITT. 25
tunque Eraclea fofle nella Lucania : tutta-
via fi dicea fecondo Γ antica divifione efier
nella Japigia: né Cotrone in tempo di Ero-
doto era nella Japigia; mentre nel UbA IL ο
iia in Talia dice : profetili Cotrone Perfa ad
Japygiam in quafdam naves itici derunt : Ove
apertamente fepara Erodoto Cotrone dalla
Japigia . Segni evidenti quefti , che nei tem-
pi di Scilace, e di Erodoto il nome di Ja-
pigia era già quafi dalla Calabria moderna
fvanito: Né dall' effere flati detti da Erodo-
to, e da Tucidide ( i tefti de' quali a luo-
go opportuno fi rapporteranno ) i Japigi
Meffapi può ricavarfi argomento , che ne*
tempi di Erodoto , ο almeno di Tucidide
la Japigia fi eftendea fino al Gargano : poi-
ché quantunque dicendoli Japigia Meflapia
ne difeenda dover effer la Meflapia una par-
te della Japigia : tuttavia non ne fiegue an-
cora , che la Japigia eftender fi debba ap-
preflb i mentovati Scrittori fuori dell' iftmo
tra Taranto , e Brindifi ; giacché cotal di-
fìinzione fi deve riferire alle due parti , nel-
le quali fi dividea anticamente la provincia
Idruntina, ο fia la Japigia, cioè in Salenti-
ni * che abitavan verfo il promontorio di
Leuca , ed in Meffapj , che giugneano fino
airifimo , come nel feguente Capitolo di-
ftintamente diremo»
CA<
%6 Papatod. su la Fortuna
CAPO IV.
Della Meffapia.
SE la Japigia ne' tempi ad Erodoto po-
fteriori dilatò tanto i fuoi confini , fin-
ché giunfe al monte Gargano , in guifachà
alcuni fcrittori più recenti ci abbian favel-
lato della Japigia , come era nel tempo di
Erodoto , altri , come ne' tempi feguenti :
La Meffapia però non s'innoltrò mai tanto;
quantunque non pofliam negare, che in va-
rj tempi abbia delle mutazioni ricevuto , le
quali il pregio dell' opra , ed il noftro fco-
po richiede , che qui rapportiamo. Ne' tem•
pi di Ovvidio diftinguealì la Meffapia dalla
Daunia , e dalla Peucezia ; poiché il luddet-
to Scrittore nel Hb.XlV. delle fue Metamor-
fofi Fab. ii. così incominciando dice:
Haftenus Ocntdcs : Venulus Calydonia regna ,
Peucetiofque finus , Mtflapiaque arva relinquit .
Ove per Calydonia regna s'intende la Dau-
nia , oggi Capitanata : e la ragione ce Γ af-
iegna lopra quel luogo il famofo Farnabio:
LalyUoma re^na , *4j>uliam , in cujus pa>te
do*
Di Oria Cap, IV. 27
dotali regnabat Diomedes ex JEtolia , in qua
Calydon^ advena . Dopo la Daunia mette
Ovvidio la Peucezia , ο fia la provincia di
Bari , e finalmente la Meffapia , ο fia la
provincia d'Otranto.
Plinio nel lib. III. cap. 11. a chiare note
vuole , che la Meffapia fia quella penifola ,
che oggi noi chiamiamo provincia d'Otran-
to : ConneBttur fecunda regio awplexa HWpi•
nos , Calabrìam , xApuliam , Salentinos CCL.
M. finu , qui Tarentinus appellatur ab oppido
Laconum in recpflii hoc intimo fito , contributa
eo maviuma colonia , qua ibi fuerat . *Abefi
CXXXVT. Μ. p. a Lacinio promontorio ad*
ruerfam et Calabriam in peninfulam emittens .
Graci Meffapiam a Duce appellavere , & an-
te Peucetiam a Peucetio Oenotri fratre : poiché
aflerendofi ivi la Calabria opporli in forma
di penifola detta dai Greci Meffapia , e pri-
ma Peucezia al promontorio Lacinio oggi
detto Capo delle colonne nella Calabria mo-
derna : chiaramente fi vede , che la Calabria
fecondo Plinio affatto diverfa dalla recente ,
era chiamata Meffapia, e Ρ emetta , e veniva
definita dalf iftmo tra Taranto, e Brindifi ,
dai quali termini fi definifee la forma della
penifola , che efler dee oppofta al promonto-
rio Lacinio , ο fia capo delle colonne , né
Γ aver confufo Plinio la Peucezia colla Mef-
fapia recar ci dee grande maraviglia ; im*
perciocché, come dimoftra il Mazochio ne*
fuoi
28 Papatod. su la Fortuna
fuoi Commentar) (opra le tavole Eracleenfi
Cclleit.lX. , folean ne* tempi pofteriori con-
fonderfi ; anzi da due nomi Anonimi di una
medeiima regione foleanfi due nomi diftint*
formare: così Peucezia vegnendo dalla paro-
la Greca πευκί) p^uce , che dinota Γ albero
della pece , e Calabria dall'Ebreo Calah ,
che appreflb i Talmudifti vuol dir la pece
ancora, né effendofi capita quella Sinonimìa
dagli Scrittori , Γ hanno confiderate , come
due parole di regioni diftinte ; Plinio poi
avendo fofpetto di quefta Sinonimìa , e ve«*
dendo attribuito il nome di Calabria alla
Meflapia , le ha attribuito ancora il nome
di Peucezia . Il motivo poi , per cui il no-
me di Calabria, che era proprio della Pro-
vincia di Bari , ed attribuito quindi , ο di-
fìefofi alla provincia Idruntina , faltò a di-
notar la Calabria recente viene fpiegato dai
Mazochio nella Diatvib.i. Cap.g. adnot .107.
de' Commentarj fopra le tavole Eracleenfi ;
poiché eflendo ftata occupata la provincia d*
Otranto dai Saraceni , il Prefetto di quella
provincia ritirofli nel Bruxio , il quale era
accollato anche alla Prefettura della Cala-
bria , rifedendo dunque ivi il Prefetto , del-
la Calabria , rirnafe nel folo Bruzio un tal
nome , e (vanì dalla Provincia d' Otranto .
E per venire al propofito, Strabone da i
medefimi confini alla MeiTapia nel Hb* VI.
Geograpb. Iter ab expedito una die confici po~
teji
Di Oria Gap. IV. %g
teft per iflbmum hujus peninfula , quam pleru
que communi vocabulo Meffapiam , Japygiam ,
Calabviam , & Salentinam appellante
Paufania attefta , che i Meflapj confinava-
no co* Tarentini : arò Μζττατων ομόρων
τ5? TcLpctvnvw l a Meffapiis Tarentin* regio•
ni finitimis. Ed il medefimo diftingue i Peu-
cezj da 1 Meflapj ne' Focenfi : Jam TarentU
noYum equi anei , & captiva feminx danafunt^
qua de Meffapiis barbara gente finitimis fuis
'viBis miferunt . . . . . Tarentini etiam aliam
de Peucetiis barbara gente a fé viffis decimar»
Delpbos fnìferunt .
Stefano fcrifle ancora: Μίτ<τατ!α. %ωρ<*
ΤοίτυγΙας , τροτ^ης ΎοΙρανπ . Mifìapia
tegio Japygtae Turento contermina .
Diogene Laerzio in Pitagora Segm. 14,
diftingue i Meflapj da* Peucezj , ο fia da
que' della provincia di Bari , parlando di
que' , che correvano ad afcoltar Pitagora :
atque adibant illum ( Pythagora<n ) Studio•
rum Caufa & Lucani , & Peucetit , Meffa-
piique , & Romani . Malco ancora nella vita
di Porfirio n.zz. dice, che Ariftoxeno Ta-
rentino difcepolo di Ariftotele riferifle , che
i Lucani, Meflapj , Peucezj , e Romani cor-
revano tutti a fentir Pitagora : τροτη'Κζίον
%ì CCUT& , ως φητιν A'pirofyw , tl Mi-
(tcctioi , 3^ Γίευκίτιοι iù Pmccìoi : accede-
barn vero ad illum y ut ^irtjioxenus ait , &
Lu»
30 Papatod. su la Fortuna
Lucani , & Mejjapii , & Peucetit , & Roma*
ni: il qual luogo di Ariftoxeno Tarentino
par , che abbia copiato Diogene Laerzio ;
quantunque ne' trafporti di quefto in vece
di Peucetit leggaii Picentini ; Vedi il Mazo-
chio Dìatrib. i. Cap. 6. Sett.z. adnot.Só. de'
fuoi Commentar) fopra le Tavole Eracleenfi.
Dopo tai antichi autorevoli Scrittori , che
i confini della Meflapia ci hanno fpiegato ,
non ci è flato alcuno rinomato Geografo ,
che di tal verità abbia dubbitato, come co-
fa già indifficoltabile e purtroppo manifefla.
E perciò non tedieremo qui i noftri Leno-
ri con rapportar gli uniformi fentimenti di
un Blavio, di un Cluverio, di un Briezio,
di un Cellario.
La ftefla Meflapia ne* temp/ pofleriori fi
fuddividea in due parti : e per uon tirar a
lungo , eccone a tal propofito le parole di
Martineau du Pleffis nel tom. V. della fua
Geohrafia , che contiene la Geografia antica
Cap. il. art. z. n. 3. Mejfapia , Calabria
jy comprendea due popoli, cioè primo Salenti-
„ jii , Metta ρ j parte dell' Otranto di qua
5 , dall'Appennino. Secondo Calabri fecondo
5 , popolo della Meflapia comprendea una par-
„ te delP Otronto di là dell Appennino . La
qual divifione a Opfida per continenttm a
Tarento Uria &c. nella provincia Idruntina,
diverfa da quella del Gargano. E quantun-
que in alcune edizioni leggali Vana appreifo
Plinio in vece di Uria: tuttavia un tal luo-
go e* fiato emendato dai due valenti Criti-
ci , e Geografi Filippo Cluverio , e Crifto-
foro Cellario , come altrove più diftinta-
mente diremo.
Ma pure avendo noi già provato nel Ca-
pitolo HI. coli' autorità di Erodoto, di An-
tioco , e di Scilace , e con altre ragioni ,
che ne* tempi di Erodoto la Japigia non fi
eftendeva fino al Gargano , ma ne' tempi
pofteriori ; fa uopo affermare , che Γ Hyrfa
fondata da' Cretefi non fu quella del mon-
te Gargano , ma più tofto la noftr' Oria tra
Taranto, e Brindifi , fé vogliamo, che Ero-
doto non contradichi a fé fteffb , e che non
fi opponga agli altri Scrittori fuoi contem-
poranei .
Riflettafi di vantaggio , che nel cafo an-
cora , che in tempo di Erodoto la Japigia
fino ai Gargano eflefa fi foife ; rimane pel
tetto di Erodoto Γ Hyria della Daunia efclu-
fa dalla fondazion de' Cretefi, giachè Erodo-
to dice , che la tempefta avvenne , appena»
che i Cretefi partendofi dalla Sicilia , e ri-
tornandofene in Creta toccavan già la Japi-
gia:
44 Papatod. su la Fortuna
già: o>V ^6 Kocrd Υητυγιην ymT&cu τλω«
wrcts y νπόΧα&οντνί trtpius %Ημ5ν& μίγοα*
*χ.βα7\ί&ν icr την γην. Ut autem adjapygiam
fuere navigantes f corripientem ipfos ingente**
warìs piozellam ejeciffe in terram . Se dunque
mentre i Cretefi toccavan già la Japigia ,
furon da queir orrida tempefta buttati a ter-
ra , dovette fucceder ciò in quella parte del-
la Japigia , che framezzavafi tra la Sicilia ,
e tra Γ ifola di Creta : e quefta parte torto
ii fcorgerà dover efler la provincia Idrunti-
na , fé darafli un leggiero fguardo alle Map-
pe Geografiche; mentre la provincia Idrun-
lina è quella prima parte della Japigia, che
efler dee incontrata da coloro , che vanno
dalla Sicilia in Candia . Onde fé toftochè
toccavan i Cretefi la Japigia , furon dalla
tempefta a terra buttati 5 dovendo efler la
prima parte , che incontravano , cioè la prò*
vincia Idruntina ; in queilo bifogna credere,
che fi pofaron i Cretefi , e che in quefta
fondaron la loro Hyria , e non già nel mon-
te Gargano . Era poi folito de' Greci nel
paflaggio, che facevan dalla Sicilia alla Gre-
cia , e dalla Grecia alla Sicilia toccar la
noftra provincia , come afferma Tucidide ,
il di cui tefto altrove a lungo efamineremo.
Ci farebbero altre circoftanze da efaminarfi
nel tefto di Erodoto , come farebbe la vici-
nanza co' Tarentini . Ma perchè ci preme
toc-
D r Ο r ι a Gap. V. 45*
toccar gli argomenti i più convincenti , io-
prafediamo di trattenerci nelle probabili
conghietture f
CA^
4^ Papatod. su la Fortt/na
CAPO VI.
Si dimofira 5 che Γ Hyria de* Crete fi non
fia quella del Gargano, né Vereto
preffo il promontorio dì Leuca^
dalVefferfi detti que Cretefi
Meffapj da Erodoto e
IL P. Luigi Taffelli da Cafarano nel Γ.
libro Gap. IV. della fua antichità di
Leuca ha pretefo , che Γ Hyria de' Cretefi
fia Vereto preflb Leuca . Le fue fuppofte ra-
gioni fi esamineranno in altri Capitoli , per
ora pretendiamo qui dimoftrare unitamente
contro il P. della Monaca , e contro il Taf-
felli , che YHyria de* Cretefi non fu quella
della Daunia , né Vereto preffo Leuca , dall*
eifere fiati detti da Erodoto que' Cretefi
Meffapj . E così vogliamo ferir come in un
fol colpo quefti due noftri avverfarj , che
cercan come a due fuochi attaccarci . Già
da noi nel Cap. IV. diifulamente fi è dimo-
ftrato , che la Meifapia non giunfe mai fi-
no alla Daunia, e che anticamente que' po-
poli, che abitavan verfo il promontorio di
Leu•
Dr Oria Gap. VI. 4?
leuca , chiamavanfi Salentini , e non già
Meffapj , e che folo ne' tempi pofteriori fi
diftefe il nome di Meffapia per tutta la prò.
vincia Idruntina , come ancora per tutta que-
lla medefima provincia fi diffufe il nome di
Salentini .
Ora perchè Erodoto attefta, che i Crete-
fi fondatori di Hyria divennero Meffapj ,
quefta Hyria perciò effer dovette nelT antica
Meffapia . E perchè né Vereto preflb Leu-
ca, né V Hyria della Capitanata erano nelL'
antica Meffapia : né Vereto preflb Leuca ,
né Γ Hyria della Capitanata furon Γ Hyria
fondata da* Cretefi rammentata da Erodoto•
Aggiungafi qui, che il P. Taffelli , come
offervammo nel Cap.IV., pretende incomin-
ciar Γ antica Meffapia da Brindili, e termi-
nar fino al Gargano. Onde dovendo effer Γ
Hyria di Erodoto nella Meffapia : tanto è
lontana , fecondo i fuoi principj , Γ Hyria
de' Cretefi da Vereto , quanto è lontano
Brindifi da Vereto.
E* adunque incontraftabile , che tra i li-
miti dell 1 antica Meffapia non effendovi fia-
ta altra Città di fimil nóme , fuorché la
noftr* Oria , come fi diffe nel Cap. I. , que-
lla effer debba Γ Hyria de* Cretefi . E quel
luogo di Plinio del Ub.llU Cap.XI. , il qua-
le corrotto ha dato anfa al P. della Mona-
ca, al P: Salinaro ne' fuoi Opufcoli MM
SS. , ed ai P# Taffelli , di negar finanche Γ
ìqfi Papatod. gu la Fortuna"
efiftenza di una Città detta Uria tra Ta-
ranto, e Brindifi, quel luogo medefimo,dw
co , liberato dalle Corruttele f e dalle falfe
interpetrazioni ci farà accorgere , che ΐΗγηα
fondata nella Meflapia effer debba la noftr'O•
ria . Viene dunque così letto il luogo di
Plinio dai detti tre fcrittori contro di quel-
la congiurati : Oppida continentem a Talento
varia , cui cognomen ^4puU , Meffapia , *Ale•
tium . Ed ecco , come coloro trionfano di-
cendo non rinvenirfi tra Taranto , e Brin-
dili Uria i ma folo varie Città , Oppida va*
ria, quali fono Meflapia , ο fia Mefagna f
ed Alezio.
Si offervi qui primieramente , che il P•
Arduino fopra quefto luogo di Plinio affer-
ma leggerfi in tutti i MM. SS. Sarmadium
in vece di ^iletium , 11 che avvertì ancora
il Voflìo fopra Mela . Il qual Sarmadium
può efier Muro non lungi da Mefagne , ove
fi ammirano ancora gli edifizj rovinati , e
le veftigia delle mura di una giufta Città ;
rinvenendovifi anfcora da quando in quando
x r arie antiche monete. Ed è facile , che fia
detto Sarmaaium da crccpuocTtvco [annatevo ,
arenaria* facto , ρ crccpucc , farmo\ arenaria . i
quali termini fi rinvengono nel Leflico Era-
cleotico del Mazochio. E par che quel luo-
go fteflb ce Γ additi , vedendofi da ogni do-
ve circondato di varj foffj. d'arena.
Per
di Oria Ca ρ. VI. 49
Per fecondo fé varia debbe eifere adjetti•
vo, non fi faprà , dove fi riferifcano quelle
parole, cui cognomen xApulct . Per terzo fé in
vece di varia dobbiam leggere Uria , farà falfo,
che quelf Uria tra Taranto, e Brindifi aver
debba il cognome di %Apula^ quando tal co-
gnome converrebbe più torto a quelVUtia del
monte Gargano, che era nella Puglia . E pure
Plinio nel medefimo luogo diftingue Γ Uria
della Puglia , e Γ Uria della provincia Idrun•
tina . Da fimili fode ragioni , e da altre for-
ti conghietture moifo il famofo Filippo Clu-
verio nella fua Italia antica cosi reftituifee
il luogo di Plinio : Oppida per contimntem
a Tarento, Uria , cui cognomen ( ad diferimen
*4puU ) Meffapia , ^iletium . E da qui fi ve-
de, come corra bene il raziocinio dell' ac-
corto Cluverio , gkcchè dovendofi chiamar
quelf Uria del monte Gargano Jlpula , ef-
iendo nella Puglia ; a queir Uria della pro-
vincia MeiTapia neceflariamente conveniva il
cognome di MeiTapia ; concordando tutto
ciò col tetto da noi rapportato di Erodoto,
il quale dice eiferfi i fondatori di Hyria Ja-
pigi Meffapj appellati , e con Strabone , il
quale diife nel UbVL Uria inter Brundufium y
& Tarentum .
Una tale ftrada già fpianata dall' immor-
tai Cluverio è fiata battuta ancora dai due
più dotti Geografi , che finora avuto abbia-
mo, che fono il Cellario, ed il Briet. Briet
E Ρ*
5θ Papatod. su la Fortuna
Parateli, antiq. Geogr. tom. II. p. 2. lib. V. de
antiqua Italia Cap.lX. n. z. Uria , aliter Η ria 3
& Uretum cognominata efl Me ff api a
ad difcrimen %/fpula , ah Plinius . Cellario
Geogr. antiq. tom. I. lib. IL Cap.lX. p.goz.
In ipfa via , qua Tarento Brunduflum fert ,
Uria fuit , alia ab ili a in *Apulia circa Garga-
num montem. HerodoK lib.VIL Cap. l6o. fer-~
tur y dum circa Japygiam navigarent Cretenfes ,
Ulte Jub/identes , urhem Hyriam condìdiffe . Hy•
via autem eadem , qu<e Strabonis Urta , & ut
njidetuv Plinti Varia , uno elemento redundante.
Sic Cluverius . %At Frontinus diflinBe in Cala•
ùria : ager Tarentinus j Varnus , Veretinus y U-
ritanus , Hydrontinus . Varnus • videtur legen*
dum Varinus ex Varia j Uritanus ex Uria .
Mendofus praterea Cluverio efl Plinti locus Me?
Varia , cui cognomen %Apula , Meffapia , %Ale-
tium . , %A fciolo videtur %Apula infertum , cui
Meffapia oppiai nomen vifum , cum regionis fit.
In Calabria enim verfatur , non in %Apulia s
Plinius , ubi aliam commemorava Uriam cum
Stponto , & amne Cerbalo . Sic igitur fcriptum
a Plinio videtur .• Uria , cui cognomen Meffapia•
%/Iletium , quod fi efl , de Varno Frontini agvo
dffpiciant alti . Uria autem , hodie Oria efl fé•
te media inter Brunduflum , & Tarentum .
Quello fcrupolo poi , che era rimafto al
Cellario intorno al campo Varno , ο Vari-
no , ο Vario diftinto dal campo Uritano ap«
preffo Frontino , e che fembrava fiancheg-
DI Or ϊ a Ca p. Vt. 5 ϊ
giare la corrotta Varia di Plinio , quefto
icrupolo, dico , -già è flato tolto dal gran
Maz'»chio • oflervando quefto , che ciò ri-
guarda una Varia vicino Bitonto appreflb
Antonino. Così egli dice nel Collttt.V . cap.
li. aanot. 56. de' Commentar] (opra le Ta-
vole Eracleelì : Sive igitur ex ìp/ìus Frontini
marni) ftve alttrius pojìea , in Provincia Cala•
érta ita legitur : Terntorium Tarentmum , Ly*
pienfe , *Auiiranum ( for/itan refpondet bodiev•
no Oftuni urbt episcopali ) Vartum ( an ad Va•
fiam pertinet non longe a Butunto in %,4'ntoni•
no ? J E' da qui poflìamo ricavare maggior
lume per la corruttela del luogo di Plinio,
poiché quel Saccente , che lo corruppe , fra
gli altri motivi dal Oliverio , e dal Cella-
rio rapportati , forfè forfè farà (iato ingan-
nato dal nome di quella Varia , che fi leg-
ge in Antonino.
E' potuto anche nafcere facilménte la cor-
ruzzione del luogo di Plinio in quefta ma-
niera: Plinio forfè avea così fcritto : Uria
Meffapta , Sarmadium : quindi qualche gra-
nitico aggiugneffe alla margine il gloifema:
Varia , cui cognomen .Apula • volendo dino-
tare , che foife varia , e diverfa queir Oria
Pugliefe dall' Oria MefTapia , pofeia copian-
dofi da' copifti il tefto di Plinio , fiafi in-
trufo dentro il gloifema , credendofi , che
foife correzzione della parola Uria , e dover-
fi fcrivere: Varia, cui cognomen «4pula? t M?f«
E ζ fa-
S* Papatod. su la Fortuna
fa pia , Sarmadium , e non già Uria Meffapia %
Sarmadium , fpecialmente effendoci un' altira
Varia nella Spagna di fimil nome , e Γ al-
tra preflb Bitonto , come fcrifle Antonino .
Sembrami tanto facile effere il tutto così
avvenuto , quanto egli è vero , che ne fon
piene Γ opere de 5 Critici di fimili efempj,
da che incominciò Γ arte critica a coltivar-
fi. i Commentar) di Paolo Manuzio fopra
varie opere di Cicerone ne fon pieni, il Mu-
reto nelle fue annotazioni fopra gli Scritto-
ri Latini fpeifo di fimil cagione di corrut-
tela di tefti favella ; per tralafciar que 1 cri-
tici pofteriori , di cui troppo fin'oggi è cre-
iciuto il numero , almeno ballerebbe dar un
occhiata all' arte Critica di Giovan Clerc
per rimanerne il Lettore pienamente per-
fuafo . In fomma il punto è oggi afìbdato y
ed il Mazochio delicatiflimo in fimili ma-
terie così parlò dell' Oria di Plinio Dìatvib.
I. Cap. V. de 5 Commentar] fopra le Tavole
Eracleenfi : quam non aliam fuiffe arbìtvor ab
Hyria Plinti , aliorumque , qua bodis Oria vo»
catur . Ed oh voleflc Iddio , che foflefi il
chiariffimo Q. Mario Currado Ontano trovato
a' tempi nofiri , poiché conofcendo a' tempi
luoi ancora la forza * del parlar di Plinio ,
e non ofando mutarvi niente , fi avvanzò a
dire , che il cognome di Oria era Jlpula•
Meffapia , fenza badare , che queir *Apula
non le conveniva 3 perchè la Puglia non G
eften-
Dr Oria Cap, VI. $3
cftendea nella Meflapia : il che per altro
avvenne ne' tempi baffi # Così fcriffe quello
Letterato ad Aldo Manuzio giuniore nel lib.
Vili, delle fue epiftole , e/?///. 2,33. Quidam ad
te mifì peregrina , quce ηιβ plurimi , ac doftif-
fimi homtnes errant , /cripta a Meffapiis δ for»
taffe ettam ante bellum Trojanum fuerunt . Mef*
fitpios cum dico , nifi Herodoto nolumus credere^
m * os ύριίας ίνιπυγας μίττοίτιους . ( H/rieas
J a pyg<is Mejfapios ) cives antiqwjfimos me di*
cere putabts . Hit enìm Japyges Meffapii fue-
runt , a qutbus urbs ηοβνα imperii fedes condì*
ta , & %Apule .* Meffapia cognomiuata eli ; qua
Univerfe pentnfu/<e Japygttf nomen renovavit 9
novam linguam , & leges dedit , cetertjque a
Tarento ad Leucam urbìbus imperavtt .
Ma ciò può perdonarfi a quel gran lette-
rato, ne' di cui tempi la Critica non avea
fatto que ? gran progreffi , che ora fi ammi-
rano .
Intanto effendofi già affodato il luogo di
Plinio* fé i Mefagnefi non hanno altre pro-
ve per la loro fuppofta antica Città Meffa-
pia, a mio giudizio farà finità la loro cau-
fa . né ben fi Serviranno nel parlar latino
di un tal nome: A Setolo y diffe il Cella-
rio, vtdetur sApulce infertum ,cui Meffapia op*
pidi nomen vrfum , cum regìoms sii . il perehè
P. Mario Currado chiamò Mefagne non Mef-
fapia , ma Mejanium. De Divo Franafco Off*
fhacb. Vide nunc Solentinomm vietnas urbes ,
E 3 &
54 PAPATOD. SU LA FORTUNATA
& eas qmdem nobili ffimas , Nentum , Gallipo*
lim , Hydruntem . vtfjìuneum , Mcjamum , Lu*
pias &c. E per tal motivo ancora viene a
mancare il primo fondamento del dotto Me-
dico Epifanio Ferdinando nella fua Meffa-
pografia M. S. , né fi faprà così , a qual Cit-
tà del mondo debbanfi attribuire que' fatti
antichi , ed azzioni , che crede a Mefagne
fua patria appartenere , fé non voglianfi ad
Oria attribuire •
Deduciamo ancora dai luogo già purgato
di Plinio, quanto fiano andati lungi dal ve-
ro il P. della Monaca, ed il P. Taflelli f
quando facendo appoggio ad un' antica edi-
zione di Plinio fatta in Venezia da Gio-
vanni Spira, dicevano, che leggendofi ivi
varia coli' ν piccolo non potea effer quella
paròla un nome di Città , ma un nome ad-
jettivo• ma non per quefto potean falvare
la difficoltà, che forgea dal non aver rela-
zione le parole , cui cognomen , fuppofto , che
vana foife adjettivo , e doveffe concordar
con oppida , oltre le altre difficoltà . Onde
per forza del teflo dovean credere , che al-
meno varia foife nome di Città , e non già
adjettivo ; né vi era tempo allora di fcru-
poli , vedendo la prima lettera di varia pic-
cola^ poiché ivi medefimo la parola Taven*
tum pure fi fcrive colla prima lettera picco-
la, come ancora molti altri nomi di Città.
Ben fi vede dunque, che Plinio quantun-
que
di Oaìa Cap.-VL 55
que oppreflò dalle violente fattegli da que«
fti tre Reverendi Padri , fempre però efcla*
ma, che Uria tra Taranto, e Brindifi, cioè
la noftr'Oria , fia Γ Uria Me ffa pia , cioè fon-
data nella MeiTapia , e perciò fondata da
que' Cretefi , che appellaronfi appreflb E
rodoto Japigi- MefTapj , il perchè Plinio va
a confonanza con Erodoto , ed efclude col
medefimo da una tal fondazione Γ Hyria del
monte Gargano, e Vereto preffo Leuca.
E 4 CA-
$6 Papatod. su la Fortuna!
CAPO VII.
Etimologia de J r apigi , Mejfapj,
e Salentini.
AVendo noi ne' capitoli precedenti fpef-
fo de' Japigi , Meffapj , e Salentini
favellato , ed effendofi detto da Erodoto ,
che que' Cretefi fondatori di Oria divenne-
ro Japigi-Meffapj ; credo , che alli curiofi
lettori forgerà deiìderio fapere , per qual ca-
gione , e α onde mai que' Cretefi furon det-
ti Japigi, MeiTapj, e Salentini . Perciò in
quefto Capitolo abbiam prefo l'impegno fod-
disfar a* lettori una tal curiofità • inguifachè
però i medefimi fcelgano tra le varie opi•
nioni , che rapporteremo , quella , che piìi
loro piaccia. E prima d' ogn' altro bifogna
vedere , fé quando divennero que' Cretefi
nella noftra provincia Japigi- MeiTapj : cotai
nomi erano antichi delia noftra provincia f
ovvero furono allora da' Cretefi inventati .
Intorno al che io ftimo , che que' nomi Ja•
fìgt, Meffapj , Salentini , furono inventati da'
Cretefi, dopoché prefero poffeifo dell* prò-
vin-
Di Or γα C a f. VI. 57
vincia Idnmtina ; quantunque non nel me-
defimo tempo, il che fembra accennare E*
rodoto , quando difle , che i Cretefi fonda-
rono Hyria , e le altre Città . poiché da qui
fi deduce, che la noftra provincia era prima
<T allora inabitata e deferta ; e perciò inca-
pace allora del nome di Japigia , e della di-
vifione in Meffapia , e Salentini . Che fé E-
rodoto chiamò la provincia Idruntina Japi-
gia , pria di approdarvi i Cretefi : ut autem
ad Japygiam fuere navigantes , compientem ip•
fos ingentem maris procellam ejeciffe in tevram :
quefta è una figura prolepfi , ο fia anticipa-
zion di tempo dai Poeti, e dai Profatori an-
cora varie volte adoprata . a tal noftro fen-
timento par , che inclini il Mazochio nel
Collett.lX. de' fuoi commentar) fopra le Ta-
vole E racleenfi Cap.lll. .* ab Eteocretibus tflts %
fi ve Ceretaorum nepotibus in bac loca appellen•
tibus , five ujurpabatur jam Japygia nomen $
eademque jam regio in pluves pavtes findebatur,
quarum una nimtrum Meffapia • fwe ( quod ve•
vo pvopius ) ipft Eteocretes Jefe Japygas voca*
runt , & extitere cauffa , eur regio Japygia di•
ceretur. Ciò fuppofto, Plinio credette eflerfi
detta la Japigia da Japige figlio di Dedalo
nel lib.lll. Cap.Hl. Β arto η ante Japyx a D/t•
dali filto , a quo & J a \>yg ia ■ Strabone nel
Itb.Vl. ancora difle.• Japyges autem diflos tra•
dunt omnes , qui bac loca ad Dauntam ufque
incolebant , ab Japygc dtttt % quem fetunt a Da*
dalo
58 Papatod. su la Fortuna
dalo ex CrèQa Multere fujceptum , Cretenfium
futffe dutìorlm . La Meffapia fecondo Strabo-
ne medeiìm(|> nel lib.lX. fu detta da Meffapo:
In tAntbedonìa regione e/i et'tam Meffapius mons
a Meffapo diftus , qui cum in Japygtam venif*
fet , nomen regioni Meffapia indidit . Fefto
chiama un tal Meffapo figliuolo di Nettu-
no . £ a parere del medefimo Scrittore i Sa•
lentini ebbero il loro nome da Salum , che
vuol dire il mare ; appunto perchè la prò•
vincia Idruntina vien tutta quafi circondata
di mare , fuorché nelf iftmo : a Salo fovtaf*
fis y quod pene circumquaque mari ambiantur ,
tenui tantum ifibmo continenti annexi . Ma queft*
ultima opinione di Fefio, riguardando lo fla-
to pofteriore de' Salenti ni , quando il lor
nome fi diftefe per tutta la provincia Idrun-
tina, non già il primiero , quando i mede-
fimi eran lolo verfo il promontorio di Leti-
ca , non fémbra approflimarfi al vero : E
quantunque Varrone nel Itb.llV Return Hu-
manavum riferito da Probo Gramatico ne*
fuoi Commentarj fopra la VI. Ecloga di Vir-
gilio dica : gentts Salentina nomen tri bus e lo*
a s fevtur coaluiffe e Creta , III rio % & Italia. 9
ben fi vede dalle fue medefime parole , che
egli non ha rapportato origine alcuna de*
Salentini y ma folamente fpiega lo fiato po-
fieriore de' medefimi , quando eran mifii co-
gl'Italiani, e cogl* Illirici : poiché fui prin-
cipio la Japigia non era nell'Italia compre-
fa,
D r Ο r r a C a ρ. VL 5?
fa , ma folo appellava!! Italia la Calabria
moderna, ricevendo maggior eftenfione coli 5
andar del tempo , come va dimoftrando il
dottiflimo Mazochio ne 5 fuoi Commentar j
fopra le Tavole Eracleenfi Diatrìb, I. Cap.lX.
Simili Etimologie intanto non piacciono
al Canonico Mazochi , come alludenti a co•
fé favolofe , e niente confacenti colla vera
Storia de' Ceretei da Giofuè fugati e difper-
fi . Così die' egli nella rapportata fua opera
Colletta IX. pav.l . Japygum vocis initta ( qua
filfo ab ilio fabulofo nefao quo Heroe J<*pyge y
ut tu bis fit , avctjfi folet ) ex He^odoto dete•
ximus . Ed in fatti Erodoto , che parlò fu
tal materia più diftintamente degli altri , e
che potea eiìerne più degli altri informato,
come più antico, niente diife di quefto fup-
pofto Japige conduttor dei Cretefi ; ma fé in•
plicemente , che quefti appellaronfi Japigi—
MeiTapj . il perchè vuole il detto Mazochio,
che il nome Japyges , onde fu la Japigia
nominata , equivaglia al nome Ceretfam .
giachè Ceretbim viene dalf Ebreo Γ\"^3 Ca-
rati? , excìdit , onde Cevetbaet fono lo fteifo ,
che excifì , fugati a Jofue . E la parola /*-
pyges dice efler comporta dall' I una delle
lettere Eemantiche, che fuol prefiggerfi alle
parole , e dal verbo Jì£ Pug , aeturbari ,
excindi , fugavi, il perchè Japyges, e Cerei bti
fono lo fteifo , che profuga , txcìfi , fugati .
I Meflapj crede eifer detti dall' Ebreo , e
£al<
óo Pa?atòd. su la Fortuna
Caldeo ^J^ Nafbap , flavit , fpiravit , e
che fecondo la natura della lingua fiafi cam*
biato Γ Ν in Μ; effendo quefto folito de*
nomi derivati . Avendo dunque Maffap , ο
Meffap la nozione di flave , fpirare 9 deve fi-
gnificare il vento , per antonomafia poi di-
ce eflerfi potuto così chiamare il vento Ja~
plge , il quale era neceffario tanto per veni-
re , quanto per partirli dalla MeiTapia , e
fpecialmente dal porto di Brindili . Da co-
tal vento dunque proprio della MeiTapia di-
ce effere la MeiTapia appellata .
I Salentini in fine , vuole , che abbiano
una fimtle nozione ai Japigi, perchè oltre le
varie etimologie , che egli rapporta , avvi
quella dedotra da Π /Ρ Salab , /iravtt , pvo•
Jtvavtt . Onde Salentini farebbe lo fteffo ,
che profilati , exctsi .
Sono in vero plaufibili cotali etimologie
del Mazochio , ma per quelche io veda ,
poffono rapportarfi delle altre , le quali , fé
Γ amor proprio non ci lufinga ed inganna ,
poflano almeno fembrare non affatto impro-
babili . prima però di ogn' altro bifogna
prefupporre , che que* primi Cretefi , allor-
ché dimoravano in Creta , aver poteano qual-
che mifcuglio di voci ftraniere, fpecialmen-
te di qualche Grecifmo, come nel Capo II.
accennammo . Oltre di ciò la parola Mef-
fapia era appreffb gli antichi Greci una del-
le loro provincie . poiché Tucidide nel Hb.
Ili•
d r Ο r r a C α ρ. Ι. 6τ
ΠΙ. della guerra Peloponnefiaca Cap. CI. di-
ce: Virviots > t/l yiiTToarloOS , ^ T/>/rousW,
hl X<#Ma/W j κ, ΎοΧοφωνίους , vi HV>
σίονς , xcc/ O'/tf^sW : lpnenfes , Meffapios,
Tritaeenfes , ChalUcs, Tolopbonios , Hejfios , Φ*
Oeantbenfes . E quantunque taluno appreflb
Tucidide abbia voluto leggere Merccr/oL/s
Metapios y ciò è contro tutti i Manufcritti ,
ed Edizioni di Tucidide , e folo n* è flato
cagione un luogo corrotto di Polibio lib.V.
tenuto per intiero, come avvertì il Dukero
nelle fue annotazioni nell' ultima edizione
di Tucidide fatta in Amfterdam nel 173 1•
oltre di ciò Strabone parlò del monte Mei-
fapo nella provincia di Antedonia, come fc-
pra fi è detto .
Prefuppofte tali cofe , a noi farà lecito
ugualmente ricavar Γ etimologie in riguardo
al noftro propofito non folo dalla lingua Ebrea,
ma ancora dalla lingua Greca, e da altre anti-
chiffime lingue , il perchè ftimo eifer proba-
bile , che Jepyges ( così detti Gionicamente
in vece di Japyges da Erodoto ) fianfi cosi
nominati dall' Ebreo *tf Ι , ο *fia Je , in*
fula , come fi vede nella parola /?P1* ,/*•
^abel. 1. Reg. 16. 31. e nell'altra *)$/*< J*~
%er. Num. z6. 30. , e della parola ^S Pug•
intermtttere ; ceffate , deficere , onde JapVges , ο
Jepyges farebbe lo fteflb , che ab infoia cef*
fantes , defictentes . giacché P come racconta
Ero*
6% Papàtod. su la Fortuna
Erodoto, non potettero i Cretefi più ritor-
nare nell' ifola di Creta , effendofi già per
camion della tempefta le loro navi fdrucite ,
e réfe inabili al navigare . Vieppiù quefta
noftra Etimologia ci fembrerà probabile, fé
alla parola Ebraica foftituiremo la forza del-
la parola Greca φνγη•> exilium , la qual pa-
rola non v'ha dubbio , che venga dall' E-
breo Pbug, ο fia Pug^ come ancora Γ altra
parola Greca φυγάς ^ Pbygas , exul , profu*
gus , extonis . E così que' Cretefi con quel
nomi Japyqes , che fi prefero , vollero dino-
tare quel perpetuo efiglio, che dalla necelii-
tà furon corretti a foffrire lungi da quell'i-
loia loro patria.
I Meffapj credo efferfi detti dalla parola
Greca μίτος y ο μίττος ^ mefos , ο meffos y
medius , e dalla parola apìa , che in lingua
antichiiiima degli Sciti vuoi dire, terra, co-
me ce Γ attefta Erodoto nel //£.IV. ο fia in
Melpomene: ουνομοίζονται ti Έκυ&ις-ί y
HWv μίν j Ύοίβίτι . ZA* ì>i òpSoTocm
xcctx γνωμηνγζ την Ιμψ κοίΚζομζνος Ylcc•
Tctìos . γΐ) $6 , απ'ια: dtcuntur autem Scy•
thtce , Vefla , Tahiti . Jupiter veftijfìme meo ju•
di ciò diBus Papceus . terra vero , api a .
Quefta voce dunque Meffapj prendendofi
come una voce ibrida altro non vorrebbe
dire, fenonchè mediterranei. E par che Ero-
doto confermi quefte due nqftre Etimologie,
quan-
dì Oria Cap, Vir. 6$
quando di (Te : Et permutante* prò Cretensìbus
Jópyges Meffapios effe effeftos , & prò infoia-
nis medtterraneos . Corrifpondendo così il cef-
far di effer Cretefi , ο fiano Ifolani a Ja*
PfS es -> e l' efler mediterranei a Meffapii .
Per quelche riguarda i Salentini , noi già
abbiam provato nel Cap.IV., che i Salenti-
ni furon coloni de' Meflapj , e che furori
così detti dalla loro Città detta SaUnua ,
che, fondarono . ed appunto a propofito di
quefta verità da noi già provata la lingua
Ebrea ci fomminiftra una plaufibile Eti-
mologia colla parola Π Jff Salab , emisit ,
exxendtt , tranfmisit , propagava , e colf altra
"?ψ Salab , emiffio \ propago . Dunque gia-
llamente conviene ai Salentini una tal Eti-
mologia , fé la Città di Salenzia fu una e-
ftenzione , ο propagazione , ο fia Colonia
de' Meflapj , ovvero Cretefi .
Quefte fono le varie etimologie intorno
alla Japigia , MeiTapia , e Salentini ; tra le
quali i Lettori potranno a loro talento fce-
glier quelle , che più loro piaceranno , e
Sembreranno più approflimarfi al vero .
CA-
^4 Papatod. su la Fortuna
CAPO Vili.
Si conferma il [ito dell' Hyria di E-
γ ο doto , dall' ejfere (lati detti i
Juoi fondatori da Erodoto
medefimo mediterranei.
AWchè qui còl tefto di Erodoto vogliam
convincere i noftri due oftinati avver•
farj i cioè il P. della Monaca , ed il P.Taf-
felli , e provar nello fteflb tempo , che l'Hy-
r/Vdi Erodoto fia la noftr' Oria, dall' efferii
i fuoi fondatori da Erodoto mediterranei ap-
pellati . Ed in vero la paiola latina mediterà
raneus vuol dire bensì colui , che abita nel
continente, ma però lungi dal mare, ed in
fatti per tralasciar infiniti efempj , Cicerone
diffe de Nat. Deor. UbA. Cap.WXl. tta fit ,
ut mediterranei mare effe non credant . E cota•
le efpreflione gode appunto la parola gVe-f•
pvm epirotes adoprata da Erodoto , quando
diffe: ìv^ccutòì Ύ % ριΐ)ΐ> ττοΚιν xrLravms , χα-
*ώ> j ϊητυγοίζ ΝΙίτο-απίονς yivir^cci y
Di Oria Gap. VITL 6$
$*Vri ^6 tdu ùvoa νησηωτχς y ητηρυτκς .
Mie Myriam urbem condentes per man/i [fé , &
pevmutantes prò cretibus Japygas Meffapios effe
effaffos , & prò infulanis , mediterraneos , poi-
ché fé vogliamo confultare i Leflìci Greci
nella parola ηπζφωτηζ epivotes ; ci diranno,
che epivotee funt in continente poptsli , qui co•
lunt mediterranea , qui procul funt a mari , ho•
mìnes mediterranei . Siccome al contrario quan-
do debbonfi efprimere le Città lungheffò il
mare fi dicono mantime , ed in Greco
vocpcc&ct\cc<r<ri<jui par at hai affi ce ^ come Erodo•
to difle nel //£.///., ο fia in Talìa: ^e£sA»
§dv τνί TctpccSccXcccroioc : percunen ma-
vitimas Civitates .
Abbiamo poi un' incontraftabile autorità
di Tucidide , ove diconfi epiroti coloro ,
che abbitano in terra ferma lungi dal ma-
re . E per veder tutto ciò con evidenza :
dice Tucidide verfo il principio della fua
Storia della guerra Peloponnefiaca , che i
primi fondatori delle Città della Grecia fo-
lean fondare quelle per le molte commodi-
tà preflb il mare : ma da quei loro commo-
di ne nacquero molti danni e feiagure ,
mentre non eifendo le Città maritime ben
munite, ma tutte aperte ; s introdurrò a
poco a poco i Corfari , i quali aflalendo di
repente le Città preflb il mare , recavano a
quelle non poche inquietitudini e travagli .
F da
66 Papatod. su la Fortuna
da quel tempo in poi i fondatori delle Cit-
tà incominciaron a fondarle nell' interno
della terra ferma molto lungi dal mare per
poter vivere così quieti e tranquilli , e len-
za quella continua follecitudine , che reca-
van loro gf inopinati ed improvifi affalti
de' Corfari. Ora Tucidide chiama coloro ,
che abitavano preffo il mare Tctpo&aKur*
οίους pavatbalaffios , e quelli , che abitavan
lungi da quello epivotas , ητ&ρωτχ.ς • Ed ec*
cone del rapportato libro I. le incontrafta-
bili autorità : q\ yocp E'Mfjyss τοταλοω ,
IL των βάρβαρων dm h r>? ηπύρω Trccpoc*
Soc7\ aerino j, il otoi νησνυς uyjov y ίτ&ί>η ηρ^
pccvro f/aMoi; Ύζρ^ουτ^ουι , vccmv Itti
ccfàtìXoué y irpccTOViv τρος ΧγςΊοω , namque
Grazi oìtm , & barbarorum , qui erant in con•
finente maritimi ^ & qui infulas incolebant ,
pojìquam ccepere magis tra/ i cere navi bus ad in*
n)\cem , fé (e ad latrocini a converter unt • Quin-
di per diftinguere i mediterranei da coloro ,
che avean le Città preflb il mare , cosi di-
ce ivi medefimo: %η}\ου(Τΐ ^ε Tuvn ητΗρω-
TO* wis 671 il νν» 5 0ίζ κόσ-μος καΚως
τούτο ^pocV • àftendunt autem medtterraneorum
altqui ettamnum , quibus decori φ hoc fette ex•
ercere . E più fotto .• Ε'λί?"/ζοΐ"π> Bé φ|
xcer ηττ&ρο» οΐ^ηλονς ■ γ$\ μ*%ρ* rouìit
τολ-
Dr Oria Cap. Vili. éf
T0>7\cc της Ελλα^ο^ τω τ&Κνψω τροτω
νίμππι y τζρίτζ Αοχρους τους Ο'ζολας ,
mg! Αιτωλούς 5 i/ù A'xccpvaivccs , kJ tw
ταύτη ητ&ρον . WBs <rtì> η ροφορίί tracci τού-
τοις ηπ&ρωτχις diro τν\ς παΚοαοίς λ#•
re^W ίμμεμίνηχε . ί» meditorraneis vero
ttiam alti alios pradabantm / Φ* <jó/ Aor «/2pe
tempus multi Grada populi* prtfco more vivunt,
ut Locri , qui ΟχοΙα vocantur , & JEtoli , &
%/fcarnanes , & qui finitimam borum agro conti*
nentem incolunt : quia etiam ipfe avmorum gè*
ftandàYum mos apud bos mediterraneos ex veteri
ìatYocìnioYum con[uetudine permanfit .
Se dunque abbiamo la diftinzione deiluo-
ghi maritimi , detti parathalaffii da Erodoto,
e da Tucidide , e dei luoghi lontani dal ma•
re , gli abitatori de* quali chiamavanfi epU
roti : ripugna al certo , e fafli violenza al
tefto di Erodoto, quando il P. della Mona-
ca , ed il Taffelli vogliono , che l'Hyria di
Erodoto ftata foffe Città maritima , ο fia
Vereto preffo Leuca . Che quella del Gar-
gano fia maritima ce Γ atteftò Tolomeo nel
Itb.llL CapA. della fua Geografia, portandola
tra le Città maritime fotto il nome di ffv-
rium. Conferma il medefimo Dionigi Peri•
ergete, ο fia di Carax, dotto Geografo , a
cui fi attribuifee una deferizione della Ter-
ra in verfi Greci , e che viffe fecondo al e
cuni ne' tempi di Augufto ; ma Scaligero
Fa e Sai-,
6% Papatod. su la Fortuna
e Salmafio lo riportano fino al Regno di
Severo, ο di Marc' Aurelio ; poiché quello
così cantò ne' fuoi verfi.
Genies Japygwn e%Uem<e funt ufyue ad Hyrium
maritimum .
ove il detto Autore fi ferve della divìiìone
della Japigia fecondo i tempi pofteriori ,
che giugnea fino il Gargano . E da quefto
fteflb autore ricava il Cellario doverfi tro-
vare un' altra Hyria , ο Hyvium mediterra-
neo . Celiar. Geograph. antiqù. tom, L lib. IL
C*/?.IX. pag. 885. dum maritimum dicit 9 vide<*
tur & altud medtterraneum inmete j il quale
fecondo il medefimo autore è la noftr'Oria .
Vereto ancora efser dovea un luogo non
lungi dal mare * mentre Strabone nel lib.Vl,
difse : a Tarento ad Brunduftum navi gatto ju*
Kta littus ad Barin ufque : nunc Veretum ea
dicitm in extremitatibus Salentinorum fttum .
Se dunque quefti due Rev. Padri non vo-
gliono , che mediterraneo fignifichi tnaritimo ,
e marhitno lignifichi mediterraneo , potranno
rnoflì dall' amor del vero concederci , che
chiamandofi i Cretefi fondatori di Hyria me*
diterranei * non potea eiser una tal Hyria y
né quella del Gargano , né Vereto prefso
Leuca , ma la noftr' Oria .
Devono al certo cotefti Reverendi fentir
la forza del prodotto argomento . Ma pure
facendo finta di non avvederfene , e con una
gran difjnvoltura cercano renderci il con-?
tra-
D r Oria Gap, VIIL 69
tracambia , e produrre a noftra confufio-
ne contro di noi un fortiffimo argomen-
to , a loro credere , ricavato dal tefto di E-
rodoto; poiché aguzzando una volta il loro
talento , ed afsottigliando fopra il tefto di
Erodoto in quelle parole : Ut autem ad Ja•
pygtam [aere navigante* , corripientem ipfcs
maris procella*** ingentem ejeciffe in terram :
quafjis inde navigus , ( nuìlum enim interea re•
dttum in Cretam apparuiffe ) il li e Hyriam ur-
bem condente &c. dicono : ergo Hyria „ fu fab-
55 bricata in quel luogo , dove furono buttati
„ i Cretefi dalla tempefta „ : tllic in terram .
E' tanto forte il propofto argomento, che
non ammette rifpofta alcuna , e per amor
del vero fon conftretto a confefsare ingenua*
mente , che per forza del tefto di Erodoto ,
e per la bella forma fillogiftica adoprata da*
noftri avverfarj deefi credere , che tllic , in
terram fu fondata Γ Hyria di Erodoto , e non
già fopra le acque , ed avrebbero un giufto
motivo quefti due Padri di far una pungen•
te invettiva contro coloro , che credessero
efserfi potuta Γ Hyria di Erodoto fabbricare
fopra le acque , non altrimentichè Efopo
finfe poterfi fabbricare un palazzo nell 5 aria .
Ma ritornando al ferio 9 doveano prima
d* ogn' altro coloro riflettere , dove mai fi
riportava la particella Ulte ; il che fé avef-
fero fatto , avrebbero veduto , che doveaii
riferire ad Japygiam y per andare il tefto di
F 3 Etq-
70 Papatod. su la Fortuna
Erodoto a confonanza . Né fin qui è* pago di
fpecolare il Tafselli ; ma foggiugne nel I.
libro Capo IV. della fua antichità di Letica,
che il Marcbefe D. Girolamo de' Monti abbia
ietto un libro ferino mi? anticbiffima lingua
Greca nella librerìa del Gran Orna di Tofcana
in Firenze , ove dicefi , che nel Capo di Leu*
ca approdarono i naufragi Crete fi , e che ivi
tnedefimo edificarono Γ Hyria di Erodoto .
Oh Dio buono ! di qual cofa non è ca•
pace chi s' impegna a foftenere una ruinofa,
e mal fondata opinione ? e chi non rileva
dalle ftefse parole del Tafselli , ο la gran
femplicità in creder gli altrui racconti , ο
Ja poca fedeltà nel rapportar le autorità op-
portune? Un libro Greco , fenza faperne il
nome , fcritto in un'antichiffinia lingua Gre-
ca , fenza faper qual Dialetto fofse ftato ,
fenza accennar il titolo dell'Opra , fenza
addurne una fola parola , ci dee far autori-
tà , e deve fervir di forte feudo alla mal
fondata opinione del Tafselli!
. » • . Credat Judaus Jipella .
Che le regole della Critica non ci permet•
tono di ammettere fimili bandiere del Pio-
vano Arlotto , le quali il Tafselli può an-
dare a vendere a fuo bell'aggio agli Ebrei •
CA-
D Ι Ο R I A C Α Ρ. ίΧ. 71
CAPO IX.
Si dimofira il medefimo coir autorità
di Appiano Alefandrino .
APpiano Alefandrino nel lib. V. delle
Guerre Civili dell' edizione di Carlo
Stefano pag.q.6$. dà molto pefo alle noftre
ragioni , ed infìememente una (mentita a que'
Reverendi Padri , che fono ftati la princi-
pal cagione di quefta noftra peraltro debole
fatica ; poiché deferivendoci queito Scrittore
le guerre tra Ottaviano Cefare , e M. An-
tonio così dice : &$ $f iù ΈζρουΙΧιος ατηγ*
yéX&tl τροτιων τω YLaicrccpi μίτα χιλ /w
ίύ ticotoa-iw Ittìw ^ ου xarcù%m της
ορμής 6 Α*ντωνιος)'Α&ύς ατό του %ύτνον
μί^ ύν £ρ*ν ίτο'ιμων φίλων , iù IttÌw
τετρακοσίων , μύ\α &ρασΊως iTtiyfitU y
ίπζπίτι το7ς *χιΚίοις ni Τίντακοατίοις JJjw•
ζρμινοις m τηρι ττοΛιν Ι ptccp , tl sktAtj-
ξ<*£ , άμα'χίί τταρί7\αβίτί ^ κ. αυτής
τιμίρας Ις το βρίντί<τιον iTccv^yayiv :
Ut vero & Servilius twnttatus tft accedere ad
F 4 O-
7* Papatod. su la Fortuna
C<efavem cum mille & ducentis equittbus , non
fé continens ab impetu %Antonms , flatim ροβ
Ccenatn quibufcum inverni promtis amicis , &
equittbus quadvingentis , valde auda&er feflmans
ìncidit in mille , & quingentos dovmientes adhuc
atea uvbem Myriam , & tervitans , fine pugna %
eepit , & eadem die Brundufium abduxit . No-
tino qui i lettori le genuine parole di Ap-
piano Alefandrino , e vedano , fé fotte flato
poffibile a M. Antonio , fuppofto ancora ,
che egli aveffe Γ ale , nel medefimo giorno
partendoli da Brindifi , ed andando colle lue
truppe fino a Vereto dittante da Brindili
nientemeno , che una feflantina di miglia ,
il forprender Servilio , e ritornarfene nel
medefimo giorno in Brindifi ; facendo così
nel giorno medefimo un viaggio nientemeno,
che di cento-venti miolia. oltre di che non
fi fa capire, come Servilio calando in foc-
corfo di Ottaviano in Brindifi andar dovea
in Vereto, e far quel portentofo inutile gi-
ro. Tanto meno Γ Hyvta di Appiano Ale*
fandrino efler puote quella del monte Gar-
gano , come enormemente più dittante da
Brindifi , che Vereto. fé fi riflettono perciò
cotai circoflanze , bifogna confettare, che la
noftr' Oria fia Γ Hyria di Appiano Aleian-
drino , poiché eflendo da Brindifi diflante
poco meri , che una quindicina di miglia ,
per cagion di tal ditta nza potette M. An-
tonio far quella velociflima marcia , e ri-
tor«
Di Or ϊα Cap> IX• 73
tornar nel medefimo giorno in Brindili j né
avvi altro luogo di fimil nome , cui poffan
le dette circoftanze applicarfi . Per la qual-
cofa noi veggiamo , che gli Scrittori non
difficultan di ciò . Briet tom. IL p. IL lib. V.
de anitqua balia CapJX. n.z. Uria, aliter Hy-
ria , & Uretum , uhi M. %Antonius cum paucis
plurimos cppvejfit , hodie Oria. Il Salmon nel•
la fua Opra intitolata Lo flato preferite di tut*
ti i Paefì &c. nel w/.XXIIL, che contiene il
Regno di Napoli parlando della noftr' Oria
così dice : Sotto dt quefla Città al tempo deU
le guerre Ciuili tra l/lugufto , e Marcantonio ,
fu affalito , e {confitto da qutfi* ultimo Setvilio
parteggiano del mentovato Imperadore • Il Di•
zionario Geografico iìampato in Napoli nel
1759. nella parola Oìra : 0,y#„Uria , Hy-
,, ria , Città d' Italia nella terra di Otranto
„ con Vefcovato luffraganeo di Taranto, ed
5 , un Cartello vecchio appiè degli Appennini,
„ quefta è una Città antica, nella quale in
„ tempo delle guerre Civili tra Ottaviano
„ Cefare, e NI. Antonio fu affalito Servilio
5, del partito di Cefare.
Ora eflendo ben chiaro, che la noftr' Oria
fia detta Hyria da Appiano Alefandrino , e
niente variando nelf ortografia , e nelle let-
tere à^W Hyria di Erodoto : Veggiamo ora,
fé infatti fia TifteiTa Γ Hyria di Erodoto, e
di Appiano Alefandrino . Ed invero allo-
ra confefferemo noi , che il noftro argomen-
ta
74 Papatod. su la Fortuna
to per queilo capo fia ο in tutto , od in
parte debole, quando ci fi dimoftrerà , che
V Hyr'ium del Monte Gargano , e Vereto
preflb Leuca fianfi detti Hyria . Per parlar
ingenuamente r non mi fi è prefentata auto,
rità opportuna , cui Γ Oria del Gargano fi
dichi Hyrja j ma folo la veggio detta Hy«
rium , Uria m E febbene il Cafaubono ne' fuoi
Commentar) fopra Strabone nel Ub.Vl. pag.
ig^. della fua edizione dica: Et vìdetur bue
pertinere , quod annotat Euflatbius quoque
Ύριου prò To/ìj dici folitum: un tal prenderli
Hyrium prò Hyria non è applicabile al cafo
noftro ; perchè Euftazio parlò dell* Hyria di
Omero . E quantunque poffano effer parole
Sinonime: tuttavia vedendoli una tal coftan-
za appreflb gli Scrittori di chiamar la no-
ftr' Oria Hyria , e Γ Oria del monte Garga-
no Hyrium ; par, che ciò abbian fatto per
dar loro qualche diftinzione j e così Γ H\ ria
di Appiano Alefandrino anderebbe a coinci-
dere coli 9 Hyria di Erodoto. Ma fia debole
il noftro argomento riguardo all' Oria del
Gargano : farà tuttavia fortiflimo rifpetto a
Vereto preflb Oggento ; perchè Vereto non
fi difle mai Hyria, ma il fuo primiero no-
me era Baris , come difle Strabone nel lib.
Vi. ad Mann ufque y nunc Veretum ea dicitur •
E quantunque il Taflelli vada dicendo , che
Vereto anticamente fi chiamava Uria , ed
Hyria : è ben vero , né può negarli , che
egli
Dr Ο fi ι a Gap. IX. 75
egli ciò dica; ma non mai appretto il det-
to Padre fi legge veftigio di prova alcuna,
forfè perchè crede, che la fua fola autorità
fia ballante a provare il tutto, e perciò di-
cendo quello Rev. Padre nel //£.111. cap. IL
della fua antichità di Leuca : „ anziché Stra-
„ bone traportando quello fatto per atteftar,
3 , che fia la Città di Verito vicino Leuca , la
„ chiama egli Uria , ο Vereto , avvegnaché
„ così fi chiamava anticamente Verito, ap•
„ preflb del quale vi era un'altra Città chia-
„ mata pure lina „ : coftrigne colla fua fevera
autorità il povero Strabone a dire il contra-
rio di quelche nel UbN\. avea detto , imper-
ciocché avendo quello antichiflimo , ed auto-
revole Scrittore detto nel citato libro : in
medio iflhmo Tbyraei : non piace ciò al P.
Taffelli , né vuole , che Tbyraei fia in mez-
zo all' illmo tra Taranto, e Brindili , ove
anche , era Γ Uria di Strabone ; ma con un
Calcio furiofo fa faltare Tbyraei , ed Uria
del fincero Strabone dall' iftmo , e le fa pò•
fare , una fopra Vereto, e l'altra ai fian-
chi di quello fopra il promontorio di Leuca.
CA.
η6 Papatod. su la Fortuna
CAPO X.
Si efami η a il famofo ρ affo di Strabonc «,
in cui favellafi dell• Hyria di
Erodoto .
S Trabone, che fiorì fotto Augufto, e mo-
rì fotfo Tiberio verfo Γ anno 2$. di
Giesù-Crifto , merita il primo luogo tra i
Geografi antichi; e per tralafciar gli altri
fuoi ben meritati elogj , ci baiti per ora
fentire quelche ne dille il Cellario nella
Prefazione della fua Geografia antica : Stra-
to , die' egli, antiftat , tamquam princeps ca•
terovum , qui plura , qu<e fcripfit , peregri nabun•
dus oculis fubjecerat . Perciò fé a noi riufei•
rà confonder i noftri avverfarj coli' autorità
di Srrabone , anzi fé ne ricaveremo ragioni
a noftro favore, potremo comprometterci di
una compiuta vittoria , avendo al noftro par-
tito un sì prode ftimatiflìmo Scrittore. Que-
fto dunque nel iib. VI. della fua Geografia
cosi ci lafciò regiftrato intorno alla noftr'
Oria ρας. 1^4. dell' edizione Atrebarenfe del
Calaubono : In medio ijìbmo Tbyraei , ubi Re*
già ojìenditur cujufdam quondam dittane aliqua
pia*
D ι Ο r ι a C α ρ. V• 77
froditi • enimvero cum Herodotus dixerit XJnam
effe in Jflpygw condita™ a Cretenstbus t qui e
claffe Mtnois in Siciliani proferii erravevunt ς
attt Thyraeos neceffe efl eam effe urùem , aut
Veretum .
Qui primieramente a chiare note fi fini*
ice di abbattere il P. della Monaca, perchè
Strabone vuole in quefto luogo , che ¥ Hy•
via di Erodoto fia ο Thyraei tra Taranto ,-
e Brindifi , cioè in mezzo air iftmo , ο Ve-
reto preflb Leuca. dunque affatto efclude Γ
Hyrium del monte Gargano; e n* aifegna la
ragione , cioè , cum Herodotus dixerit Uriam ef*
fé in Japygia ; giachè a Strabone era ben
perfuafo, che ne* tempi di Erodoto la Japi-
gia non giugnea fino al Gargano , il che
anche pretendea verificarfi a tempi fuoi ,
perchè così veniva appellata dalla maggior
parte degli uomini a tempi fuoi : quam pie*
vique Japygiam Mejfapiam , Calabriam , & Sa.
lentinam appellante
Per fecondo malamente il Taifelli argo-
menta dal luogo di Strabone : ergo Vereto ,
e non Oria fu Γ Hyria di Erodoto . e po-
tremmo dir noi :
SpeBatum admifji vifum teneatis amici?
poiché ogni modello , e Savio letterato di-
rebbe ragionevolmente , che il P. Taifelli
molto fi avvanza in voler onninamente, che
Γ Hyria di Erodoto fia Vereto , quando Stra-
bone mette foto ciò fui dubbio dicendo ,
che
7? Papatod. su la Fortuna
che bifogna prender per Γ Hyria di Erodo
to, ο Tbyraei in mezzo all' iftmo tra Ta«
rsLYìto , e Brindili , ο Vereto preffo Oggento.
Έ pure il detto Padre Capuccino replica ciò
più volte nella fua accennata Opra , e crede
effer, come un dogma, che Γ Hyria di E-
rodoto fia Vereto preffo Oggento . Io per
me fon rimafto molto forpreio , e non so ,
come il detto Padre abbia voluto imporre
ai pazienti lettori , portando nel medefimo
tempo le parole: aut Tbyraeos neceffe ejì eam
effe urbem , aut Veretum , ed aiierendo infie*
memente , che ad ogni conto effer debba
Vereto Γ Hyria Erodotea .
Ma lafciamo quefto buon Padre da parte,
«d attendiamo al tefto di Strabone , il qua-
le dicendo , come fopra rapportammo , aut
Tbyraeos neceffe efl eam effe urbem , aut Vere•
tum , ci reca non poca difficoltà ; non ba-
ftando noi capire * onde nafca queila necef-
fità , che Γ Hyria di Erodoto effer debba ο
Tirei tra Taranto , e Brindifi , ο Vereto
preffo Leuca . Ed in vero forfè forfè un tal
luogo avremmo dovuto lafciar ad Edippo
per interpretarfi , fé Γ acuto Critico Ifacco
Cafaubono non ci fomminiftraffe gli oppor-
tuni lumi. Dice intanto quefto fvelto Scrit-
tore nelle note del fuo Strabone : cum mox
adclat , vìderi Uriam banz effs , ob fimìlitudi-
nera nominum : puto legendum omnìno effe
Oòpcdov Uraum , non Qupccioi/ Tiyf/Wm • li*
bra-
DiOrìa Cap. V. 7p
orarli ex Ου faerunt lubrico admodum lapfu y#
Equidem Tbyneum in hoc traBu nufquam re*
perio . Herodoti autem focus efl libro fepurno .
j[t in ejus libris non ovpiot Vria , /ed {jpìoi
Hyria legitur .• et videtur bue pertinere , quod
annotai Euflatbius quoque TWjjì; Hyriam prò
Hyrion y^ùiov dici folitum .
Ed ecco fnebbiati con quefìa ficura {cor-
ta i primi impedimenti , ch^ rendeano ofeu•
ro il luogo di Strabone . per ìb*;za del kn•
fo dell' Autore fa uopo , che fi fijppongano
due parole confimili , onde nafea la neceffi-
fità di dubbitare , e perciò, fecondo da~fuo
pari riflette il Cafaubono , bifogna leggere
appreflb Strabone Utaum , e non Tbyréeum ,
che fi legge ne' MM. SS. e tal errore è
nato dalla negligenza de 5 Copifti in aver
forfè fatto faltar qualche punto neir Ο , ο
che fiafi intrufa dentro qualche picciola mac-
chia , per la quale fia fembrato in vece
di O, e perciò in vece di leggerfi Q'vpouop
Vraum , fofsefi pofeia letto QuqoìÌov Tby~
tfaeum .
Da fimil critica correzzione abbiamo il
motivo, perchè Strabone dubbitava in quel
luogo del fito dell* Oria di Erodoto, imper•
ciocché efsendo in mezzo ali* ifthmo , tra
Taranto e Brindifi Uraum , ο fia Hyrtum ,
e Vereto prefso Leuca , ed avendo quefti
due nomi di Città fillabe confimili , ci la.
feia-
go Pafatod. su la Fortuna
fciano perciò perplefli per la loro fomiglian*
za , né ci fanno rifolvere , qual delli due
efser debba 1' Hy ria di Erodoto . efsendo a-
dunque Strabone in un tal dubbio non fa
fé Uraum efser debba Uria , ο Veretum Una *
enimvero cum Herodotus dixerit Ur'tam condì*
tam effe a Cretenftbus , aut Ur<eum neceffe efi
eam effe urbem , aut Veretum .• E credo , che
Strabone farebbe rimafto fui dubbio , fé mof-
fo da* ragioni , che non efprime , non avef-
fé rifoluto, che Uria eiTer debba Uneum , e
non già Veretum-^ poiché più fotto fenza al-
cun dubbio dice : Uria inter Brundufium , &
Tarentum . E' adunque ben chiaro , che il
luogo di Strabone tanto decantato dal Taf-
felli non folo non favorifce la fua mal di-
gerita opinione , ma di vantaggio conferma
il noftro fentimento,e fa vedere quanto po-
co fia flato riflettuto dai noftri avverfarj ,
che ad una fola occhiata , che danno fu i
libri , credono capirli fubito . E 1 . tanto poi
vero , che Strabone parla a noftro favore ,
quanto con fommo noftro piacere oifervia-
mo , che gli eruditi , ed i letterati così tut-
ti Γ intendono . Giovanni Blavio nel fuo At-
lante vol.Vìll.pag.zoz. Caterwn ad conditore^
urbis quod attinet , H:rodotus ( quem locum et"
iam Strabo ante fupra /cripta allegat ) ah ,
Hynam , /ìve Uriam medio inter Brand ufi um ,
Tarentum-jue itinere /ìtum oppidum a Crctenfi~
bus effe conditum , qui a claffe Minois in Si*
e!"
ìdi Or τ a Caf. X• Si
ctlìam profeta eo evagati erant . Il Cellario
Geograpb. %4atiqu. tomA. //ó II. Cap.lX. pag*
QOZ. In ipfa via , qua Tarento Brundufium
fert , Uria fuit 5 alia ab fila in %Apulia circa
Garganum montem Herodot. /id.VIL Gzp.CLX.
fertur , dum circa Japygiam Cretenfes naviga-
rent , Ulto fubfìdentes , urbem Hyviam condidtf-
fe* 7 Hyria autcm eadem , qua Strabonis Uria ,
& ut videtur Plinti Varia.
Il famofo Briet tornii, par. ih lib. V. de
antiqua Italia cap.l)i> n.z. Uria, aliter Hyria ,
& Uretum . . . tn ea erat Regia divitis cu-
jujdam indigena , perchè così dicendo : erat
Regia &c. dinota il luogo di Strabone, ove
fi leggono le dette parole.
Il chiariffìmo Mazochio ne* Commentar)
fopra le Tavole Eracleenfi ColleftN\\\.aJnot.
96. attefta lo fteflb colle feguenti parole :
pertinet autem ad YVjjj; Herodoti y qua Stra*
s boni , & aliis 0miot Uria , & hodiedum
Oria vocatur , Epìf copali fede gaudens , exfeu-
dis Excellentiffimi Ptincipis Francavilla • E
nel Collet.lX.Cap.HL w.98. Salentinos excipie*
bat Mdjfapia , in qua Herodoti Hyria , fìve
Strabonis Uria in iflbmi faucibus •
Dovrà intanto arroflirfi chi crederà il con-
trario in faccia di uomini sì illuftri > e refi
tanto celebri nel mondo letterario; ed il P.
Talselli potrà fare a meno di pafsar oltre ,
e far da cenfore fopra la perfona dei chia-
G rif-
Sa Papatod. su la Fortuna.
rifilino Q. Mario Currado Ontano; poiché
non contento quello Padre aver moftrato la
debolezza de' fuoi talenti nell' interpetrar il
luogo di Strabone; come fé avefse il tutto
con fommo criterio e fapere aflbdato , fi fra-
glia contro il Currado , e Gio: Giovane
dicendo : „ Non fia però maraviglia , fé in-
„ gannati dagli accennati traduttori , e da'
„ tefti fcorretti , Quinto Mario Corrado , e
„ Giovanne Giovane voleano, che l'Hyria di
3 , Herodoto fia la Città di Oria poco di•
„ ftante da Manduria , „ ed il tefto Cor-
retto fecondo lui era , che il Currado leg-
gea appreifo Strabone Stadj 800. diftanza di
Vereto da Leuca , e non già Stadj 80. co-
me va dicendo ilTaffelli nel libili. cap.XX,
per la qua! corruttela ne nafcea , die' egli ,
che Vereto efser dovea Oria tra Taranto ,
e Brindifi. Quefta critica intanto del Taf-
felli fatta al Currado, per fervirnii de' ter-
mini del Foro , è Orrettizia, e Surrettizia.
Orrettizia , perchè attribuire al Currado ,
quelche quefto letterato non fi è mai fogna-
to , come può vederfi in tutte le fue Opere .
Surrettizia , perchè nafeonde ed occulta quel-
che egli ricavava da Strabone, il di cui te-
fto , come peritiifimo nella Greca favella,
intendea meglio del Tafselli , che a mal pe-
na capiva i trafporti . Q.Mario Currado adun-
que per forza del parlar di Strabone era cer-
to , che Γ H/ria di Erodoto era la noftr' O-
ria,
D ί Ο R Τ A C Α Ρ. Χ. 8 $
ria, come fecero altri uomini infignì da noi
lopra rapportati . ma che ciò ricavala il Cur-
rado dal numero de' Stadj , quefto orretti•
ziamente lo dice il Taffelli > la di cui criti-
ca contro il Currado efsendo Orrettuia , e
Surrettizia, merita da' letterati di favio di-
scernimento un contrario Decreto .
G * CA-
3?4 Papa τ od• su la Fortuna
CAPO XI.
Si efamìna un luogo di Varrone , da cui
pretendon taluni ricavarfì effer Oria
fondata da Lizzio Idorneneo , e
7ion già dai Cretefi detti
Ceretei .
Già finora abbiam prodotto ragioni tali,
che fcmbra doveri! fenza alcun dub-
bio conchiudere , che Γ Hyria rammentata
da Erodoto fia la noflr Oria ; ed infieme-
mente crediamo , che con adequate rifpofte
abbiamo fciolto gli ftorti raziocinj degli av-
verfarj . Rimane folo da rifletterli un luogo
di Varrone citato dal Marciano Itb. I. cap.
X. , e da altri ; dal qual luogo fi pretende
dedurre, che Oria fu fondata da Lizzio Ido-
rneneo, non già da que' primi Cretefi . Il
luogo di Varrone è un frammento citato da
Probo Gramatico ne' fuoi Commentarj fopra
Γ Ecloga VI. di Virgilio, e fuole rappor-
tarli così concepito : Varrò in III. Remm
Huwanamm refert ; Gentis Salentina nomen tri-
bus e locis fcrtur coaluiffe , σ Creta , lllyrio , &
Jta«
di Oria Cap. XL 8s
Italia. ìdomeneus e Creta , Oppi do Lift ο puU
fus per feditionem bello Magnenfium cum grafi*
di manu ad Regem Clivicum venit ad lllyncum.
ab eo hem accepta manu cum Locrenfibus pie*
rifque profugis in mari conjunftus 5 amicitiaquo
per fìmilem cauffam fociatus Locros appulit , *υα•
cuata eo mttu urbe , ibique poffedit aliquot oppida,
et condìdìt , in queis Uriam , et Caflrum Minerva
nobiltffimum .
Ed in vero un tal luogo di Varrone citato
da Probo Gramatico ha dato molto che pen-
fare ad alcuni Scrittori Salentini ; poiché
il Marciano per conciliar Erodoto con Var-
rone difle , ma capricciofamente , che effon-
do queir Hyvia di Erodoto pria diftrutta , fu
di nuovo fabbricata da Lizzio Idomeneo.
Altri fpiegano quel condìdit per ampliò , e
diftefe • altri riferifeono Vriam ai verbo an-
tecedente poffedit non già all' altro condìdit *
altri negano finanche l'autorità di Varrone,
e dicono eiferii quefto Scrittore Latino in-
gannato , perchè fi oppone ad Erodoto , e
ad altri claflìci Scrittori .
Ma non ci è bifogno di tanti sforzi di
mente, e di tanti ragiri per conciliar Ero•
doto con Varrone , e toglier via da quefti
due Scrittori quell'aperta inimicizia , che ta-
luni han creduto * poiché effendo fiato da
noi oifervato il tefto di Varrone appreffò
Probo Gramatico ne'fuoi Commentar) uniti
con quei di Servio , Mancinello , Alcenfio ?
G 3 Pie*
S6 ^ Papatod. su ia Fortuna
Pierio, ed altri fopra Virgilio ftampati in
Venezia nel 1543. * n un g r °ff° volume in
foglio : ivi in vece di Or am , & Calhum
Minerva nobtlifltmum , fi legge .• in quets [ efl)
Urès , & Caflrum Minerva nobilijfimum . Il
perchè a tutt' altro pensò Varrone in quel
luogo, che a dire eflere fiata Oria da Liz-
zio Idomeneo fondata , ο rifabbricata , ο
ampliata, ο abitata . Ed ecco come Varro-
ne niente ad Erodoto, ed a quelche noi fin
qui abbiam provato , fi oppone . Coli' occa-
sione di tal luogo di Varrone mi fovviene
una troppo fupina negligenza del Salmon
nella fua grand'Opra intitolata: Lo Stato pre«
/ente di tutti i Paeft , e Popoli del Mondo nel
Volume ΧΧΙΙΓ. , ove facendo la defcrizione
del Regno di Napoli , e parlando di Oria
dice : „antichifiima è la fua origine, creden-
„ dofi fabricata da Idomeneo , oppure , come
5 , vuol Varrone daMinoeRe di Creta ^ • nelle
quali parole grande invero è l'equivoco , e
la confufione ; mentre afserifce , che Varro-
ne è di opinione efiere fiata Oria fondata
da Minoe Re di Creta ; ( il che nefiuno
Scrittore antico fé Γ ha fognato , non che
Varrone ) e che autori diverfi da Varrone
credano eifere fiata fondata da Idomeneo j
il che folo han pretefo taluni , che dica
Varrone , ingannati dal di lui tefto con pò*
ca fede rapportatole non già gli altri Scrit-
tori antichi • Si vede adunque , che il Sal-
mon
Di Oria Cap. XI. 87
mori troppo negligentemente attribuisce a
Varrone quelche non è fuo, né di Scrittore
alcuno; e toglie a Varrone quelche , fecon-
do alcuni Scrittori poco accorti , è fuo • il
nvjtivo di tai sbagli fuppongo effere flato,
l'aver egli forfè letto varj Scrittori antichi,
e moderni , che di una tal origine han fa-
vellato , e le varie fpedizioni contro la Si-
cilia de' Cretefi , fotto il comando di Mi•
roe , e dopo la di lui morte , ( come dire-
no a fuo luogo ) , né prendendofi la pena
iì ben riflettere il tutto , e più tofto alla
memoria fidandofi , la quale per la lunghez-
2a del tempo fuole indebolirli , e confonder-
fi: abbia creduto paflar le cofe appunto ,
cerne nel tempo, in cui fcrivea , nella fua
memoria fi raggiravano.
CA.
88 Papatod. su la Fortuna
CAPO XII.
Del tempo , in cui Oria fu dai Cretefi
fondata .
ABbiam finora al primo noftro fcopc
foddisfatto , ed al primo noftro im-
pegno , che era il dimoftrare effere la nofb'
Oria ftata fondata da quei Cretefi , che ri-
tornando dall' affedio di Camico in Sicilia
e forprefi da una fiera borafca , come Ero-
doto racconta , furono buttati a terra nella
provincia Idruntina . acciocché poi fi veda
con maggior diftinzione una tal di lei por-
tentofa antichità, fiam qui per dimoftrare ,
che la noftr' Oria fu fondata molto prima
della diftruzione di Troja, ed infiememcnte
dobbiam fiflare il tempo , in cui fu fondata•
Per quelche riguarda il primo , iì prova
ciò coli' autorità di Erodoto da noi diftefa-
mente nel Cap.V. porrata : ove leogefi pri•
mieramente, che la diftruzione di Troja av-
venne tre generazioni dopo la morte di Mi•
noe : teniaque ab exceffu M/non iftate res Tro*
janas fnifie • Onde fi deduce chiaramenfe ,
che
Di Oria Gap. ΧΙΓ. 8?
che tanto la prima fpedizione fatta da Mi-
noe , allorquando inseguiva Dedalo , quanta
Γ altra poco dopo fatta dai Cretefi per ven.
dicar la morte del loro Re Minoe , furon
molto prima della guerra Trojana , cioè tre
generazioni prima, per fecondo , che la noftr*
Oria fia ftata prima della diftruzione di
Troja fondata , fi deduce da Erodoto mede-
fimo ancora, quando nel citato tefto difle ,
che eflendo ftata Γ ifola di Creta dcfolata
per cagion della fpedizione contro Camico r
fu pofeia dai Greci abitata ; i quali Greci
della feconda popolazione di Creta andarono
cogli altri Greci all' afiedio di Troja, come
accennammo nel Cap. IL e quefli Greci do-
po la diftruzione di Troja efsendo in Creta
ritornati perirono unitamente coi loro be-
ftiami per la fame, e per la peftilenza. on-
de fi fece dell' ifola di Creta la terza popo-
lazione . E' adunque indifficoltabile , che fé
i Cretefi della feconda popolazione marcia-
rono all'attedio di Troja, e quei della pri-
ma all' afledio di Camico , e fé quei , che
andarono ad afsediar Camico , come raccon-
ta Erodoto, buttati dalla tempefta nella Ja-
pigia , ivi fondarono Oria : con ragione pur
troppo foda afseriamo , che la fondazione di
Oria dovette preceder molto tempo la guer-
ra Trojana .
Né la diftinzione di pivi Minoi , che fa
il P• Beatillo Gefuita nelle annotazioni fa-
pò Papatod. su la Fortuna
pra la vita di S. Irene Protettrice della
Città di Lecce, fa sfuggire al detto Padre
il ccnfefsare , che Oria fia fiata fondata pri-
ma della guerra Trojana ; poiché per pri-
ino fia chi fi voglia quel Minoe, che morì
in Sicilia uccifo da Cocalo , fempre farà
chiaro il tefto di Erodoto da noi rapporta-
to : tertiaque ab exceffu Mìnois atate res Tro*
ianas fuìffe , con queir altro, che fopra fi è
detto. Per fecondo quantunque fi diftingua-
no più Minoi, come vogliono molti Scrit-
tori , fra quali Diodoro Sicolo i e Plutarco
in Tefeo , che ne vogliono due , ο altri ,
come può vederfi nell* ultimo Dizionario
Iftorico, che vogliono efsere fiati tre Mi-
noi* e quantunque ancora Erodoto nel rap-
portato tefto per ippotefi avefse confufamen-
te parlato : non per quefto potrebbe forma•
re argomento il Padre Beatillo , che Oria
fofse fiata fabbricata dopo la diftruzione di
Troja; poiché Erodoto non diftinguendo pili
Minoi , deefi credere , che abbia parlato di
quel Mi noe , di cui ha parlato altre volte.
Il Minoe, di cui parlò altre volte, è il fi-
glio di Europa , ο fia il primo , come egli
medefimo l'accennò nel hb.l. ο fia in Clio•
Contendentibus prò imperio Europee filiis Sarpe*
done , atque Minoe , Minos fupertor fcftus ex•
pulit S arpedonem , ejujque conjptratores . E per-
ciò s'ingannan coloro, che attribuifeono la
morte di Minoe in Sicilia al terzo Minoe,
quan-
DI Oria Gap. ΧΙΓ. pt
quando dee attribuirfi al primo in tal fup-
pofta diftinzione di più Minoi.
Ora vegniamo alla feconda parte di quel-
che abbiam propofto , cioè a fìffar il tempo,
in cui fu Oria dai Creteiì fondata, il che
per iftabilire, bifogna prima aiTodar due co-
le j cioè il .tempo della diftruzione di Tro-
ja , e come fi debbano intendere le genera-
zioni , ο fiano età , di cui parla Erodoto ;
giacché quefto Scrittore dice , che la morte
di Minoe , per cui i Cretefi marciarono in
Sicilia, e pofcia fondarono Oria , avvenne
tre generazioni prima della guerra Trojana .
E perchè la inflazione dell' anno della diftru-
zione di Troja dipende ancora dalle genera-
zioni , come vedremo; quefte prima , come
fondamento, bifogna affodare .
Non v* ha dubbio , che di vario fentimento
fiano flati gli Scrittori in definire il tempo
delle generazioni , come fra gli altri può ve-
derfi il Mazochio nella Dtatrib. I. cap.W. de*
fuoi Commentar) fopra le Tavole Eracleenfi,
appreflb di cui alcuni definifeono la genera-
zione per lo fpazio d' anni fette * altri di
25.; altri di 2,7.; altri di 100. ; ed altri
dicono y che tre generazioni formano cent*
anni. Ed in vero in tanta varietà di opi-
nioni ci dovremmo fmarrire , e perder la
fperanza in tanta ofeurità di venirne a ca-
po ; fé Erodoto non e' incoragifse, e ci gui-
dalie in sì alpeftre difaftrofo cammino, im-
per-»
<pz Papatod. su la Fortuna
perciocché ο vere , ο falfe fiano le opinio-
ni da noi riferite, non avvi difficoltà alcu-
na, né niuno ci potrà contraltare , che le
generazioni, di cui parla Erodoto , fi deb-
bano intendere in quel fenfo appunto , in
cui Erodoto medefimo l'intende ; il quale
nel lib. II. , ο fia in Euterpe dice : y^nta
yccp τρζίς <χ»ί>ρωι> , ìkoltov Ìtìoc ì?i •
generationes enim hominum tres , centum anni
junt . Omero ancora par , che fia flato dei
medefimo fentimento , il quale nell' Iliade
Kb. I. ver. 247. così diffe :
. . • . To7cn %l NèV^p
ϊΐ^υίτης ùvòpovTi , Xiyue ΤΙοΧίω» αγορητη^
Ύου vi άτο yhwTViti μίΧίτοζ γΤκυκιων
ptn> αυάη .
ω ò ηοη ùuo μζ» ymcci μ^ροτων αν•
' & ρ ω των
<p\llOC-U ) 01 01 TpOT-JW CC[ACC τροίφζ»
η$> èywovTQ
EV Πυ'λω vyccd'iyi , μίτοΙ %è rpirdrwjw
CCVCCO~(TèV •
. - . . Inter eos autem TsJeflor
Suaviloquus furrexit , argutus Pyliorum orator,
Cujus etiam a lingua melle dukior fluebat
Sermo ,
Hit jam du# generationes articulata voce loquen*
tiltm bominum
Deficcrunt , qui cum ipfo antea /intuì nutriti•
fue«
Di Oria C a ρ. XIT. 93
fuerant , & geniti
In Pylo admodum divina , inter tertios autem
regnabat .
Ove fé le generazioni fi prendeflero da O-
mero per lo fpazio di cento anni , Neftore
farebbe viifuto nel trecentefimo anno di fua
età • il che forpaifa ogni credenza , ed il
folito della vita umana . Ma tutto correrà
bene in Omero , fé prenderemo le genera-
zioni di Omero, come quelle di Erodoto >
cioè d'anni trenta tre circa; perchè così in
quei tempo Neftore fi trovava nella terza
generazione, cioè verfo i novant' anni circa
di fua età . Ben so , che taluni tengano per
prodigiofa l'età di Neftore ; ma non dee
effer tanta quefta , che giunga al terzo fe-
colo . Mi fi opporrà quel luogo di Ovvidio
Metamorpb. /ιέ.ΧΙΙ. verf.iSp. Ove introduce
così Neftore di fé a parlare:
vixi
%Annos bis centum , nunc tertia vivitur atasl
Ma qui bifogna dire , che Ovvidio ο ab-
bia rallentato troppo il freno alla favola , ο
che finiftramente abbia intefo il luogo di
Omero da noi fopra citato , il quale par ,
che voglia nelle fue Metamorfofi efprimere.
Sembra dunque, che Omero vada a confo-
nanza di Erodoto ; e perciò nel medefimo
fenfo ancora fa uopo prendere Efiodo quafi
Coetaneo di Omero , quando così cantò nel-
la fua Opera intitolara Opera, & Dieslibl.
9* Papatod. su la Fortuna
Auvtp ίτ& y^ τούτο yivos χ,ατκ yaloc
AvSg W ccfào πτκρτο» ίπι γ^ονί πον
λυβοπίργι >
ZcuV Υίρονΐ%ης τοΙητΒ^ικουί^προν tl upuo^
Α'νΊρων ηρών» ${iov γίνος^ οι xaKiQvmi
Ημ/θΐο* , τροπρίι yiviy xccr dirùpovoc
ycuccv*
Kcw τους μξ» ποΧψοττζ χοοιος , tl φν•
Χοτις ΟΛΡη ,
TouV μιν Ιφ ίπτΜ.πύ\<ύ &ηβ*ι xochpifiìit
yuiY)
ίΐλζτζ , μοίρναμίνους μηΚνν hw ΟΓδ*-
ποί><χο .
Τους }>i t£ iv νηετσ-ιν υπίρ ^iycc Aour^coc
Έι$ Τροιην ccyccyw^ ξΧίνης \νικ ηΰχομοιΟ)
EVS^ ήτοι ΤνΌ$ μιν Stvocrou τί7\ος άμφι*
Sed pojlquam & hoc genus terra operuh ,
Rurjum etiam aliud quartum fuper terram muU
forum alumnam
Jupiter Saturnius fecit juflius , & melius ,
Vìrorum Heroum Divinum genus , qui vocantur
Semidei^ in priore generatione per immenfam
terram .
Kos quoque bellumque malum ,& pugna gravis f
Λΐιοί
Di Or γα Cap. ΧϊΓ. p ?
%Alios qutdem ad feptìportes Tbebas , Cadmeaw
terram ,
P e rdidit pugnante* , propter oves Oedipi .
%AIiqs vero & innavibus fuper magnum flutlum
maris
%Ad Trojam ducens , Helena gratta pulcbrtcom(e^
Ujì quidem ipfos mortis quoque finis adobruìt •
Se Efiodo adunque attefta , che la guerra
Trojana avvenne nella generazione anteriore
alla fua : in priore generatane : dovette per-
ciò il medefimo Efiodo ritrovarfi nella ge-
nerazione pofteriore , ed in quella fcriver le
fue Opere. Dunque tra la guerra Trojana,
e tra il tempo, in cui Efiodo fioriva fram-
mezzar fi dee una fola generazione , e fé
appreflò quefto Scrittore una generazione
comprender dee lo fpazio di anni trentatrè
circa , bifogna credere , che Efiodo vifle , e
fiorì trentatrè anni circa dopo la diftruzio-
xie di Troja.
Ciò aflbdato , Erodoto foggiugne in Eu-
terpe, ο fia nel //£.11., che Efiodo , ed O-
mero furono quattrocento anni prima di lui:
HV20W yccp jl Ο'μηρον ηΧικΙηρ τζτρκ-
χοΆοκγι ζΤξοι ί>οκζ& juX τρζτβυτίρους yi*
VìtÒcli , 7L• ου τΧίοσΊ. Hefiodum enim ,
& Homerum atate quadringentis annis puto me
feniores fuifje > & non pluribus . Aggiunta dun-
que la generazione avanti Efiodo , cioè anni
trentatre a quattrocento , affermeremo, che
Ero•
$6 Ραρατοβ. su la Fortutvt^
Erodoto nacque quattrocento trentatre anni
dopo la diftruzione di Troja .
Inoltre Gellio coll'autorità di Pamfila nel
7/5. XI. Cap.XXW. attefta,che Erodoto avea
anni cinquantatre nell 1 anno primo della
guerra Peloponnefiaca , dunque aggiugnendo
anni cinquantatre a quattrocento trentatre ,
avremo , che il primo anno della guerra Pe-
loponnefiaca avvenne quattrocento ottantafei
anni dopo la diftruzione di Troja .
Ora l'anno primo della guerra Pelopon-
nefìaca per comune confenfo di tutti i Cro-
nologi fu il quattrocento trent' uno prima
della nafcita di Crifto, il quai tempo fom-
mato con quattrocento ottantafei „ vengono
ad effere novecento diciaflette anni prima
della nafcita di Crifto , e perciò la diftru-
zione di Troja a-venne novecento diciaifett*
anni prima di nafcer Crifto .
Potrebbe opporli qui una difficoltà rica-
vata da un Opra di Erodoto , intitolata La
vita di Omero , e flimata da Claflici Crono-
logi molto forte , ivi così fi legge : *Ab Ho•
mero nato anni funt [excenti viginti duo ad
Xer/ìs ufque in Gneciam tvajettum , qui videli-
cet juntto Hellefponto pontibus cum exercitu ex
%Afia in Europam ptnetravit , ex bis igitur fa*
cile fuerit cahulo colltgere tempus et , qui Pra•
toYum %Athenienfium rationem babuerit , nam a
Trojano bello claruit Homerus annis ccntum fé•
xflginta otto. Ma qui primieramente bifogna
ri-
Di Or τα C a ρ. ΧΤΓ. 97
riflettere , che fé Erodoto foffe Γ autor ge-
nuino della Vita di Omero , contradirebbe
a quelche egli diffe nella fua Storia , cioè
l'eifcr vifluro 400. anni dopo Omero , ed
Efiodo ; giachè nella Vita di Omero avea
detto , che fra Omero fino a Serfe fi fra-
mezzavano anni 622. . Per fecondo faper
debbono gli Eruditi , che Erodoto non fu
l'astore della Vita d' Omero, ma un Ano-
nimo molto da Erodoto d' AlicarnaiTo di-
verfo, e non troppo intefo delle cofe anti-
che , che volle infignir la fua Opera col
nome di Erodoto, come ci perfuadono tuN
te le ragioni critiche , ricavate in partico-
lare dalla natura dello ftile , e della frafe ,
che fi vedono nell' autor della vita di O-
mero, diverfe da que' delle Mufe di Erodo-
to, onde l'autor della Vita d' Omero dee
pili torto Pfeudo- Erodoto appellarfi ; del che
fé i Lettori vorranno ofTervarne le partico-
larità , potranno leggere la dottiifima , e
profonda Prefazione di Stefano Berglero pre-
meffa air OdiiTea d 1 Omero della fua edi-
zione .
Tale è il noftro raziocinio intorno al
tempo della diftruzione di Troja , il quale
poco difeorda dall' opinione dei Cavaliere
Iiacco Newton: che leggefi nel taw.III.de*
fuoi Opufcoli , nell' Opufcolo XXII ,e XXIIL
Non credan però gli eruditi Lettori , che
avvicinandoli una tal noftra opinione a quel-
li la
^8 Papatod. su ia Fortuna
la del. Newton intorno alla diftruzione di
Troja j vogliamo adottare il Newtoniano
fiftema intorno Γ inriera antica Cronologia ,
afialito e combattuto da tanti Scrittori ed
Inglefi, ed efteri , e mal ricecuto , come cre-
duto contrario ed alla Divina Scrittura , ed
alla comune Cronologia , ed all' autorità di
ben molti antichi autorevoli Scrittori . né
fé mai ci forgefse talento purgar il Newton
dalle molte accufe , ed objezioni di tanti
Scrittori , giugnerebbero le noftre fiacche
forze ad interamente difenderlo di sì gran
numero di bravi oppofitori , né farebbe luo-
go di quefta Operetta , in cui una tal di-
greffione formar dovrebbe un ben grande vo-
lume * poiché le tante objezioni , che cir-
condano il Newton^ non ferifeono una tal
particolare opinione , fuorché un pafso di
Erodoto , il quale fé intender fi deve , co-
me molti eruditi Cronologi , e Critici Γ
hanno intefo, rinuncierei torto una tal mia
opinione, ed abbraccierei qualche altra più
ragionevole e fondata . Quindi avendo un
tal luopo di Erodoto feriamente riflettuto ,
per quindi abbracciar quell' opinione , che
ha più aria di vero , non folo non veggio
cfserci quella forza , che molti Scrittori vor-
rebbero , ma mi lufingo da quel luogo la
noftra opinione vie più confermarfi.
Adunque Erodoto in Euterpe , ο fia nel
lib.ll. ( come il rapporta il dottiliimo Cap-
puc•
Di Oria Gap. XIL gg
puccino a Benne ttis Cbronolog. & Critic. tom.
Vì % avt.V. Proteggili, pag^^y. ed/t. Rom.) di-
ce: u4 Pane ( quem Mercurii fiimm ex Pene*
lope a Gracis , unumque ex Diis o&o vetuflijfi»
mis ab JEgypttis habitum fuiffe refert ) , juam
ufque ad atatem annos 8 00• fere , pauciores
vero , quam a Trojce excidio , interfluxiffe feri*
bit: ipfe vero fìquidem ante Chrijli natal m an•
no 484. in lucem edhus juent , inde fit , ut ip~
fius opinione T^oja excidium ante Chrijlìanam
JEram anno 1284. ai mìnus conti gerit. E nel•
la pag. 386. iAutlor efl Herodotus lìb. IL cap.
I45. ante Chriftianam JEram natus anno 484.,
aut 482,, a fua atate ad Bac^hum , & Cad-
mum annos intercedile JÓOO, , ad Herculem
5700. , ad Panem Trojana poflerwrem balo/i
800., & de vita Homeri §.38. in fin. ah ex*
cidio Tvoj<e ufque ad X^r/is trajrffion m in Grce-
ciam annos JQQ. interfluxiffe tradii * Quante
volte dunque farà vero, che Pane fu dopa
la ρ re fa di Troja , e da Pane fino alla na«
feita di Erodoto fi framezzavano anni otto-
cento , anderà in fumo la noftra opinione
oppofta al calcolo, che ne forma l'erudititi
fimo Cappuccino a Bennettis . E' d' uopo
perciò, che fi rifletta un tal luogo decifivo
di Erodoto. E per primo i dottiflìmi Av-
verfarj medefimi non fono intieramente fod•
disfatti del fenfo dato al luogo di Erodoto,
poiché il Palmerio rapportato ivi dal Ben-
Jiettis vi fcuopre un grande sbaglio , non
Ji % pò-
ιοο Paìatod. su la Fortuna
potendofi capire, come tra Bacco , ed Ero•
doto fi tramezzino anni 1600. , quandoché
poche generazioni fi frappofero ( come egli
dice ) tra Bacco , e la prefa di Troja , ond*
è, che il detto Palmerio vuol corrigere il
luogo di Erodoto , onde malamente fi de-
durrebbe , che Bacco foffe flato anni 8oo*
prima della prefa di Troja , quandoché poco
tempo frammezzar fi dovette . Quindi è ,
che il Palmerio vuole , che in Erodoto in
vece di ióoo. fi debba leggere poo. ,in vece
di 900• 800.
Una tal crifi del luogo di Erodoto ci dee
far oculati , ed attenti , e far ci dee fofpet-
tare , che abbiavi qualche imbroglio , e che
malamente finora fia flato intefo , per cui
comparifce guado , e corrotto; quandoché
niente io v'incontro di contradizione, inte-
fo però nel fuo vero fenfo. Lo sbaglio poi
palmare prefo comunemente dagP Interpreti t
e da tanti Eruditi è avvenuto in quelle pa-
role del tefto Greco : theia-tru ìncc i^i top
τρωικών y κατά οκτκχ,οηοί μούΚιςα *ίς iur %
mentre fi è cosi intefo il detto tefto , che
gli ottocento anni da Pane ad Erodoto fof-
fcro più pochi di quei dalla prefa di Troja
fino ai medefimo Erodoto , pauciores vero ,
iquam a Troja excidio interfiuxiffe . ... ad
Pancm Troiana poflcriorem baloft y pretendefì
-dunque dir Erodoto , che Pane foflfe flato
dopQ
Di Oria Gap• XII. iot
dopo la guerra Trojana , quandoché ben ri-
flettuto il tetto , fi deduce Pane eifere ftato
prima della detta guerra , eccone le parole .
Tlccvì Vi τω Ìk Γίην Β?\οτης ( ίκ ταύτης
yccp 7L Τζ,'ρμίν ΚίγετοΛ ytvicr&ai ντο Ελ•
7\ηνωι> ο Tldv ) ΪΚαττω ma Ιςι tuv
τρωικών ^ xocm οκτακόσια μά\ι?α 5 k ejtxe.
%k Pane vero ex Ponelope ( ex hac enim &
Mercurio dicitur genhus a Gracis Pan ) , ( mi•
nores funt anni rerum Trojanamm ) , etreiter
ettingemi ufque ad me , ove Γ efpreflione
xcltcc οκτακόσια è fimiie alle precedenti
χατυ ϊ£ακότια &c. , onde così anderebbe
Γ intiero genuino trafporto : Jl Baccbo diBo
$x Semele , qua fuit Cadmi , circiter i£oo.
ufque ad me . <Ab Hercule filomena , circiter
nongentì . %/t Pane ex Penelope ( ex hac enim ,
& Mercurio dicitur genhus # Gr<ecis Pan ) ,
( minores rerum Trojanamm anni funt ) , cir*
citer oBingenti ufque ad me . eflendofì la pò•
rola Τρω'ίκων confiderata come genitivo di
comparazione ; quantunque la naturai giaci-
tura lo vuole femplice genitivo , come noi
Γ abbiam tralatato , e correndo le feguenti
parole : circiter oBingenti &c. , colla fteiTa na-
turalezza delle precedenti : circiter 1600. ,
circiter nongenti &c. perciò fé gli anni tra
la prefa di Troja , e la nafeita di Erodoto
fono minori di ottocento , Pane ha dovuto
efler prima della prefa di Troja . dunque tra
Η 3 1*
ιοχ Papatod. su la Fortuna
]a prefa di Troja -, e la nafcita di Erodoto
il numero degli anni , che fi framezzano , è
meno di ottocento; dunque non avvi alcuno
affurdo, anzi è coerente ad Erodoto rnede-
iìmo , Γ aver detto noi , che tra Erodoto ,
e la definizione di Troja fi Tramezzarono
anni quattrocento trentatre , fé una tal de-
irruzione fu più recente di Pane.
Né fa forza il dire, che effendo Pan? fi-
glio di Penelope , ed effendo Penelope vif-
futa dopo la guerra Trojana , perciò Pane
fia fiato dopo la guerra Trojana , poiché fo-
novi fiate più Penelopi , come dice il Boc-
caccio nella Genealogia degli Dei; il quale
crede, che un tal Pane non ha potuto eifer
figlio di Penelope moglie d* Ulifle.
Ma chechè abbiano favoleggiato i Poeti ,
ed i Greci , quantunque fi mi li favole fe-m-
brino contrarie a quelche noi afieriamo del
iefto di Erodoto, ed eifer forbiva di varie
oppofizioni ; tali oppofizioni tuttavia non
fanno forza* alcuna al penfare del medefimo
Erodoto, il quale vuole, che non vi fi ab-
bia credito alcuno, come al vero contrarie,
il che per renderfi chiaro , fa uopo difiin-
guere fecondo Erodoto medefimo tre diverfe
opinioni, l'opinione degli Egizj , Γ opinio-
ne volgare de' Greci , ed il proprio fenti-
mento di Erodoto , il quale nel fuddetto
luogo foggiugne ; Tojr&v W άμφοτερν»
1CQL*
Di Oria Gap. XII. 103
vrup^i ypctG-'sjyj τοΊαι τις TeìrsTcu Keyo•
μίνοκη μάλλον . ξμοι ο ώι> η ιηρι αυτίων
γνώμη αττο^δδεκτοω • e-f μζν γαρ φανεροί•
7Έ syhwrv , IL• χ,κπγηρασ-α» vl ούτοι tv
τυ\ Kfihccìu y Kccr&Tcp ΉίραζΧίης ò è&
Α'μφιτρύννος γενόμενος > *L• B?j m1 Αιόνυ-
tros 6 zk Έ,ψίΧης y yy Udì/ ex Π?/ι^λα-
της γζνομ$νος 5 ϊφη άντις jl πότους ccK~
Τ^ους γίνομΑνους άνδρας £%w ™ ìzwW
ουνομχτα to^ προγζγονοτων ά*ζωι> " νυν %è
Aiòvvróvji Xsyoucn οι Έψηνες ως άυτίκ,χ
ytvojAVov ) Ις toV μηροι> ivèppocx^ocrO 7Lw? t
7L ηι/ιχχ,ί k Νότταν τ ψ υτίρ Αιγύπτου^
ζουτα,ν ϊν τη A'i&iottÌy) ' xj ΣΙανοτγζ τζρι
ουκ ζ%ουπ ζίττ&ν οκη ζτροίττϊτο γινόμενος 9
Τίη'Κοίμοι ων γεγονζ era υς -tpov ίττυ&οντο οι
Έ?ϊϊ\ηνκ τούτων to ουνόμα.τ<χ η τκ τΰν
αΜ^ vhav• ce φ ο6 Β e ζτό&οντΌ %póvou y
dito τούτον γΒνεηΧογζουτι ccutbvv rfo γι-
νίτιν • Hls igìtur utrifque licei uti , qui cre-
dit diftis potius . a me autem de bis opinio
explicata eft . β enim davi fuerunt , & con fé*
nuerunt hi in Grecia , ut Hercules filius <Am~
pbitryonis , & Bacchus ex Semele genitus , &
Pan ex Penelope , diceva quìs & hos alios
genitos viros babere illorum nomina ante-ge•
nitorum Deorum . Nane autem ajunt Graci ,
Saccbum ^ flatim ac genitus fait , Jovem in
Η 4 ftMO-
ιθ4 Papatod. su la Fortuna
f emove infuiffe in Nyffa fuper Jlegyptum in
•Aetbtopia . & de Pane non habcnt dicere ,
ubi nutritus fuerit . clamm itaque mibi fa»
Bum efl , poflerius Grcecos horum nomina au-
diviffe , quam aliorum Deorum • ex quo vero
tempore audierunt , ex eo incipiunt defcrtbeve eo•
rum originem . Da ciò , e dall' intiero con-
teso comparifce, che Erodoto lafcia ad ar-
bitrio di ciafcheduno , ο il feguir Γ opinio*
ne degli Egizj , che vogliono Pane antichif-
fimo prima di Ercole, e gli altri Dii d'u-
na incredibile antichità ; ο Γ opinione de'
Greci , che vogHon Pane figlio di Penelope•
Egli intanto non approva l'opinion degli E*
gizj , né quella de' Greci , i quali taccia ,
come capricciofi , in voler incominciar a
teffere la genealogia degli Dii da quel tem•
f>o , in cui incominciaron loro ad eflere no•
ti , non già da quel tempo , in cui effetti•
vamente nacquero . il perchè Erodoto di•
fcordando e dagli Egizj , e da' Greci favo•
lofi , vuole, che in fatti Bacco creduto feioc-
camente figlio di Semele lia viffuto ióoo*
anni prima di lui ; Ercole detto dai favolo•
fi Greci figlio di Alcmena, anni 900.; Pa-
ne colla medefima feiocchezza detto figlio di
Penelope , anni 800.
Prefo ora Erodoto nel dovuto fenfo, cef•
fan le objezioni del Palmerio , nò occorre
più far violenza al tetto , e guadarlo ; men-
tre Erodoto avendo chiaramente detto , che
la
Di' Oria Ca?. XTT. 105
le generazioni di detti Dii accennate da*
Greci fiano infufliftenti e capricciofe , fareb-
be uno ftravolto penfare pretendere , che deb-
bano effer vere finiili generazioni in ifpie-
gar il tefto del medefimo Erodoto , e tirar-
ne quindi oppofizioni contro il medefimo
tefto.
Sonovi delle altre opinioni intorno alla
prefa di Troja ; né niego , che tali opinio-
ni abbiano i loro appoggi, tra le quali due
fono ie principali , la prima feguita da Mar-
famo , Seldeno , Lidiato , Prideo &c. ^ i
quali appoggiati ai Marmi Arundeliani fif-
fano la prefa di Troja nell' anno avanti
Crifto 1 2,0?. ; Γ altra del Petavio , Uiferio ,
Ricciolio, Pagio, Capello , Ricchio , Bud-
deo &c. , i quali feguendo il computo di
Eratoftene, ed Appollodoro fiifano una tal
epoca neir anno innanzi -Crifto 1 1 84. Noi
ci fiamo attaccati alli principi di Erodoto,
come Iftorico più antico degli altri , ed a
cui in materie di Origini li aftrufe credia-
mo doverfi aver più credito , che agli al-
tri pofteriori Scrittori , e monumenti di an-
tichità, fpecialmente intorno a materie 9 che
noi dal medefimo Erodoto principalmente
ftiamo ricavando , di cui quantunque qual-
cheduno abbia cercato diminuire il credito,
tuttavia rimarrà quefto fempre intatto , fpe-
cialmente per lanobil difefa fattane da Gio-
acchino Camerario celebre letterato nel Proe-
mia
' 1θ6 T*A>ATOD. SU LA FORTUNA
mio fopra le Storie di Erodoto .
Dopo aver fiiiato il tempo della genera-
zione al noflxo propofito , che eifer dee an-
ni rrentatre circa, ed il tempo della diftru-
zione di Troja , che fu anni 917. prima
della nafcita di Crifto; è facile il definire
il tempo della fondazione di Oria , il qua-
le, come diife Erodoto, efler dee tre genera-
zioni prima della diftruzione di Troja , ma
non intiere , come credette il noftro Q. Ma-
rio Currado nel lib. Vili, delle fue Epiftole
βρίβ. zij. Scrivendo ad Aldo Manuzio col-
le ieguenti parole : illud feto , prò fententià
Galatei , Ρ onta ni ^ sAtii^ & Hermolai de ve•
fere lingua Mtffapwrum , neminem dubitare tres
bomlnum tftates ante bellum T*oiaium condì t ani
fuiffs Unam a Cretenftbus , qui deinde mutato
nomine Japyges Mtjfapii dici maluerunt . Poi-
ché bifogna defalcarne dalle tre generazioni
i cinque anni dell' affedio di Gamico, e cin-
que altri anni al più per gli preparamenti di
quella grande armata dopo la morte di Mi-
noe , e per qualche fpazio frameflbvi : men-
tre nel tetto Greco Erodoto dice : ^α Ύ/00-
VQV l p ev> intervallum , intervallo interjetlo :
onde bifogna defalcarne dalle tre generazio-
ni fotto fopra una decina di anni . perchè
dunque tre generazioni fanno cent' anni , le-
vati diece da cento , rimangono novanta .
dunque Oria foffopra fu fondata dai Cretefi
Si Oria Gap. XTT. ϊο?
«f?0. anni prima della rovina di Troja . e
perchè la pretela di Troja avvenne i come
lì è dimoftrato , ριγ. anni prima della na-
lcita di Crifto ; aggiunti i 90. a g\j. vie-
ne ad eifer la noftr' Oria fondata dai Cre-
tefi 1007. anni prima della venuta di Crifto.
Uiciti ora , e disbrigatici da sì intrigato
labirinto potremo a noftro talento fervirci
di varie Epoche, e cavarci quelle curiofnà ,
che ci forgono. poiché fé al Ì7Ó7. ago-
gneremo 1007. avremo , che Oria fu fon•
data 2,774. prima del prefente anno .
Il primo anno della nafeita di Crifto ca-
fra nelT anno dei Periodo Giuliano 4714•
dai 47 1+. fottratti gli anni 1007. rimango-
no 3707. anno del Periodo Giuliano , in
cui fu Oria fondata.
Dai 3707. fottratti gli anni del Periodo
Giuliano 730. prima della creazione dei
mondo, rimangono anni 2977. dunque Oria
fu ÌDndata dopo la creazione del mondo
2p77• anni .
Neil' anno 431. prima della venuta di
Crifto principio della guerra Peloponnefiaca
correva Γ anno 323. della fondazione di Ro-
ma , fecondo il Petavio Rat. Temp. tom.ll.
Dunque aggiunti 323. a 431. nafeono gli
anni 754. prima della venuta di Crifto,
tempo della fondazione di Roma . e per-
ciò Roma fu fondata prima di Crifto anni
754• 0«* perchè Oria fu fondata prima di
Cri.
io8 Papatod. su la Fortuna
Crifto anni 1007. fottratti i 754. da 1007.
rimangono anni 253. e perciò Oria fu fon-
data dai Cretefi 253. anni prima della fon-
dazione di Roma .
Avvertano però qui i Lettori , che fé la
noftra opinione non piaceife, e volefle adot-
tare per vera quella degli altri , i quali co-
munemente vogliono , che la generazione
fia un fecolo, ο iiano anni cento : allora Γ
antichità di Oria farebbe piti prodigiofa . la
diftinzione poi degli anni in tal fiftema po-
tranno i Lettori da loro ftefli cavarla , fé
offerveranno le medefime regole , di cui fo-
pra noi nella noftra opinione ci fiam fer-
viti .
CA.
Dr Oria Cap. XIII. iop
CAPO XIII.
Si prova ejfere fiata Oria fede degli an•
tichì Re Mejfapf.
D Α1Γ aver detto Erodoto , che i Cretefi
fondaron Hyria , e dopo altre Città ,
fenza nominarle , fi deduce una neceiTaria
confequenza , che Oria fofie ftata la Capita-
le delle altre Città fondate; perchè fé altra
foffe ftata la Capitale , che Oria , non avreb-
be quella colle altre confufa , né detto avreb-
be : alias urbes condidiffe , fenza diftinzione
alcuna ed alla rinfufa .
Abbiamo poi un chiariffimo luogo di
Strabone, che conferma la noftra propofizio-
ne . Quefto difie nel Uh. VI. In medio iftbmo
Tbyraeum , ubi Regia oflendhur cujufdam di•
tione prediti. Anche fuppofto , che appreffo
Strabone dovefle leggerfi Tbyraeum ' y quefto
effer dee in mezzo all' iftmo , ed in quefto
era la Regia, che vide a fuoi tempi anco*
ra Strabone . E quantunque , come fi è det-
to nel Cap. X. , avefTe dubbitato Strabone ,
fk Γ Hyria di Erodoto foife quefto Tbyraeum,
ο Ve.
HO Papàtod. su la Fortuita
ο Vereto, tuttavia Γ aver detto più fotto ;
U?ia inter Brundufium , & Tarentum , e più
fopra, che Erodoto diffe : Urìam conditam
effe a Cretenftbus , qui a cbffe Minois &c. ,
ci dinota, che Γ Uria di Erodoto uon fi di.
{lingue da Tbyvaum , ove era Γ accennata
Regia . più chiaro poi correrà Γ argomento,
fé ieguendo il Cafaubono , come fi difle nei
Cap. X. f leggeremo così appreflo Strabene.
In medio Ijìbmo Uraum j ubi Regia oftenditur
cujufdam ditione praditi • il perchè chi vuoi
diftinguere Τ hv return in medio iflbmo , ed U-
viam inter Brundufium , & Tarentum appreflfo
Strabone , come taluno ha pretefo , dovreb-
be coftui effer arrollato nel numero de' Fi•
lofofi Nominali , per non dirli, che non ca-
pifee Strabone ; il quale per altro fu ben
capito dal Briet tomJL P.IU Vtb. V. de an•
tiqua Italia Cap. IX. n. z. t quando ivi que-
fto fcriffe : Uria, aliter Hyria , & Uretum,
ubi M. %Antontus cum paucis plurimo? oppref*
fit . in ea erat Regia diviti s cujufdam indi-
gena .
Né ci mancano delle forti conghietture.
poiché Tucidide deferivendo la ìpedizione
degli Ateniefi contro la Sicilia nel tempo
della guerra Peloponnefiaca , dice , che gli
Ateniefi approdarono nel promontorio Japi-
gio , quindi nelf ifole Cheradi,che fono fe-
condo il Cluverio, ed altri Geografi Γ ifole
greifo Taranto , dette una di S. Pelagio , e
Tal-
Dr Orìa Ca ρ. ΧΙΙΓ. iti
f altra di S.Andrea. E quantunque il Ca-
faubono abbia creduto effer Γ ilble Cheradi
i tre promontorj vicino Cutrone nelle fuc
annotazioni fopra Strabone lib.VL ; il Ma.
zochio tuttavia giuftamente il riprende col-
le feguenti parole nel Cotteti. IX. Cap.lll.ad*
not. g6. de' fuoi Commentar) fopra le Tavo-
le Eracleenii : atqui promontorìa infulas voca«
ri , quis pvobaverit ? a hac , qua hic Thtxcy*
dides navrat , longiffime a tribus promontorio
abfunt . demum yoipà^ y interdum appellati'*
<uum e fi nomen , & νφάλοις πίτραις ορρό*
nuntur : at nemo efficiet , ut y αράδες eaedem
ac uKpui fin* • Defcrivendoci dunque Tucidi-
de una tale fpedizione , e_ tai circoftanze così
dice nel lib.VU.cap. XXXIII. q H Αημοσ&ί-
νης il Έ'υρυμζίίων , ίτοιμηζ fòt) της ς-ρα~
τιας ουτης lx της Κέρκυρας ìù ccto της
απείρου^ ίπίραιω\ϊη<ταν ζυμπασ-ϊ) τη ς -pcc-
τια τον Vomv W ccxpccp ϊατυγίαν . il
ορμνι&ίντζς ccutqSw y χ.ατ!<χονσιν Ις τας
yoipcfòocs νητους ϊατυγίας . il οίχ,οντις-οί-
<ττε τινάς των Ταπυγων πεντήκοντα il
hctròv tu MeTcruiriou ίχνους ώάβ/βα*
Ιονται ζτί τ ας ναυς. 7Ù τω Κβτα. ( or-
Tip κ. τους ακοντις~ας οναττης ων παρί*
yjTo αυτΌίς ) ανανεωταμενοι τίνα τ α*
Kcuccv φι7\ιαν αφικνώνται k Μζταποντιω
της
if£ IPapatod• su ia Fortuna 1
«rjjfe YrccKiccs . Demoflbenes ve ο , €^ £«>y«
*wetf<?w , <r«w exercitus ex Corcpra , Φ e* co»*/•
«ewte colleftus jam paratus tjfet , c«w uuiver•
fts copìis Jonium mare trajecerunt , & appule*
runt ad premontorium Japygìum . Hìnc vero
profetili ad Choeradas Japygia infulas appule*
runt . Et paucos quofdam Japygum jaculatores
Meffapi* gentis , numero centum , & quinqua*
ginta in naves impofuerunt . Et renovata ve*
tujìa quadam amicizia cum %/lrta ( qui illis in
locis tum imperitans jaculatores etiam ifios ipfit
ptabuerat ) ad Metapontium Italia urb&m apm
pulerunt .
Da quefb luogo di Tucidide primiera-
mente fi ricava , che i Meflapj aveano i
loro Re, tra i quali Arta, il quale era an-
tico alleato degli Ateniefi • giachè queflt
nella predetta fpedizione rinovaron con lui
Γ antica amicizia ed alleanza . Per fecondo
1' aver prima giunti gli Ateniefi all' ifole
Cheradi , e poi trattato col Re Arta , e
prefo da quello Γ accennato foccorfo , ci dà
a credere , che ciò fecero per eifer a porta-
ta di trattar da vicino col Re Arta . Onde
effendo la Città più vicina della Meflapia
a Taranto Oria: come diffe Plinio: Oppida
per continentem a Τ atento Uria y cai cognomen
Meffapia &c. ad Oria dee attribuirfi la fe-
de del Re Arta , e per confeguenza de' Re
Mcifap; .
Cotal fortiflima conghiettura potrebbe fem-
bra-
Di Oria Cap, ΧΙΙΓ. 113
brare a qualche debol talento effer ofcurata
dalla famofa queftione intorno alla Patria
di Ennio, la quale il valente Scrittor Sa-
lentino Berardino Tafuri vuole predò le
Grottaglie , ed il dotto non rnen , che eru-
dito D. Annibale di Leo nella fua elegante
Differtazione delle Memorie di M. Pacuvio
tra Oria , e Ceglie , fei miglia ugualmente da
quefli due montuofi luoghi diflante . onde de*
durrebbe qualcheduno, che Rudia abbia po-
tuto effer la fede del Re Arta , fpecial men-
te effendo detto Ennio da Silio Italico Kb.
Vili.
Ennius antiqua Mtffapi ab origine Regis .
e Suida ο ποιητής Mtr<rcc7rios , p0 ' éta Mef*
fapius . Sicché fé noi ci leveremo cotefta
Rudia d' avanti , correrà bene la noftra rap-
portata conghiettura ricavata da Tucidide.
e per proceder in un tale intrigo con chia-
rezza , da che incomincioffì ad agitar la
quiftione intorno alla Patria di Ennio fino
a* noftri giorni , fi fono fatti sforzi dagli
eraditi , ed amanti dell' antichità ; ma per
quelche io ne fappia, non veggiamo ancora
chi abbiaci prodotte ragioni almeno proba-
bili per fiffarla. Q. Mario Currado Ontano ec-
cellente letterato del fecolo erudito volle ri-
flettere fopra un -tal punto , ed ebbe fofpet-
to , che da Rudia Patria di Ennio foffefì
fatta Villanova , forfè intende per quella
I vii-
ΪΤ4 PAPATOD. SU LA FORTUNA
Villanpva preffo Oftuni , che è una Torre;
ma non avendone prove , folo affermò , ch^
Radia Patria di Ennio dovea effere tra Γ
antica Egnazia , ed il porto Safina , oggi
porto di Cefarea . ecco le lue parole Ep>/L
//6.1 IL ett'fl. 74. fcrivendo a Giovati Fran-
cefco Rubeo Gitreconfulto : De Gtographa
tua f aut Jlpuli# totoSyWqC expeBo , quid
egris. Rudìas maxime velim , ut extrices , de
quibus meam Jententiam fi non probes , coghes
tamen accuratius • Equidem certis auftoribus in*
ter Egnatiam , C/ portum Saftnam collocarem •*
etiamfi confi are poffet ex ils Villanovam non
effe faclam . Pofcia fuvvi afpra contefa tra
il Poeta Battifta , e Domenico de Angeli^•
e par, che in que' tempi prevaluta foffe Γ
opinione dd de Angelis in aver Affata la
Patria d'Ennio in Rug^e vicino Lecce;
pretendendo il Battila , che foffe preffo le
Grottaglie . Ed in fatti ne riportò il de An-
gelis gli elogj de' Signori GiornalifH di Ve•
nezia . quando non ha guari , che il Tafuri
facendo quafi le vendette dei Battifta poca
feguito nella fua opinione ha refo fuori d'o-
gni dubbio , che la Patria d'Ennio non pof-
ia effere Γ antica pretefa Rugge preffo Lec-
ce , e che più tofto effer debba preffo Ta-
ranto: ma folo non periuade , che fia preffo
le Grottaglie , ficcome nemmeno fiam per-
fuafi dal Leo, che efler debba tra Ceglie ,
ed Oria .
E
Dr Oria Gap. XIIL 115
E per dar conto ai dotti del noftro feritimeli-
to . Non fo , con quale autorità fi fupponga
una Rudia preffo Lecce; poiché il folo chia-
marfi dai Signori Leccefi Rufce quel luogo
diruto non lungi da Lecce , può effer avve-
nuto non già da una coftante tradizione ,
ma dall' aver alcuni letterati Leccefi non
ben intefo il luogo di S trabone , e creduto
quel Rhodeei vicino Lecce . Un tal famofo
paflò , e che ognuno fpiegar vorrebbe a fuo
piacere , è nel lìbVLGeograph. , il quale vien
così tralatato : Recenfuimus in littore pofìta,
oppida • at in mediterranei* funt Rud'ae ( Ro»
daeos Strabo nominat Graece ) , & Lupìae ,
ac parvo fapra mare intetvallo Salapia . Qaì
il tralatore v'intrude Salapia , ο fia Salpe
malamente , quandoché Strabone ila parlan-
do della Giapigia diverfa dalla Peucezia , e
dalla Daunìa , ove è Salpe , al che alcuni
non badando han prefo così Γ ordine delle
Città mediterranee della noftra Provincia :
Rudia , Lecce , Salpe : ed ecco , come lem-
brava a coloro eifer Rudia fotto Lecce . Ma
nel tefto Greco non leggefi Salapia , ma
Salepia diverfa da Salapia, ο fia Salpe , di
cui parla altrove nel medefimo libro Stra-
bone. Quella Salepia, poi non fi fa, fé fia
nel fettentrione di Lecce , ο al meriggio ,
e perciò viene ad ignorarli con ciò il fito
di Rudia di Strabone • mentre dovendo ef-
fer Lecce nel mezzo , fé Salepia è al S^U
I % ten-
ίϊ6 Papatod. su la Fortuna
tentrione : Rudia farà al meriggio ; fé Sale-
pia al meriggio, Rudia farà al Settentrione,
potendo effer dunque . che Salepia {tata fof-
ie dopo Lecce verfo il meriggio , farebbe
quella ferie di Città mediterranee Rudia ,
Lecce ι Salepia incominciata dai Settrione :
Aggiugnefi qui , che potendofi fofpettare nel
tefto di Strabone qualche piccioliffima mu-
tazione > nafeerebbe motivo di credere , che
Strabone avefle fcritto Salentia per Salepia y
poiché leggendofi ivi Έ<χ}\ητίκ potrebbe na-
feer Salentia in tal guifa : ΣΑΛΗΠΙΑ
ΣΑΛ£ΝΤί A per la sbarra logoratafi a-
vanti il Π fuppofto. ed oltre quella faciltà
di cambiamento di lettere, che ha dato an•
fa a' Copifti di trafmutar Salentia in Sale-
pia , la Geografia fteffa antica riclama non
conofeer in quefta Provincia Salepia , ma Sa-
lentia , la quale efler dee dopo Lecce verfo
il meriggio per ragion di latitudine , e da
cui furon detti i Salentini , che abbitavano
verfo il Promontorio, come riflette il Mai•
zochio , e noi altrove in quefta Differtazio-
ne abbiam provato . effendo perciò quefta
Γ unico appoggio per provarfi la Rudia pref-
io Lecce > ed effendo mal fondato , rimango
nel mio penfiere di credere non effervi Ra-
ta preffo Lecce una qualche Città detta Ru-
dia . dimoftrafi tuttavia ad evidenza , che
tra Egnazia , e Brindili eravi una Città det-
ta
Dì Or ία Gap. XIIT. 117
fa Radia : mentre Plinio lib. III. Cap. IL
dice : Brundufio conterminus Pediculorum ager y
quorum oppida Rbud<a 5 Egnatia , Barion .
Mela de Sh. Orb. ho. II. Cap. Ili. Ροβ Βα•
fium Egnatia , & Ennio rive Ncbiles Rbu-
d'tae , & in Calabria Brundufium . Tolomeo
Geograf. lib. III. dà di latitudine
grad.
min*
A Btindifi
• 39 •
.= 40
A Rudia
39
= 45
Ad Egnazia
• 59 •
= 5°
E perciò per ragion di latitudine primo ef-
fer dee Brinditi, poi Rudia , poi Egnaza.
onde il luogo alquanto ofcuro di Strabene
intender fi dee nel fenfo de* mentovati
Scrittori , cioè , che quel Rodaei di Strabe-
ne tia la tittia Rudia di Plinio, di Mela 3
e di Tolomeo tra Brinditi , ed Egnazia .
Mancando intanto a que' , che pretendo•
no efiere fiata la Patria di Ennio Rudia
preffo Lecce , il primo fondamento , ed il
primo luppofto , indarno cercano applicar a
quella iuppofta Rudia un altro paiio di Stra-
bone del medefimo libro VI. , che ora e•
famineremo . Dopo aver quello Scrittore de*
fcritto il giro per mare della noftra Provin-
cia da Taranto fino Brindili, dice , che da
Otranto fino Prindifi fonovi 400. Stadii 7
td altrettanti da Brinditi aiT iiola Safona ,
I 3 che
ii8 Papatod. su la Fortuna
che giace nel mezzo del traggitto tra Γ E-
piro , e Brindifi. per tal motivo que' , che
dall'Epiro vengono in Brindifi., fé poflbno
mantener il cammin dritto , fi partono dall'
Epiro nella finiftra dell' ifola Safona verfo
Otranto, e mentre viaggiano oifervando il
vento favorevole per Brindifi , s* indirizzano
verfo Brindifi , ed ivi sbarcano : insuifachè
non fiatando quel vento favorevole , il viag-
gio farebbe continuato fino Otranto , ove
sbarcherebbero , come in fatti avvenne a'
Turchi 'nella prefa d* Otranto , i quali per
mancanza di vento favorevole non potettero
andare in Brindifi , come avean determina-
to. Ora dall'Epiro per tai motivi potendo-
fi fare due viaggi, uno fino Otranto , e Γ
altro col vento favorevole rivolto in Brin-
difi : foggiugne Strabone, che in minor tem-
po , e più brevemente vanno i viaggiatori
in Rudia Patria di Ennio per terra sbarcan-
do da Brindifi, che per terra sbarcando da
Otranto. Onde la diflanza di Rudia da Brin-
difi è minore di quella da Otranto . E di-
cendo ciò Strabone nel medefimo luogo ,
ove diife Rudia, Lnpiae , Salepla , né dan-
do alcuna diftinzione tra le due fuppofte Ru-
die, mi confermo perciò vieppiù nella mia
opinione di una fola Rudia per latitudine
tra Egnazia , e Brindifi .
Il rapportato luogo di Strabone leggendo•
fi fecondo i tralatori ha dato motivo ai
let-
Di Oria Gap. XTIT. ι τ g
letterati di varie fpieghe , che cosi fuol leg-
geri!, kA Leucis al oppia um Hydrmtem Sta*
dia 150. inde Bftnduftum ufque 400. totu
demque ad Safonem injulam , qua in medio
fere inter Epirum & Brundufium ja:et tra•
jefìtu . Unde fit , ut qui rettum tenere curfum
pojfunt , ad Hydruntem relifla Safone ad lae•
v*m deferantur . indeque fecundo vento expe•
fiato , ai Brunduftnos appella nt portus : Unde
Tarentum verfus compendiofo itinre per Rodias
proficifcantur , urbtm Gracam Enati patriam
Pceta . Qui bifogna tagliar quelle parole
Tarentum verfus aggiunte dall' audace trala-
tore: il per da per Rodias : quel compendio*
fo itinere per brevius , , ocyus , ο come è nel
tefto , TQVTOUL^npQJ : quel fecundo vento expe-
ftato in Otranto , in vece di obfervantes fé*
cundum ventum , τηρητανπς φοροίρ πν&!>μα-
#Π>£ ; quel deferantur ad Hydruntem in luogo
di folvunt y dtriguntur ad Hydruntem , come
bene può fpiegarfi , così ancora quel χατκί-
povriv ì» ccpiftpa της 1Ε(Χ<τωνος ττροζ toV
T'fyowTH". Perciò Γ efatto , e convenevoi
trafporto farebbe quefto ; propterea qui recium
tenere curfum pojfunt , in /ìn ; /lra Safonis fol-
vunt Hydruntem verfus , deinde obfervantes fé•
cundum vmtum appellunt ad Bundufinos por*
tus , egreffi vero brevius ( brevion via ) pe~
deflres pergunt Rudtas . Intanto così intefo il
luogo di Strabone , e dovendovi effer due
I 4 ftra•
120 Papatod. su la Fortuna
ftrade per terra a Rodìa, da Brindili la più
corta y e da Otranto la pili lunga : vedeiì ,
che quefto paflb di Strabone non è confacen.
te con la fuppofta Rudia preflb Lecce , ma
molto fa per la Rudia tra Egnazia , e Brin-
difi .
Vegniamo per fecondo al fìto di quefta
fola Rudia tra Egnazia , e Brindifi , del qua-
le fi contraila ; poiché il Battifta , ed il Ta-
furi la vogliono preflb le Grottaglie ; il Leo
tra Oria , e Ceglie . Per quelche io ne fap-
pia , Rudia patria di Ennio efler dee molto
più occidentale di Taranto , inguifachè per
Longitudine primo fia Rudia , poi Taranto*
e poi Brindifi ; poiché Tolomeo nella fua
Geografia //£.111. Cap. I. dà
A Rudia long. gr. 40. min. 41.
A Taranto long.gr.42. min. io.
Così leggefi ne' trafporti , ma confronta•
ta la miglior edizione del tetto Greco di
Tolomeo fatta in Amilerdam nel 161 8, in-
titolata : Theatrum Geograpbit utevìs ....
comple£ìens Claud'u PtoUmcei Geograpbia libros
Vili. , . ., e detta dall' eccellente Geografo
du Pleffis ΤΌ /w.IV. Geograf. edizione vara y eflù
matiffima , che confervafi nella celebre libre-
ria di S. Angelo a Nido in Napoli ; ivi
fi legge :
'Pouì) ι et ■ μα ^ γ
Rbudia 41. 50.
fc<-
Di Oria Cap. ΧΓΙΓ. 121
fecondo dunque il genuino tetto Rudia aver
dee di longitudine gr. 41. min.50., nongià,
come leggefi ne' trafporri , gr. 40. , min. 50.
Riguardo a Taranto ne' trafporti leggefi;
Taventum ■ 42. IO.
neir accennata edizione di Amfterdam:
ΎοΙρας — *— μβ ^
Taventum 42. 30.
cflendo ^ fegno del femifle, ο fia di mez-
zo grado, cioè minuti 30., non già dieci ,
come malamente leggefi ne' trafporti• vedi
intorno a 1 gradi , e minuti delle longitudini,
e latitudini di Tolomeo, e de' caratteri gre•
ci di quelle , Silburgio nelP annotazioni fo-
pra l'appendice di Paufania pttg. $\η. ^delf
edizione di Lipfia del 1696.
Ora volendo Tolomeo , che Rudia abbia
minuti cinque di latitudine più di Brindili,
e longitudine minuti quaranta meno di Ta-
ranto , fecondo le regole Geografiche per tro-
var il fito de 7 luoghi colle longitudini , e
latitudini , verrebbe ad eifer fita Rudia fo-
pra il fiume Bradano verfo Matera , luogo
pur troppo diverfo e da quello preflfo le.
Grottaglie , e da quello tra Oria , e Ceglie.
vale a dire , che il Battifta % il Tafuri , ed
il Leo malamente in que' loro luoghi Than
fituata . Un tal fito di Tolomeo par , che
venghi confermato da quelche racconta Gei•
Jio di Ennio /tf.XVU. C*/>.XVII.,cicè che
egli
122 Papàtod. su la Fortuna
egli fapea bene la lingua Greca , Ofca , e
Latina . poiché Tappiamo , come dimoftra il
Mazzocchio ne' Commentarj fopra le Ta-
vole Eracleenfi Colteti. /X, Cap. IV. adnot. n.
105., che i Lucani avean naturale la lin-
gua Ofca, dai quali come contigui alla Ca-
labria antica , fpecialmente verfo il fiume
Bradano , facilmente potò Ennio , come na-
tivo in un luogo vicino, apprender bene la
lingua Ofca ; fé pure in Radia ftefla , co-
me ai Lucani vicina, non fi parlava in lin-
gua Ofca , e Greca . il che non è facile a
poter fuccedere negli altri fuppofti fiti .
So bene , che le longitudini , e latitudini
fi vanno dai dotti Geografi da giorno in
giorno appurando, né importa , che quelle
di Tolomeo non fiano efatte in tutto; men-
tre un poco piti , un poco meno non fa al
noftro cafo ; e poi fempre farà vero , che
fecondo la mente di Tolomeo verfo Matera
efler dee Rudia . e folo può sfuggirfi la for-
za del noftro argomento col negar affatto
Γ autorirà di Tolomeo autore antichifiimo •
il che ognun vede , qual temerità farebbe .
Que' , che fono imbevuti delle altre opi-
nioni , fo , che fi opporranno a quella nuo-
va opinione , dicendo forfè , che parlando
Strabone della Meflapia definita dall' iftmo
tra Taranto , e Brindifi , tra le di cui Cit-
tà mediterranee era Rudia patria di Ennio;
farebbe perciò una colà moftruofa metter
ora
Dì Oria Gap. ΧΙΙΓ. 123
ora quefta molto fuori dell' iftmo verfo il
fiume Bradano .
Per quei , che ammettono due Rudie, è-
facile la rifpofta ; giacché folo fi recinge-
rebbe Strabone nell' iftmo parlando delle tre
Città mediterranee Rudia , Lupia , Salepia β
perciò ftimandofi una digreflìone il dire , che
a piedi da Brindifi fi giugne più prefto a
Rudia, non fa al cafo , fé Rudia fia dentro
Γ iftmo , ο fuori .
Noi però , che pretendiamo effervi una
fola Rudia , dobbiam prendere altra ftrada
per ifeioglier quefta objezzione. fa uopo per-
ciò riflettere, che Strabone parla alla rinfu-
fa , ed in due fenii , cioè nel fenfo de 5 Gre-
ci , e nel fenfo degli abitatori di que* luo-
ghi : Contingit Metapontium Japygia , quam
& Meffapiam Graci dixerunt , incolte allos Sa~
kntinos dicunt qui circa Japy giura habitant prò*
montorium^ alios Calabros.e più,fotto: per iflbmum
bujus peninfulce , quam plerique communi voca•
buio Meffapiam , Jap* gtam , Calabriam , & Sa*
kntinam appeVant . alti , quo dttturn efl modo y
dividunt . Qiù dimoftra il Mazzocchio Col•
leff. IX. Cap. IV. adnot. 98. eflervi cafeato ,
dal tefto di Strabone per error de' Copifti
toòì Μζτσ-ατίους , dovendo così dire Stra-
bone : incolie alios Salantinos dicunt
alios Mtffapios , altos Calabros . i quali Cala-
bri eifer doveano fuori dell* iftmo , ε parte
de f
124 Papatod. su la Fortuna
de* Peucezj . nel quàl fenfo Strabone dovè
parlar ancora , quando difle : airi , quo diftum
efl modo, dividunt . E giacché Strabone frg-
giunfe : Jupra ^os ( Calabvos ) verfus fepten•
trionem junt Peucetit j abbiam motivo di cre-
dere , che que' Calabri foflero uno ftrifcio
di terra , che dalla peniiola s* innoltrava
dentro tra i Peucezj , ed il fiume Bradano ,
tale appunto, come fi vede oggi nella prò-
vincia Idruntina. Il Mazzocchio pretende ,
che Calabria , e Peucetìa foffero parole Ano-
nime, la prima Ebraica, e Γ altra Greca ,
dinotanti la pece • il perchè avendo mutato
la Calabria il ilio nome nel Greco Peucetìa ,
quella porzione foggetta al Dominio de'Mef*
iapj giungea fino al fiume Bradano . il notò
il Mazzocchio Comrn* Tahb. Heracl. Pvodr*
Diatr.lL Cap.VIL adnot. LXXl. , e noi l'av-
vertiremo nell'ultimo Capitolo . di più fa-
cendo giugnere fino ivi Tolomeo Cap. ΙΙΓ.
iib. I. Geogr. i Salentini ; è fegno , che fino
ivi dominavano i Meifapj , prendendoli i
Salentini per Γ intiero nome di provincia f
non per quella parte verfo il promontorio ;
e lo fiato prefente della provincia Idruntina
par, che tutto ciò confermi . Non è mara-
viglia perciò, che a tante minuzie di divi-
(ioni da autori pofieriori fian nate tante con.
fufioni ed in cambiarti i nomi , ed in re-
ftringerfi , ed allargarti Γ efteniìoni , ed i lìti
de' Salentini , Calabri , Peucezj &c. , come
finan-
Dì Or τ a C a ν. ΧΠΤ. T25
finanche lo ftelfo accorto Strabone nel libro
fefto Te ne lamenta . Quindi è , che vedre•
mo Rudia patria di fcnnio fituata ne* Sa-
lentini da Tolomeo* ne' Pedicoli , che erari
popoli della Peucezia , da Plinio; nella Ca-
labria da Owidio, e da altri Poeti ; nella
Meffapia da Suida , il quale chiama Ennio
Poeta MeiTapio. Ne' Salentini , perchè ver-
fo Matera fi allargavano i Salentini : ne'Pe-
dicoli , perchè parte di quefti formava quel-
la Calabria MeiTapia ( fuerunt etiam ibi ( in
Calabrls ) , qui Pedicult , dicerentur maxime
Peucetit , difle Strabone nel lib.Vl. ) : nella
Calabria , perchè effettivamente quella parte
appellavafi Calabria: nella MeiTapia, perchè
fin verfo Matera fi eftendea la Meffapia pel
fuo dominio , e per queir aggiunta di Cala-
bria , che avea , Né dal dirli : Egnatta , Rtt.
dia , B/undufìum , deducefi , che effer debba
Rudia a Brindifì vicina • poiché gli autori ,
che in fimil modo parlano , hanno avuto fo-
lo riguardo alla latitudine , chechè ne foife
delia longitudine •
Il Leo fece molto appoggio al luogo da
noi fopra citato di Strabone per comprovar
la fua opinione; e pure noi ci abbiam fer-
vito del medefimo luogo per provar tutto
il contrario, il che è nato per eiferfi prefa
la parola τυντομωηρον % citius , ocyus dal
Leo femplicemente per aito , e non fuppo-
nen-
xz6 Pàpatod. su la Fortuna
nendovifi la comparazione dell' altra via .
onde credette il detto Leo così doverli in.
tendere il luogo di Stratone , cioè che u-
fcendofi dal porto di Brindili figiugnea pre-
fto a Rodia patria di Ennio; per cui detta
Rodia effcr dovea vicino Brindili .
Né il M.S. da lui oifervato dell' Abbate
Telefino può dar menoma probabilcà a! iuo
fentimento, mentre fé in quello iìie^ge; pqfi
hcec autem oppìdum , quod nuncu palar ο a ,
adtens , continuo illud egreditur , Rog.a , & a•
Ha eiufdem Cafira capiuntur * il medefìriio Leo
afferma leggerfi appreflb il Muratori pr<tterea y
in vece di Rogea . e perciò dovea dimoftrar
prima , che i MM.SS. del Muratori foriero
(corretti , e che quello da lui oifervato loife
efatto e corretto. Ma fupponiamo , che Γοί-
fervato Manufcritto fofle correttiiiimo ; onde
mai fi ricava , che Rogea foife fei miglia
dittante da Oria, ο almeno a quella vicina?
fé così potrebbe fentirfi l'Abbate Telefino :
prendendo Oria toflo ufiì da quelli , e lenza
perder tempo prende Rogea f qualunque, ed
ovunque ella fia ) , ed altre fortezze ec. . Ο
fia la pretefa Rugge preifo Lecce, ο la Ru-
dia di Tolomeo , e di Strabone , fé pure
Rogea non foffe un nome di luogo niente
confacente con Rudia . Quel continuo egre*
ditur nemmeno fa forza • perchè folo dino-
ta la velocità nell'ufcire , non già la vici-
nanza di Rogea ad Oria . fé pure una tal
Ro-
Dr Oria C a ρ. XIII. xzj
Rogea abbia conneflione con Rudia patria
di Ennio , e non fìa più torto un luogo di•
verfo .
Né opportune veftigia di qualche antica
abitazione fi veggono in quel luogo dal Leo
accennato tra Oria, e Ceglie. poiché efTen-
domi ivi portato col Signor D. Marcello
Lombardi, uomo di foprafino difcernimcn-
to y e verfatiifimo nelle Antichità, apparte*
xienti fpecialmente alla noftra Provincia ,
con quefti , che al par di me era anno-
io di rifchiarirfi di tai veftigia vantate dal
Leo, ivi altro non oflervai , che varie rozze,
e picciole pietre difperfe in due campi , de*
quali uno chiamai] Rodi grande , e Γ altro
Rodi piccolo nella villa del Decano D Lu-
ca dell' Aglio di Francavilla , dittante quat-
tro miglia circa da Oria # , ed otto da Ce-
glie . cotale difperfione di pietre infirmi fi
vede in moltiflìmi altri luoghi , che fembra•
noeffere fiate così difpofte dalla natura anzi,
che dagli uomini . ο almeno pofliam crede•
re , ehe ivi foflfero alcune fpecchie , delle
quali molte fé ne oÌTervano nel feudo di O•
ria, e che foflero dirute dagl'ingordi di tro-
var qualche teforo . un ammaffo di fimili
pietre fi vede due miglia circa dittante dal
detto luogo, verfo Γ Oriente , che chiamai!
la fpecchia di S. Cecilia prefTo la villa det-
ta Tuffano, ove anche alcuni han pretefo ,
che foffe la Rudia patria di Ennio . ed in
fafc.
i2,g Papatod. su la Fortuna
fatti in unM.S. antico del Dottor Fiflco Si-
meone Papatodero Ontano, che era padrone
di Tuffano, e che viffe preffo un fecolo ad-
dietro, così trovo fcritto di fuo proprio pu-
gno. La Ctttà antica di Rudia fu nel noflro
i/imo Cherfonefo , ovvero braccio di ter ν a del
Serro • bora Toffano la f pecchia di S. Cecilia ,
di dove fu Ennio Poeta il primo , che fcvivef*
fé in verfi latino. Un fimi! penderò forfè a-
vrà caduto alli padroni di quella villa tra
^Ceglie, ed Oria di chiamare un campo Ro-
di piccolo , e Γ altro Rodi grande, il qual
penfiero cade ancora ai Signori Mefagnefi in
chiamar Mefagne in latino Meffapia . In fom-
ma è ftato tanto il defio degli uomini di
quefta noflra provincia di veder cogli occhi
la Rudia del rinomato Ennio , che ogni
mucchio di pietre , che da noi s' incontra ,
ci fembri effer qualche avvanzo , della pa-
tria di quefto antichiffimo Poeta.
Ma per ritornare a noi , fembra da quel-
che fin qui abbiam detto , che Rudia patria
di Ennio effer debba fuori dal noftro iftmo,
e perciò non appartenente alP antica Meffa-
pia , fpccialmente volendola Plinio nel pae-
ie de' Pedicoli, ο fia nella Peucezia provin-
cia diverfa dalla Meffapia . il che anche fu
avvertito dal Mazochio Collett.lX. Cap.lll.
de' fuoi Commentarj fopra le Tavole Era-
cleenfi colle feguenti parole: extra vero penin-
jtilam Mejfapios Calahri excipmnt ( quorum β
utbs
Di Oria Gap. XIIT. 12?
tum uvbs Rudia oflendh , qua Ennio Calabri
poeta nomen peperit ) Calabri vero meo judu
ciò iidem qui Peucetii . ed ivi medefimo nel
Gap. IV. pofl Meffapìan fequebatur Calabria ,
in qua Radia Ennii patria , qui proinde Cala•
ber vocabatur • β cuti & Tarentum ipfum in
Calabria cxtittt . riguarda il Mazochio ad O-
vid. lib. III. de arte .
Ennius emeruit Calabris in montibus ortus .
Ed a Silio Italico lib. XXII• v.^gó.
Mijerunt Calabri , Rudla genuere vetufia .
ed Ovvidio par che confermi la nofira opi-
nione del fito della Rudia di Ennio verfo
Motola, ove fi veggono de* monti , e non
già ne 5 fiti del Τ afuri , e del Leo , ove fi
veggono fpaziofe pianure .
Dunque dal non efiervi nella MeiTapia al-
tre Città a portata di trattar cogli Atenie-
iì , fuorché Oria , non fenza fondamento af•
feriamo , che Oria era la fede de' Re Mef-
fapj , fpecialmente di Arta .
Intorno a quefto Re Meflapio bifogna av-
vertire , come Γ accennò ancora Giovanni
Hudfono nelle annotazioni del citato luogo
di Tucidide, che Ateneo nel lib. III. Cap.
XXV. lefle appreifo Tucidide Jl'rtos per xArta*
così egli dice/E V 7Z του Ουλτιανου roiaurd
mvoc παίζοντος, οΚυνουΧχος ccnUpccyWj άρτου
ì>ft) JtJ ου του μζτσ*οίτίωι> βασίΚίνς . λε'-
yw TQU gif ίϊατυγιχ Tipi ου vi cróy-
Κ ypoC
150 Papatod, su la Fortuna
γράμμα, Ιςι ΤΙο7\ζμ:ονι . μνημονΐ!ζΐ V dv*
του νί θουκυοΐ^ηζ Ιν ΙΟάόμ» , tl Anui)•
τριος ο χνμιχος ιν τω ζτιγραφομενω opcc*
μοίΐι !ίικ{ΚΊ& , ì>icc τούτων ^
Κ^ίΤθ*^ ίίς την Ϋτ&Κίαν , ανίμω νοτω
ΛηβάΧο^ν τό τζ?\αγος ih MzTTccrtouZy
Νρτος V ccvccKolQìÙv ζζενιζ ημάς χαΚως ,
S:W yjxpiii? Uéi μέγας χ. 7\οίμττρος ην.
%Adhuc Vip' ano bujufmodi ali qua lu lente , Cy+
nulcus exdamavh : %Avto ( pane , latine ) opus
efl, & non Meffapio*um Rege . Dico autem
illum ^ qui etat in Japyg'ra , de quo volumen
ejì Polentoni . Meminh aut m & de eo Thu*
cydides in feptimo , C9* D^metrius Comicus in
Dramate , quod infcrìbitur Sicilia per hac ver*
ba.
Et inie in Italiam vento note
Trajecimus pelagus ad Meffapios ?
*Anos vero recipiens bojpìtto a^cepit nos puU
cbre,
Hofpes gratiofus ibi , magnus , & illuflris
erat .
Conferma ciò Suida nella parola *drtos
colle feguenti parole: sV* W xl όνομα tu»
pocjL /ου MiTrccTÌw, YyTpòZjvov αθηναίους
ΤΓΟίητχτάΌΐΑ φηπ Πολέμων '/ efl vew & no»
tnen Tyranni Mt\fapiorum , & bofpitem Jthe-
nienfcs feciffe ait Polemon. dai qua'i due Au-
tori ricavali ancora , che Poicmone avea
fcrit-
Dr Oria Ca ρ. ΧΠΓ. i^i
fcritta un Opra intorno al Re Arta, la qua-
le Te per Γ ingiuria de' tempi non fi fofle
fmarrita, avremmo, credo, belliffime,e cu-
ride notizie intorno alla noftr' Oria , edirir^
torno a quello Re così famofo.
Se poi per noftra curiofità vorremo rin-
tracciare il predio tempo , in cai quefto Re
Arta riledeva in Oria , e dominava nella
MeiTapia , non ci riulcirà difficile il prò-
vario, poiché fecondo la Cronologia apporta-
vi al rapportato luogo di Tucidide dell' ul-
tima edizione del Dukero , quefto trattato
tra gli Ateniefi , ed il Re Arta fucceffc
neir anno decimo nono della guerra Pelo-
ponnefiaca , ο fia nella nonagefima prima O-
limpiade dell'anno terzo* il quale anno caf-
ca neir anno del Periodo Giuliano quattro
mila duecento novantanove, eflendo Arconte
Pifandro in Atenei quali fottratti dai quat-
tromila fettecento tredici della nafeita di
Crifto , rimangono anni 414. prima della
nafeita di Crifto : cioè 340. anni dopo la
fondazione di Roma .
Si annovera dagli Scrittori ancora nel nu-
mero de' Re Meffapj , Opi , di cui parlere-
mo in altro luogo . ma non faremo motto
di altri pofteriori , fpecialmente di Malen-
nio Re Salentino figlio di Dafummo , che
favoleggiafi aver fondato Lecce: poiché così
difle Γ accorto Mazochio nel Collett. V. Cap*
VI. Commenta Τ ab. Heracl. adnot. 6γ. fopra
Κ ζ quel-f
ι^% Papatod. su la Fortuna
quelle parole di Capitolino in M. Antoni•
no Filofofo : Cujus familia in originem recur-
rens , a Ν urna pvobatur fanguinem ducere , ut
Mavius Maximus docet : item a rege Sale mino
Millennio Dafummi fiìio , qui Lopias condidit .•
eosi difle , dico, il Mazochio . parlando di
Mario Maffimo , a cui fi appoggia Capito-
lino : Hunc Cafaubonus ad Spartiani Hadri •
Cap. II. aqualem JÌlex. Severo y Vojfius de
Htfi. Lat. eidem fupparem credidit . et fi in om»
nium bic manibus erat , videtur tamen eum
oimmianus non magni feaffe . %Adbac Voptfcus
Uti verbofifftmum taxat , quique mytbifloricis
fé volumintbus implicarit . Hoc eo dico , uti
leBor videat , an non ifla de Malennio Da•
fammi filìo inter Mani mythiflorica firn able•
ganda .
CA.
Di Oria Gap. XIV. 133
CAPO XIV.
Si conferma lo fleffo colle monete conta-
te in Oria .
IL chiariflimo Mazochio nel Collett. VIIL
de'fuoi Commentar] fopra le Tavole Era-
cleenii adnot. 86* afferma confervar due mo•
nete antichiifime d v argento , ove da una
parte fi vede Pallade , dall' altra, un toro
col capo umano cornuto , che è la fronte
dell'Italia, a fuo parere. In una delle pre-
dette monete fi leggono le feguenti lettere
Etrufche incominciando da deftra a finiftra
ad ufo degli Ebrei: MA 1<1 V: Udina, neli'
altra <\17 1 <] Υ : Tdina . quefte monete non
dubbita il fuddetto dottiflimo Scrittore ef-
fer monete Coniate in Oria così dicendo;
pertinet antera ad T'm'jjj; Htrodoti , qua Stra m
boni , & altis Qvplcc 5 Uria , & hodkdum
Oria vocatur Epi [copali Sede gaudens , ex feu*
dis Excelienti (fimi Principi? Francavilla . E
la ragion , che deve perfuadere ogn' uno, è f
che tali monete Tono ufitatiflìme , e fi tro-
Κ 5 vano
*34 Papatod. su la Fortuna
vano fpefib nella Magna Grecia , ove fola
la noiVoria Hyria , ed Uria appellofli ; e
perciò alla noftr'Oria appartengono. Laon•
de dice il Canonico Mazochi nella fuddetta
opera , nell' aggiunte dopo Γ Indice terzo:
ad quam ( Myriam ) utique nummus pertinet ,
ut potè in M. Grada ad nxuftam ufque trhijfi-
mus . E ciò farà ben chiaro ancora , fé ri-
fletteremo , che gli antichi Etrufchi , come
nota ivi medefimo il Mazochi , tifavano la
D in vece, dell"/? . ed in fatti in altre mo-
nete fi legge LADINOD in vece di LA-
RlNOR , ο fia Lavlnorum , luogo non lun-
gi dal Contado di Molife . e perciò deefi
leggere nelle fuddette monete Urina , ed Tri-
na . per la qual cofa eiìendo quelle due pa-
role nomi acjetiivi , deve fottintenderfi un
nome, che dinoti la moneta, ο altro con-
gruo vocabolo; e così Urina, ed Trina fa-
rebbe lo fteifo , che moneta Oritana , men-
tre fecondo Stefano da Tnon nafee il genti-
le Yrinus , e da Urion Urìnus . ed in fatti
anticamente diceafi, come afferma Euftazio,
Trion , ed Trta , Urion , ed Uria . come Tbu-
non , e Τ buri a ,
Il Celebre Padre Arduino avea atteftato
leggerli nelle antiche monete YDINAI. on-
de l'intiera lettura farebbe in quelle mone-
te Υ PI Ν A ΙΩΝ. Uritanorum. ma perchè fi-
mi i \ monete non erano occorfe nelle mani
del Mazochio , guidamente quefto nel rap-
por-
Di Oria Cap. XIV. 155
porfato Collattaneo ne dubbitò . Quindi il
Hobiliffimo Francefco Rovigno. de* Principi
di Palagoria avendo tra le fue monete ri-
trovatane una colle lettere fcolpite VDI-
NAI col dittongo in fine compito , quan-
tunque la moneta forte di fabbrica più re•
cente delle altre , ne avvertì il Canonico
Mazochi . il perchè il Mazochi medefimo
fgombratofi ogni dubbio l'avvertì ntlT ag•
giunte porte dopo il terzo indice colle fe-
guenti parole : Quod negavi me adhuc in bu»
jufmodi nummis prò trito , ac breviore XDIN%/f y
fiut VOÌÌSìJì vìdtffe integtum Harduinianum
VDINjII , ìd nunc revoco . E quantunque
fembri infoiente cotal formazione di YDI-
ΝΑΙΩΝ J tuttavia non avvi alcun dub-
bio , che da Hyria fiafi formato Hyrinvs ,
da Eynnus Hyrinaus , così da Uria Urinus ,
e ck Urinus Urinaus .
Di quefte moneta Oltane, che fono tri-
tiifime nella Magna Grecia, come difle il
Mazochi 4 fino alla naufea , fi ricava con
tutta certezza , che la noftr' Oria ne' tempi
antichi non fu foggetta ad altre Città, ma
di alrre pili torto Signora e padrona . poi•
che difle il Mazochio nella Diatrib. 1. Cap.
V. feff* II. Commenta Tab. Heracleen: nulìum
tutius indiciuw ad urbes fiberas ac principe^ a
contributis dtjìmguendas , quam nummos reperì*
nam quarum extant antiqua numifmata , eas
& fui juris fuiffe 3 ac plerumque dominium in
Κ 4 alias
ilo Papatod. su la Fortuna
alias exerculfle , ftatuendum eft . E a dir ve-
ro , tale prerogativa del dominio , e dell
eflfer fede de' Re Mafia pj , conveniva alla
noftr' Oria . perchè era rifpettabile tra le al-
tre della provincia per efiere ftata la prima
edificata , e per aver dato alle altre Γ origi-
ne ; e ciò non ci fembrerà ftrano , ie col
Canonico Mazochi daremo un fiffo fguardo
al tefto di Erodoto, poiché quantunque nel-
Γ ultima edizione Gronoviana ancora idi E-
rodoto nel lib. VII. lessafi così il trafporto:
& ab urbe Hyrtn alias incoluiffe , come leg-
geli ancora in altri trafporti anteriori : tut.
tavia così trafportar doveafi il teflo di Ero-
doto : & ab urbe Hyria alias condidlffe , a•
dificaffe , effendo le parole del tefto Greco :
cerò %è της Ύ'ρίης πο7\ιθζ lacs «Μα? οι*
χητΜ. mentre febbene oUh lignifichi W*
solo, babito , lignifica ancora condo , edifico ,
come Γ accennò il Mazochio nel CV/e£?.IX.
Cap. III. adnot. pq.. Comm. Τ ab. HeracL %At
equldem fexcenta veterum notavi loca , qui bus
$iM(j) tantundem efl , quod οΐκίζω condo :
quod miror in Lexicis non obfervatum . E nel-
la Diatrib. IL Cap. VII. nam fd'pijfime ubi
ίττοίκίζω fuerat , librarli verbum ιτοικίω fibì
notlus rtpofuerunt . aut vero tls locis liroixi'J)
tantundem valet , quod ίττοικΙΙω ** ali cubi
* me obfervatum . Ed invero fé volteremo
almeno il lòlo Tucidide dell' ultima edizio-
ne
Di Oria Cap. XIV. 137
ne Dukeriana, e riflerteremo le varie lez-
ioni appoftevi 5 ed annotazioni , tocchere-
mo co' mani quelche il Canonico Mazochi
atteftò poco fopra. Ora , come avvertifce il
Mazochio ivi medefìmo , nel luogo di Ero-
doto non era cofa degna d* effer notata ,
che que f Cretefi dopo Oria abbitarono altre
Città • ma che dopo Oria prima opra , e
Capitale jài quei Eteocreti , furono dai me*
deli mi )é altre Città fondate . giacché poco
prima/detto avea Erodoto : ivxjccuTM Ύ'ρΙφ
Ί!θ7\ιν xriTocvms : ibi Hyrìam urbem conden-
tes , <edificantes . nel qual trafporto non av-
vi difficoltà alcuna * mentre κτιταντ^ς in-
fallantemente lignifica adificantes , e non già
babitantes * e perciò ancora attribuendofi la
fondazione di Cotrone ai Japigi , dee que-
ita Città pofporfi nella fondazione ad Oria•
poiché i Cretefi , ο fiano i Japigi , dopo
Oria , e le altre Città della medefima pe-
nifola fcfridate , ^affarono all' altro corno
dell' Italia , ove è Cotrone , ed allora chia-
marono Japigi que' tre promontorj dell'altro
corno, come ivi va difcorrendo il Mazo*
chio .
**u&
CA-
t^B Papatod. su la Fortuna
CAPO XV.
Si efami η a Γ opinione di D. Annibale di
Leo , il quale pretende , che Brindi*
fi fi a fiata la Capitale de Sa-
lentini .
L'Erudito e dotto D. Annibale di Leo
Canonico Teologo della Chiefa di
Brindifi nella fua Dilfertazione delle Me-
morie di M. Pacuvio ». i. afferifce effeve
fiata Brwdi/ì un tempo Capitale de popoli Sa•
lentini , e quindi rinomata Colonia de Romani.
il che replicò nel η. 7. così fcrivendo : l
popoli Salenttni con BrinJifì di lorb Capo e
dominante effendo jìa'i foggìo r ati nel? a+no 486.
&c. e perciò dimoftrare fi ferve nelP anno-
tazione 3. di quel luogo di Floro Ub. L
Cap.XX. Salentini PkenttOus additi 9 caputati?
regi ani s Έ undufium .
Qui primieramente fi bilanci dagli eru-
diti Γ autorità di Floro , che vivea 200. an-
ni dopo Augufto, coli' autorità di Strabone,
che fiorì furto Augufto, e col numero pro-
digiolo delle monete untane di Vario Co-
nio,
di Oria Cap. XV. 119
nio , che fono immortali monumenti della
lìgnoria e dominio della noftra rifpettabile
Città; e fi vedrà, che Floro non può reg-
gere a tali incontraftabili prove, e che non
può sfuggire la taccia di mentitore e di
bugiardo . Al Canonico M^zochi occorfe
11 Ila Diatr. IL Seti. IL n. 6$. Comm, Tab m
H^racl. , che Floro fi opponeva ad al:re au-
torità, e perciò dovette dir il Mazochio:
%4c mirum ni uterque ervor , aut ip/i Floro in*
curiofe hac trapianti iìrepferit , aut fi ana•
nuenfium fuit f certe fit bene vstus . Ciò ba-
tterebbe al Leo per mutar fentimento . ma
acciocché veda, che Floro medefimo ficco-
me è a favor fuo , còsi è fuo contrario , e
perciò da non farfene*conto veruno, riflet-
tiamo un altro paflb di Floro nel Hb. /.
Cap. XVIIL Tarentus etiam Lacedaemonìorum
opus , Calabria quondam , & *Apulia , totiuf•
que Lucania Caput, poiché oltre Γ aver er-
rato Floro dicendo , che Taranto fu la Ca-
pitale .della Puglia, e cella Lucania , ο fia
Bafilicata , gìachè ebbe con quefte provincie
continue guerre, come vedremo altrove: ha
commeffo un errore in fé fteflb , ed una
contraddizzione rifpetto all'autorità rappor-
tata dal Leo. mentre dicendo Floro , che
Taranto era capitale della Calabria^ per ne-
ceffità effer dovea Brindifi a Taranto fog-
getta , perchè Brindifi era nella Calabria f
come lo diiÌe Mela de S$t. Orb. Itb. IL Cap m
I1L
i/fo "Papatod. su la Fortuna
IlL In Calabria Brundufwm , Valetium ? Lupm 7
Hydruntum, & S alenimi campì, & Sallentina Ih•
fera ,& urbs Graja Cali/polis . S tra ho lib. Vh
quam pltrìque Meffapiam, & Japygiam y & Cala-
briam , & Salentinam appellarti . Plinius Uh.
1IL Cap. XI. adverjam et Calabriam in penuu
fulam emìttens . Graci Meffapiam a duce appel•
lavere , già dunque è incontraftabile , che
ne' tempi di Floro , anzi prima di lui la
provincia Idruntina appellava!! la Calabria , ed
in quefta era Brindili , come lo diflfe Poni-
ponio Mela . Dunque fé fecondo Floro Ta-
ranto era Capitale della Calabria , ο fia de'
Salentini , e della Meflapia ; come n'era la
Capitale Brindifi fecondo Floro medefimo?
tfler potea Brindifi Capitale de' Salentini ,
K c dominante , e foggetta a Tarentini ? Se
dunque noi non aveifimo quelle noftre rilu-
centi autorità , quefta fola palpabile contrad-
dizzione di Floro batterebbe a farci fofpen-
dere Γ aflenfo in credere , che ο Brindili,
ο Taranto foflero ftate le Capitali della
Meifapia ; ed a creder più torto , che Floro
quando così parlava, formava Capitali , e
Signorie a fuo capriccio . Se pure non vo-
gliam dire, che quel Caput intender fi deb-
ba per l'eccellenza della Città , non già
pel dominio, come è facile , che Γ abbia
intèfo di Taranto, quando diife nel lib. L
Cap.XVllL Caput Taremus tum magnitudine ,
& muris , partitane nobili , tum mirabili β tu;
co-
Di Or ia Gap. XV, 141
coliche .Taranto era Capo per cagion della
grandezza , delle mura &c. in una fimi!
maniera parla di Brindifi : Caputane regionh
Brunduftum inclito portu , cioè Brindili paf-
fava ne' tempi di Floro per Capo a moti-
vo del Tuo porto , non già pel dominio ;
come in fatti neir edizioni di Floro , che
mi fon capitate , manca la prepofizione cum
avanti inclito portu , altrimenti non potrà
sfuggire Floro la taccia di mentitore , la
quale per lui non è una cofa nuova; men-
tre così parla di lui Olao Borrichio appref-
fo il Walchio Hifl.CriticJat. Im.Cap.IX. §.
ΐρ. Solemne et ( Floro ) , fententìas acumine
claudere , & fplendorir magis , quam verhatis
temporum rationem babere - Se dunque noi
abbiamo sì brillanti prove a favor noilro ,
e Floro da fé fteflb fi diftrugge , ο niente
fa a favor de' Brundufini ; niente poffono £
medefimi opporci quel luogo di Strabone
lib. VI. Poflea temporis Brunduftum cum Re*
gem baberet , multum agri amiftt , ademtum a
Spartanis. poiché corrifpondendo le parole cum
Regem baberet alla parola Greca βασίΚευο*
μίνη, non dovrebbe effer quello il trafpor*
to ; ma fubjetta imperio ; cum ejfet fub impe.
rio. in qualunque luogo, ο Città dimorafle
il Re. Vale a dire Città foggetta ; e non
già libera e dominante, la qual forza della
parola Greca tolto fì feorgerà anche dai pd-
co
ΐή,ζ Papatod. su la Fortuna
co prattici del Greco , fé daranno .una fola
occhiata ai Leflici Greci .
Solo mi fi poflbno opporre alcune mone-
te Brundufine per provar almeno la libertà
de* Brundufini . in alcune delle quali vedefì
la Greca ilcrizione : ΕΡΕΝΔΗΣ1ΝΩΝ .
Erundujìncrum , ed in alcune altre Γ infli-
zione latina BRVN. delle prime monete
così diiie il Mazochio Oiatrib. I. Cap. V.
Comm. Tal•. HeracL modo Golt^ianus nummus
fit integra fìdei . mibi nutlum hujufmcdi con»
treffare 5 nec viris ami ci s licuh . delle fecon-
de è vero, che il Mazochio ne formò ivi
medefimo favorevole giudizio dicendo : cum•
que in cdonìis Italici* numi/mata nulla ferivi
fnos fuerit • ex ea intelligimus , plurimos illos
Brundufinorum nummos y qui teruntur manibus
cmnium y anno DIX antiqutores effe : quod &
fabrica rudis ofiendit + ma notò tuttavia il
Mazochio medefimo nelle aggiunte nel fine
pag. 553. Non nego tamen alicui urbi obnoxia
potuiffe a republica principe impertiri jus ferien-
da moneta, il che fi conferma colf eifer Γ
ifcrizione latina ; a differenza di quelle d*
Oria , che fono in lettere Etrufche , delle
quali così il detto chiarifìimo Scrittore Col»
leti. IX. Cap. IL• dice Numi/mata Urina inferi•
pta ingentem band dubfe vetuflatem pr$dunt .
il che non s'oflerva in quelle monete Brun-
dufine , che fono di fabbrica più recente ,
e che
Di Oria C a p. XV. 143
e che può nafeere ancora , che fiano fiate
coniate ne' tempi > che Annibale dimorava
neir Italia , come molto fofpetta di molte
monete il Mazochio nell'aggiunte nella pag m
553. Ciò anche può nafeere dall'occupazio-
ne, che face^no i Greci di varj luoghi ma-
rittimi della provincia Idruntina ( il che
per altro riguarda le monete Greche Brun-
dufine ) , inguifachè i Meflapj , ο permei-
tefiero ne 1 tempi pofteriori , che ivi i Greci
dimoraffero, ovvero fi follerò refi deboli a
poter quelli difeacciare ; come oiTerva il
Mazochio Diatrib. L Cap. V. n. z. Gracos
vero nonni/! pofteriori bus atatibus nonnullts in
littoribus conjediQe , neceffe eft . ed ivi medefi-
mo nella fezzione prima, illud interim pra*
jìare poffum , Japyges , &* quos vecenfìvì c<e-
teros , a Gratcis diverfo tempore pulfos a lino*
ralibus urbtbus ( qua omnes tandem in Magno*
mm Gracorum poteflatem venerunt , qui vicif*
firn in mediterraneis pauca admodum pojjide•
bant ) Ij μζτογαΐφ ( ****** ) confittile . e
perciò veggiamo alcune monete Greche
degP Idruntini , e Leccefi , delle quali par-
la il Mazochio.
Ma Jlano genuine le monete Greche de*
Brundufini , fiano coniate le monete latine
ρ ima de' DIX ; altro non può da qui de-
durfi , che Brindifi non foffe fiata ad altre
Città foggetta* non già che foife ftata del-
la
ϊ4?4 Papatod. su la Fortuna 1
la provincia Idruntina la Capitale e domi-
nante . e fin tanto non fi troveranno altre
monete di altri luoghi , che greggi no e
nell'antichità, e nel numero immenfo , e
nell'effer diverfe dalle latine, e dalle Gre-
che, colle monete Oritane , diremo Tempre,
che Oria fu la Capitale , e la dominante
della Meflapia , e la Sede de' Re Mefiapj,
quantunque foflìmo di altri lumi e monu*
menti affatto sforniti ,
CA.
Di Oria Cap. XVI. 145
CAPO XVI.
Delle prime guerre tra gli Oritnni ,
e Tarentini.
NOn folo Oria è rifpettabile per la fua
prodigiofa antichità , e per efiere fta-
ta Γ antica fede de' Re Meffapj ; ma ezian-
dio è gloriofa per aver dato i fuoi Cittadi-
ni ne 5 tempi antichi chiare prove di non
ordinario valore . Ciò fpecialmente può of-
fervarfi ne' primi tempi , in cui raccontali
cffer fiere guerre tra gli Ontani , e Taren-
tini avvenute . Né qui fpenderemo il tempo
a confutar il P. della Monaca , il quale
vuole, che i Brundufini foffero flati i Capi
neir accennate guerre ; Giacomo de Ferrar) ,
il quale vuole , che ftati fofiero i Leccefi .
il dotto Medico Epifanio Ferdinando , il
quale intrude i Mefagnefi per principali
( quantunque egli prima d' ogn' altro dovea
provare Tefiftenza di una Città antichifììma
detta Meffapia , e poi provar , che quella
foiTe Mefagne ) ; il P. TaiTelli , il quale
vuole, che foffero ftate le dette guerre tra
L quei
\\6 Papatod. su la Fortuna
quei di Vereto preffo Leuca , e tra i Ta•
rentini . poiché tuttociò dipende dall' affodar
qual fia 1 Hyria di Erodoto , e qual foffe
ftata la Città Capitale della Meffapia . il
che non avendo fatto i mentovati Scrittori^
va a terra tutto il loro penfare ; e folo fi
può conceder loro , che parte dell' efercito
degli Ontani foffe formato di varie genti di
diverfe Città della Meffapia ad Oria fog-
gette . Rimane adunque il rapportar gli au-
tori , che parlan delle predette guerre , e poi
affodar il tempo , in cui avvennero; giacché
in ciò difcordan tra loro alcuni Scrittori .
Il più antico , ed il più autorevole Scrit-
tore , che parlò delle prime guerre tra gli
Oritani, e Tarentini fu Erodoto d' Alicar-
naffo , il di cui intiero tetto rapportammo
nel Capitolo V. ove così fi legge : %/Ib Ur*
be Hyria ( Cretenfes ) alias Urbes condidiffe ,
quas fané Tarentini multo pofl tempore demo•
lientes magnam cladem accepere .ut cades Grò?•
ca maxima htec profe&o fuer'tt omnium , quas
novimuSy ipforumque Tayentinorum , & Rbe•
gtnorum , qui a Micytbo C 'boeri filìo coaSi a
Civitatibus , & acccdentes Tarentinis vindices
interfere ad tri a milita hoc ραίΐο . ip forum ve•
ro Tarentinovum non potuit iniri numcrus . Mi•
cytbus autem , cum ejfet ^fnaxilai famulus prò•
curator Rb git reiicius erai ; qui excidens Rbe•
gio , & Tegeam xArcadum inbabttans confecra•
vtt Olympia multa fìmula^ra •
ΌΛ
Di Or ι a Gap XVT. T47
Dal qual racconto grandiffima invero ii
ricava effere ftata Γ uccifione e la ftrag^e ,
che fecero gli Ontani de' Tarentini • men-
tre de' Regi ni rinculerò fui Campo di baN
taglia tremila uccifi • e de' morti Tarentini
pei gran numero non potè formarfene preci•
io calcolo.
Conferma lo fteflb Arinotele nel Hb. V.
de Rep. colle feguenti parole .• Contingit ve»
ro quandoque id per fortunam ,• velut apud Ta«
rentum cum fuperati pralio ( Tarentini ) a Jet*
pygibus nobilitati s magnani partem ami/iffent m
fuit autem id pralium pattilo pojì id tempus y
quo Medi Grati am invaferunt , &* ad popi* la*
rem /ìatum ex Republica illorum fa&a efl mu~
tatto. Ove bifosna notare , che i Tarentini
cfìendo flati dai Japigi fuperati perdettero li-
na gran parte della loro nobiltà . e perciò
pur troppo grande eifer dovette quella forte
fcoifa da' Tarentini ricevuta preffo Taranto
medefimo, come dice Ariftotele .
Ma fi riflettano fopra ogn' altro le paro•
le di Diodoro Slcolo , il quale nel lib. IV.
della fuddetta guerra cosi fcrifle : Menone
rem JÌthenienfium publi am gerente , Romani
Confules creant Lucium JEmilium Mamercum ,
& Ca/um Cornei ium Lentulum . In balta tum
bellum fcrvebat inter Tarentmos , & J a pi gas ;
nam diu atque affi due de fimbus agrorum inter [e
certant s , dtverfis ultro citroque peniti cauffis
per levia perpetuo certarmna contendere , alter•
L % nif*
*4.8 Papatod. su la Fortuna
nifque vìcìffim tnjuriis alteri alterorum vires 7
iramque la:effere , quo magis az magis in dies
titrinque vaflari privatis dire ptioni bus agri ccepe•
runt. crefcente paullatim per privata mutuo bel-
la , & cades mutuas , qua crebro edebantur >
Htriufque populi difcordia 3 publica tandem ma*
jeftas utriufque in iram , partemque in j uria fa-
ti am venit . nec jam turmattm pracurjare y fed
palam ad decernendum jufla ade fefe utrtnque
virìbus omnibus comparant . Japyges igitur ha•
bit ο fuorum deletlu y magnum finitimorum Jorio
nomine numerum adfcifcunt , exercitumque ad
Tjiginti borni num mi! Ha compiere . Τ arenimi au-
tem audita exerchus tn fé armati multitudine y
deleblum Civium b.abent , tum a fociis Rbegi•
nis magnam azcipiunt tnanum . Digrejfìs ergo
titrijque in aciem , atrox conferttur pugna 5 in
qua cafis jam plerifque , vix tandem Japyges
vi&oria potiuYitur . Fieli ac profltgati bofies in
àuas partes fuga direbla diverfi rapiuntur , pars
Tarentum agmine precipiti , pars Rbegium con*
tendimi : Japyges confeflim fimilìter duo agmi*
na ad fugientium terga cadcnda dirigimi , al-
terum Tarentinos premere properat y quibus cum
breve fpatium fuga daretur , magna occurren•
tium , az reftjlentium multitudo caditur . qui
Rbeginis infiflebant , tanta pracipites contentio•
ne funt infilati 5 ut cum illis fìmul intra mce•
ni a irruperint , atque ilio impetu moment oque
funt urbe potiti.
Decifiva perciò fu la dcicritta battaglia ,
fé
Di Oria Gap. XVI. 149
fé 1 Japigi , ο fiano i Meflapj , dopo a\fcr
<lifperib l'efercito inimico* s'impadronirono
ancora di Regio nell'infeguir Γ inimico , e
nell'efler accorti a non dargli tempo di ria»
nirfi • in guifaccliè l'affare con maggior giù•
dizio e faviezza efier non potea regolato .
Quefti intanto fono i gravitimi Scrittori ,
che delle prime guerre tra gli Oritani , e
Tarentini han favellato , nelle quali gli O-
ritani diedero faggio del loro coraggio e del
loro fpirito Marziale . e dal confronto di
tutti e tre quefti Scrittori ben fi vede , che
tutti e tre han voluto accennare la medefi-
tna guerra, perchè convengono tra loro nei*
le principali circoftanze . Inoltre fé la guer-
ra decrittaci da Diodoro Sicolo , ed accen-
nata da Arinotele fofle diverfa da quella
rapportata da Erodoto , Erodoto medefimo
non Γ avrebbe tralafciata ; mentre Erodoto
vifie dopo la guerra dinotata da Diodoro Si*
colo, e da Arinotele, perchè Diodoro Sico-
lo attefta eifer iucceifa cotal guerra nel tem-
po , che Menone era Arconte in Atene , e
Lucio Emilio Mamerco , e Gajo Cornelio
Lentolo Confoli in Roma. Onde quel!' Ar-
conte efercitando il fuo impiego nell* anno
del Periodo Giuliano 4240; ο fia nelT an-
no quarto dell'Olimpiade jó , e fuccedendo
fanno precedente la nafcita di Grido 4713.
fottratti 4240• da 4713. rimangono anni
i- 3 473
ijo Papatod. su la Fortuna
473. tanti appunto , quanti anni prima dì
detta venuta fu Lucio Emilio Mamerco la
terza volta Confale con Vopifco Giulio Giu-
lo . i quali anni corrifpondono agli anni
della fondazione di Roma 281, Ora eifendo
ben chiaro dalla Cronologia del chiariffimo
Iiacco Newtono, che Erodoto fcrivea la fua
Storia negli anni 444. prima della venuta
di CriPto, fottratti quefti da 473. rimango-
no anni 29. dunque la guerra deferittaci da
D'odoro Sicolo tra gli Ontani , e Tarenti-
υλ fucceffe anni 29. prima , che Erodoto
icriveife la fua Storia in Turio di Calabria;
dunque Erodoto non accennandoci altra guer-
ra fuccefla tra gli Ontani, e Tarentini j la
ragion vuole , che crediamo efifer la medefi-
ma guerra quella deferittaci da Erodoto , e
da Diodoro Sicolo.
In quanto ad Ariftotele , egli ancora dà
molto contrapefo ai nofìri argomenti : men-
tre dice, che la connota guerra avvenne in
tempo, che i Medi jnvafero la Grecia . fi
contulti ora il Petavio Rat. Temp. tom. L
Ubili. Cap.V., ove dimoerà , che la bat-
taglia navale guadagnata dai Greci , per cui
Serie fu corretto a fuggir dalla Grecia da
lui invaia , avvenne nelf anno primo dell'
Olimpiade 75 , prima di Criflo anni 480•
Per la qual cola eifendo fucceifa la guerra
ac-
Di Orìa tAP. XVI. I$i
accennata da Erodoto» e da Diodòro Sicolo
nell'anno 473• fottraendo da 480, 473, ri»
mangono anni ìcttz dopo i'invaiione , che
fece Scrfe nella Grecia . ed ecco come dice
bene Arinotele , che la guerra ilicceiTa tra
gli Orirani , e Tarentini fu poco dopo l'in»
vafione , che fecero i Medi nella Grecia f
cioè anni fette . e così nel fettimo anno do«
pò tale invaitene evidentemente fi vede, che
Menone era Arconte in Atene , e Lucio
Emilio Mamerco Confole in Roma•
Chi vorrà effer oftinato a non creder 9
che la guerra accennata da Erodoto fia U
fteffa , che quella dinotataci da Arinotele f
e da Diodoro Sicolo ; ο almeno ci avrà
qualche dubbio: ci afpetti un poco , finché
paffiamo al Capitolo feguente , ove gli fa•
rem toccare il tutto, come fuol dirfi , colle
proprie mani . In tanto fa uopo , che egli
conceda , che la guerra raccontata da Dio-
doro Sicolo , e da Ariftotele eflendo avve-
nuta anni 473. prima della venuta di Gri-
llo , come fopra fi è dimoftrato , non è po-
tuta avvenire , come credette il P. della
Monaca, ne' tempi di Alefandro Magno,
né in que' d' Aleffandro il Moloflb . im-
perciocché Alefandro Magno, come ricauaii
dal Petavio Rat. temp. Pan. I. lib. III. Cap.
IV., nacque nell'Olimpiade eoo., ο fia pri-
ma di Grido anni 35Ó. onde fottratti anni
L 4 3s6
ϊ$2 Papatod. su la Fortuna
356. dagli anni 473. , nel qual tempo fuc«
ceife la confaputa guerra ; rimangono anni
117. prima, che Alefandro Magno nafceffe.
onde in quel tempo , in cui la predetta
guerra avvenne , Alefandro Magno ritrova-
vafi nel Concavo della Luna.
Per quelche riguarda Alefandro il Moluf.
fo Re dell' Epiro , quello morì preffo Γ an•
tica Pandofia nella Lucania , che oggi ere•
defi eifer Mendicìno , uccifo da' Lucani \
come difle il Petavio Rat. Temp. part. 1•
ìib. III. Cap. XVIL , nell'anno 428. della fon-
dazione di Roma , e la guerra connota av-
venne negli anni prima di Grillo 473. cioè
negli anni della fondazione di Roma 281. <
i quali fottratti dai 428. , rimangono anni
147. e perciò Alefandro il Molofib mori
uccifo 147. anni dopoché gli Oritani gua-
dagnarono quella memorabile azione confro
i Tarentini , e da qui fi vede , quanto il
P. della Monaca fia ufeito fuori dei ganghe•
ri , e quanto poco conto abbia fatto delle
regole della Cronologia, appunto per foddisfar
al fuo defiderio di far comparir Brinditi
nella predetta guerra ; giacché Alefandro il
Molofib venne dall' Epiro in Brindifi per
combatter, come egli dice , i Brundufini, ef-
fendo egli de' Tarentini alleato , del che fé
ne parlerà a fuo luogo .
In fine le la guerra, di cui parla Erodo-
to,
Dì Oria Cap. XVT. i$3
to, avvenuta fofle in tempo, che fiorì Ale-
fandro il Moioflb : Erodoto Γ avrebbe fatta
da Profeta, e ci avrebbe deferitto una guer-
ra , cÌie fucceder dovea , dopoché egli l'avea
già raccontata e deferitta . mentre Erodoto,
come accennammo, fcrifle la fua Storia 444*
anni prima della nafeita di Crifto . Γ anno
prima della nafeita di Crifto 473. è loftef-
fo che Γ anno della fondazione di Roma
281. Dunque perchè Alefandro il Moioflb
morì in tempo della fua fpedizione nell'an-
no della fondazione di Roma 428. , eflendo
la differenza di quefti due ultimi numeri
.147. perciò fé Tanno avanti Crifto 473. è
lo fteflb , che quello della fondazioue di Ro«
ma 281. Γ anno della fondazione di Roma
428. farà lo fteflb, ehe Γ anno avanti Cri-
fto 325. il qual numero farebbe , come il
quarto proporzionale di ragione inverfa nel-
la progreffìone Aritmetica . Dunque fé Ero-
doto fcrifle la fua ftoria prima di Crifto an-
ni 444. . ed Alefandro il Moioflb morì nel-
la fua fpedizione prima di Crifto anni 32(5.
fottratti i 32Ó. dai 444• rimarranno anni
1 1 8. e perciò per verificarfi Γ opinione dei
P. della Monaca , cioè Γ efler fuccefla la
guerra accennata da Erodoto in tempo della
fpedizione di Alefandro il Moioflb; bifogna
prima, che quefto Rev. Padre, il quale mol-
to fi ferve dell' hyfteron pwtsrgn all' ufo di
Ome*
ι $4 Papatod. su la Fortuna
Omero, con ragioni evidenti ci perfuada ef*
fere (lato Erodoto un gran Profeta , e che
ci abbia deferitto una battaglia f la quale
fucceder dovea cento diciott* anni , dopoché
«e Tavea predetta*
CA.
Di Oria Cap. XVIT. i$S
CAPO XVIL
Si άΐτηοβτα non ejfer vera V opinione àeì
Canonico Mazocbi ,il quale crede ef-
fer avvenuta la de/crina guerra
prima dell' Olimpiade vige-
[ima prima•
Evidenti pur troppo ftate fono Ìe noftre
ragioni , colle quali abbiam gittato a
terra nel precedente Capitolo quella moftruo-
fa opinione del P. della Monaca , il quale
volle riferir la detta guerra ai tempi di A-
lefandro il MolofTo . Ma ora abbiam da
contrattare con un sì prode, e valente Scrit-
tore , da cui anche è gloria Γ effer vinto e
fuperato. Quefto è il chiariffimo Aleffio Sim-
maco Mazochio, a cui in quefta noftra Dif-
fertazione fumo molto tenuti, ed ai di cui
fen ti menti opporfi farebbe una gran temerità
e sfacciataggine; fé Γ onor del vero non ci
fpigneffe a ciò fare , con tutta però la ve-
nerazione ed il rifpetto , che ad un così il-
luminato e celeberrimo Scrittore da noi ben
giuftamente fi deve•
Crc*
s$5 Papatod. su la Fortuna
Crede adunque quell'uomo dottiffimo , che
la guerra fanguinofiffima da Erodoto deferir»
taci tra gli Ontani , e Tarentini avvenne
poco dopo la diitruzione di Troja , prima
della venuta de 5 Partenj con Falanto in Ta-
ranto , ο iìa prima dell' Olimpiade vigefima
prima . così egli difie nella Diatrib. IL Cap.
IV. SeiìJiL Com. Τ ab. Her. *Atque b<ec altera
e fi Colonia, quam Cretenfem vocabimus . qua a
tenia ante Trojanum bellum aiate incipiens ad
Olympiadem ujque vicefimam primam perducitur:
qua Laconum Parthenia in eandem Societatem
admìjfi fuerunt . ed ivi medefimo : nam cum
in hoc Cretenfium facinus cauffam Tarentinorum
veterum adverfus Cretenfes belli aufilor Mufa*
rum conferai , id apefte declarat non alia de
caujfa bellum tantum (quod fuiffe cruentijjimum
idem in fequentibus queritur ) exarpffe , quam
quia Cvetenftbus proturbare e Tarenttnis fedibus
bar bar os , idefl Noacbidas vtteres pojfejjorcs \
mtentibus , Tarentini Rbeginis in belli Societa-
tem traftis diu multumque vefliterint . ad ulti-
mitm tamet$ fic inter utrofque convenire , ut Τ a*
rentum aquo jure a barbaris fimul & Creten-
fibus junEtim incoleretur , %/fntiocbi apud Stra•
bonem verba illa fuadent , ubi Lacones Parthe*
mas Tarentum appulfos a barbaris aque , atqut
a Cvetenfibus benigne exceptos fignìficatur . nam
Hit barbari haud alti funt , quam primi Tacen-
ti condttores , qui tam diuturno cum Cretenfibus
aggrejfoitbus bello attriti , eoi tandem in Urbis
Di Or ία Gap. XVìL i$f
focìetatem adfctvevunt . atque h<ec aiterà efl &c a
ed ivi medefimo nelF annotazione 50. eofpe-
iìant illa , qua ibidem fubjtctt Herodotus , eam
nimirum fuijfe maximam omnium , qua innotue*
vini , Cisdem , tum Rbeginarum , tum in primis
Tarentinorum . nam , ut adda , Tarentinorum
awiffoYum numerus iniri non potuti . il che con*
fermò nel CollettAX. CapJll. , dove dopo a•
ver rapportato quelle parole di Erodoto: quas
fecutis temporibus Taventini evertentes , in ma*
gnas calamitates inciderunt .• foggiugne .• hac
narvatio in tempora flatim Troja exadium con*
fecuta incidit , ut in Prodr. Dtatrtb. lì. demon*
flravi . il luogo poi del Prodromo della Dia*
triba II. è flato già da noi poco prima rap*
portato .
Dalle quali cofe ben chiaramente fi vede
effere ftata ferma opinione del Canonico
Mazochi , che la connota guerra da Erodo-
to deferitta fia avvenuta poco dopo la di-
luzione di Troja , prima della venuta dei
Lacedemonj in Taranto , che vale a dire
prima dell'Olimpiade vigefima prima , nella
quale avvenne la venuta de* Lacedemoni in
Taranto , come notò il Petavio Rat. Temp.
lib. IL Cap. XII. , il quale autore fiegue an-
cora il Mazochio . Ed in fatti così egli
fcriffe nella Diatrib. IL Cap.IV. SeB.IV. Com.
Tab. Her, Partbeniarum migratio cur in vice*
fima prima Qlympiadis annum primum fit cen.
fcrenda Petavius Rat. Tmp. lib. IL Cap.XIL
fa
f«jS Papatod. su la Fortuna
demonflravit . banc Ρ art beni φ um col ontani Grò*
cifmum tum pnmum tmuliffd Tarento y cum
itdbuc Tarentini barbari effent , certijfimww
habeo .
Adunque è certifiimo ed incontrafiabile,
che i Tarentini divennero , ed appellarono
Greci dcpo la venuta dei Lacedemoni , va-
le a dire dopo Γ Olimpiade vigeflma prima.
Ora Erodoto era perla a fo , che quei primi
Cretefi erano barbari ^ non già Greci . per-
chè tali appella coloro nel lib. Ι. ο fia in
Clio : Creta*n enim primum univerfam barbari
colebant ; e nel lib. VII., ο fia in Polinnia
dice, che la feconda popolazione di Creta
fu fatta di Greci , come fi diflfe da noi nel
Cap. IL , dopoché queir itola era rimafta
quafi difabitata per la fpedizione contro Ca-
mico nella Sicilia : in Cretam igitur defola•
tam Prafii ajunt cum alios bpmines , tum pre-
cìpue Gracos immi graffe . e per quarte ragioni
il Mazochio diife poco fopra , che il Gre•
cifmo in Taranto fu introdotto dopo la ve-
nuta dei Partenj . il che conferma ivi me-
defimo nelT annota 51. atque ea caujfa fuit ,
cur S tra bone excepto ( qui Gr<ecos Ρ art beni as a
ùarbaris , itemque a Cretenfibus benigne excep*
tos fcipfit ) ceteri in eadem nar>atione anice
barbavos memorant . non avvi dunque dubbio
veruno sì per le ragioni da noi rapportate ,
sì per la conceflione del medefimo Mazo-
chio, che i Tarentini prima della venuta
de*
Dr Or τ a Gap. XVII. i$p
oc Partenj , come ancora gli Oritani , era-
no barbari , non già Greci , e che i Taran-
tini foli divennero deci dopo la venuta
dei Partenj , cioè dopo Γ Olimpiade vigefi-
ma prima .
Perciò fé a noi riufcirà dimoftrare , che
quei Tarentini , contro de' quali gli Orita-
ni allora commifero la guerra da Erodoto
accennata, eran Greci, non già barbari: fa-
rà incontrafìabile la confeguenza , che la
predetta guerra fia avvenuta dopo la venuta
de' Partenj, cioè dopo Γ Olimpiade vigefima
prima, e non già avanti, come credette il
Mazochio. e pure ciò fiam noi per dimo-
ftrare principalmente per forza del tefto del
medefimo Erodoto nel lib. VII. ove leggeiì:
Ut cades Grtca maxima hcec profetto fuerit
omnium , quas novimus ipfovumque Tarentino•
rum, & Rbegiovum . quantunque ne'trafpor-
ti fi legga : ut maxima cades omnium , fen-
za la parola Gvaca , éMw/koV, c he leggeii
fra le altre nelf edizione di Arrigo Stefa-
no neir anno J570. , che da me fi confer-
va, la quale oltre della fua eleganza è e«
fattiflima , e confrontata cogli antichi efem-
plari, e manoferitti • Una tal parola i\-
ληνιχος , Graca, leggefi ancora in altre edi-
zioni antiche, fpecialmente in quella , che
va unita col trasporto del Valla riconofeiu-
ta da Arrigo Stefano ; come anche nell' ul-
tima
lio Ταταύοώ. su la Fortuna
tima pili compita ed efatta edizione fatta
dal Gronovio. ma il male è, che ne' varj
traiporti , anche in quello del Gronovio ( il
che è da maravigliarli ) manca la parola la.
lina Gneca corrifpondente al genuino incon-
traftabil tefto ζ^φικος .
Ed un tal trafporto creduto forfi genuino
dal Mazochi farà flato il motivo di non
prenderli la pena di rifcontrare su quefto
punto il teflo Greco . e che fia così , ben
fi fcorge dall'annotazione 50. della Diatrib,
IL Cap. IV. Se&JII. ove così cita Erodoto:
eo fpeffant Ma y qu<e ibidem [ubjicit Herodotus^
eam nimirum fuiffe maximam omnium , qua in•
notuerint , cadem tum Rbeginorum , tum in pri•
mis Tarentinorum . nam , ut addìt , Tarentino-
rum amifforum numerus iniri non potuit : fen-
za farfi carico•, che nel tefto Greco eravi la
parola e^^/^oV y Grceca , tralafciata trafcu-
ratamente dai tralatori . per la qual cofa ,
Ìe la ftragge , che fecero gli Ontani dei Τ a*
rentini , e Regini , fu ftragge Greca , ο fia
di Greci; i Tarentini perciò fecondo Ero-
doto eran Greci allora , non già barbari ; e
perciò la confaputa guerra neceflariamente
iucceder dovette dopo la venuta de' Parte-
nj , ο fia dopo Γ Olimpiade vigefima prima,
e non già ne' tempi antecedenti a detta O-
limpiade . Ciò farebbe baftevole per difini-
pegno della noftra propoiizione . Ma perchè
Ero*
Di Oria Gap. XVII. 161
Erodoto medelìmo ci fomminiftra altri for-
tiffimi argomenti ; vogliamo ancora per Γ
onor del vero rapportarli . difle Erodoto nel
lìb. VII. parlando della detta guerra : Micy-
thus , qui ofnaxìlai famulus erat , & procura*
tor Rbegii relifìtus , ubi ex ea urbe excidit ^
Tegeam %Arcadum incoluit . le quali parole di
Erodoto par , che abbia copiato Macrobio
Satura, lìb. L Cap. XI. in tal guifa „• *4na+
xilaus enim Meffenius , qui Meffanaw in Sici-
lia condidtt ^fuit Rbeginorum Tyrannus . is cuni
parvos relinqueret liberos , Mìcytbo fervo fuo
commendale contentus efl . Is tutelam fanale
gejfit * imperiumque tam clementer obtinuìt , ut
Rbegìni a fervo regi rfoft dedignarentur . Per-
dubiìs deinde in atatem pueris , & bona , &
imperìum tradidh . ipfe parvo viatico Jumto
profeclus efl , & Olympia cum fumma tran-
quillitate confenuit . E' evidente intanto dal
tefto di Erodoto, che la guerra, di cui ra.
gionamo, avvenne dopo la morte di Anaf-
fiìao , giachè in tempo della predetta guer-
ra Micito era tutore de 5 figli di Anaffilao.
Ora per appurar il tempo , in cui viffe A•
naiìilao , abbiamo molte vie ricavate e da
Erodoto medeiimo, e da altri Scrittori. E-
rodoto attefta, che Anaiìilao vifle in tem-
po di Gelone Re di Gela , come diffe nel
Itb. Vii. promta animi voi untate JÌnaxilai Cri-
temi Rhegini Tiranni, qui filios fuos Hamil-
€ari obfidet dedit , ukifeendi Socen caujja . ha-
M tu
ι6ι Papatod. su la Fortuna
bebat ewm %Anaxdaus in matrimonio Ter Hit fi•
liam nomine Gedippam : Ita Gelonem , cum
nequiret auxilia Gratis /erre y Delphos mi/ìffe
pecunia™. Gelone poi viffe in tempo di Ser-
fe, anche dopo Γ invafion della Grecia• E-
rodoto ivi medefimo : hoc non in poflremis
reponitur y quod tantum pecunia a Gelone com-
miffum intervcrtere cum poffet , noluit : Sed
pojieaquam Gr<eci pugna navali Juperiores *exti-
fere , Xerxe/que cum exercitu abiit , & ipfe in
Sicìliam rediit cum pecunia . E' perciò evi•
deritiffìmo, che Anaflilao, Gelone , e Serfe
furono contemporanei , e verfo que 1 tempi
avvenne la battaglia da Arinotele accenna-
ta nel Capo precedente : paullo ροβ id tem•
pus , quo Medi Graciam invaferunt : appunto
come dice Erodoto dopo la morte di Anaf-
fìlao, in tempo y che i fuoì figliuoli eran
fotto la tutela di Micito . cotai tempi caf•
cano, come vidimo nel Capo precedente f
verfo gli anni avanti Crifto 480. , e verfo
Γ Olimpiade 75. dunque dopo quefti tempi
avvenne la guerra defcritta da Erodoto •
dunque non avvenne prima dell' Olimpiade
vigeììma prima .
Di più. Anaflilao vivea in tempo della
prefa di Zancle . Erodoto nel Ub. VL idque
cum audifìet %Anaxtlaus Tyrannus Rbeginus ,
quod erat Zandeorum hoftis adiens Samios ,
fuaftt fatius effe , ut pulchrum littus , ad quod
navigarent y valere fimrent , Ù* Zanclam oc•
Cti•
Dr Ο rì a Cap. XVTL itfj
cupdrent viris defertam . Tucidide foggitene
nel Ho. VI. Cap. V. chiamando Anaflilao
Anaflila per contrazione Artica : Jlaaxdas
vero Rbeqìnorum Tynannus non multo pofi
Samiis illinc ejeftis , uybem horntnibus , quos
cum ipfis mifcutt , frequentem redd dit, & no»
mine mutato Mejjenam a fua antiqui Patria
nominavit % cum ante ZanzU vocaretur • ove
Tucidide va confermando quelche racconta
Erodoto nel luo^o citato .
Paufania nel /k IV. Cap. tólL fiffa la
prefa di Zancle fitta di Anaflilao nelf O-
limpiade vigefima nona . Secondo la quale
autorità , è fallo , cho la connota guerra
fia avvenuta prima dell' Olimpiade vigeiima
prima ; fé fecondo Paufania Anaflilao vi-
vea neir Olimpiade vigefima nona , e là
detta guerra avvenne , come vuole Erodoto,
dopo la morte di Anaflilao. oltre di ciò il
celebre Spanhemio Dijfirt. Vili. ρ. 554. àt
pYceftant. Ù* ufu numifm. dimoftra contro
Panfania , che la morte di Anaflilao avven-
ne nel! 1 Olimpiade 76. , come può vede -il
ancora il Dukero (opra Tucidide lib. VL
Cap. V• adnot. ir. dunque giuftamente da
noi nel Capitolo precedente fi è Affato il
tempo della guerra deferitaci da Erodoto
tra gli Oritani , e Tarentini , cioè neli' O-
limpiade 7<5. al!or quando già morto era
Anaflilao Re di Reggio , ed era tutore de*
fuoi figli Micito, il quale dopo la fuddet-
M ζ ta
i^4 Papatod. su la Fortuna 1
ta guerra , come Erodoto fcriife , fi ritirò
in Tegea dell' Arcadia .
Finalmente Anaffilao vivea, come attefta
Erodoto nel lik Vi. , in tempo di Dario
l'iHafpe, e d' Ippocrate Tiranno di Gela,
a qua;i viveano verfo Γ Olimpiade 70 — *
ηι . e 72,.,, come per non tirare a lun-
go, può vederii appreflò i Cronologi , fpe-
cialmente appreffb gli Annali Tucididei di
Errico Dodwello , che fono porti in fine
dell' edizione ultima di Tucidide in Amfter-
dam del Dukero dei 1731. , nell'anno <Ant.
Cbnft. 4p7• a 4^0. Siano adunque perfuafi i
Lettori, che la guerra tra gli Oritani , e
Tarentini tanto famofa è la medefima , che
quella di cui parlano Erodoto, Diodoro Si-
colo, ed Ariftotele, e che avvenne nell'O-
limpiade ηο. , cioè nell' anno 473. prima
della venuta di Crifto , come in quefto , e
nel precedente Capitolo abbiamo baftevol-
mente dimoftrato. e perciò farebbe un ana-
cronifmo il dire , che la predetta guerra
avvenne ne' tempi di Alefandro il Moloflb,
come pretefe il P. della Monaca , ο prima
della venuta de' Partenj , ο fia prima dell*
Olimoiade vigefima prima, come ftimò il
dottiflimo Canonico Mazochi•
€A-
Di Or γ a Gap. XVÌIT. 16%
CAPO XVIII.
Si riflettono t motivi deìP opinione del
Canonico Mazocht .
IL motivo , per cui il Mazochio fi mof-
fe a difender quella fua opinione , fu Γ
aver creduta ricavarfi da Antioco appreflb
Strabene , il di cui luogo efamineremo piìi
fotto , che i primi Cretefi , che andavano
con Minoe inieguendo Dedalo , approda-
rono nella nofha provincia , e che qui ri-
manendo fondarono Taranto • e che dopo
la feconda fpediziooe i fecondi Cretefi , che
marciaron per vendicare la morte di Mi-
noe , buttati dalla tempefta n^lla noflra pro-
vincia eriificaron Oria , e Vercaroa quindi
difeacciar da Taranto i primi Cretefi • e
che quefto fu ii motivo della guerra tra
gli Ontani , e Tarentini : tntwfibui protvr*
bare e Tarentm'fs Se Jibus barbar cs i. e. Noam
eh das veteres poflejjbws nitentibus . Dell' oc-
cupazione poi di Taranto fatta dai fecondi
Cretefi dopo quella fanguinofillìrna battaglia
dice eflerne argomento quelle parole di
Μ 3 Ero*
x66 Paìatod." su la Fortuna
Erodoto : Et ab urbe Hvria alias incoi ut ffe *
alle quali foggmgne : bamm fiquidem alin-
rum urbium , quas obtinuere , complexu Taven-
tum etìam futffe contentum , ^Antiochi nanatio
fuadet ,
Le quali cofe per minutamente efamina-
re, diciamo primieramente efFer falib , che
i Cretefi, che accompagnavan Minoe nella
prima fpedizione, fondaron Taranto . poi-
ché Diodoro Sicolo nel //'£. IV.Op.LXXtX.
afferma, che le navi di que' primi Cretefi ,
che accompagnavan Minoe, 'furori- dai Sici-
liani abbruciate; pel qual motivo quei Grefc
tefi furon corretti a rimanere ed abitar in
Sicilia : Cretenfes aufem a Minoe tradurli in
SicHiam , pofl ejus mortevi , rege deliituti tu\~
multuahantur . cumque navet a Stanis Cocalk
fubditis incenfa fuiffent , defperato in patriam
reditu , babitave in Sicilia decreverunt . tanto
furon diiìanti que' primi Cretefi dal fondar
Taranto. E quantunque Antioco appreflb
Strabone lib. VI. dica , che quei Cretefi r
che marciatori * con Minoe , occuparon la
tioftra provincia : Eo ighuv ( Tarentum )
profitti cum Pbalanto Partbenia , a barbaris,
itemque a Cret enfi bus , qui loca ijìa occupava
rant , recepii fuerunt . hi fui [fé itti feruntur ,
qui cum Minoe in SicHiam navigaverant : il
medefimo Mazochi però afferma , che An-
tioco abbia confufo Γ una , e Γ altra fpedi•
aione , e che abbia attribuito alla prima
quel*
di Or τα Cap. XVIII. \6η
quelche attribuir dovea alia feconda , a dif-
ferenza di Erodoto un p^co più antico di
Antioco, che il tutto bellamente diftinfe :
così egli parla nella Diatr. IL Ccp. \V. Sei}.
IH. Com. Tab. Her. bafce duas expeditiones ,
utpote ab eifdem infulams eadem de caujfa f
& fub idem ferme tempus fufceptas ; in unam
( quod Scr/ptores omnes compendio Jiudentes af*
folent ) *Antiochus apud Stvabonem commtfcuit.
iAt amans λΕτλθλον /W Herodotus unam ab
altera accurate difcrevit . dunque fé Antioco
confonde le due fpedizioni,ed attribuire al-
la prima perciò quelche appartiene alla fe-
conda , non farà mai vero , che i primi
Cretefi della prima fpedizione fondaron Ta•
ranto #
Ma pure bifogna venire più alle ftrette,
ed efaminare , dove fpecialmente appoggi
il Mazochio il cardine della fua opinione .
egli fi fonda molto a quelle parole di An•
tioco appreifo Strabone da noi poco prima
rapportate• Partbenitf a barbaris , item ~ f ue a
Cretenfibus recepii fuerunt Λ poiché, die' egli,
diftinguendofi da Antioco i barbari , ed i
Cretefi , che abitavan allora Taranto nell*
Olimpiade li. , bifogna dire , che fi eran
già pacificati i primi Cretefi fondatori di
Taranto con i fecondi Cretefi fondatori di
Oria, i quali dopo guadagnata la vittoria
furono ammeiìì ancora ad abitar in Taran-
ti 4 to*
*6% Ραρατοό. su ι.Α Fortuna
to. onde ( proiìegue il Canonico Mazochi)
nel tefto di Antioco la parola a barbans fi
riferifce ai primi Cretefi fondatori di Ta-
ranto , e le parole itemcjue a Cretenfibvs a
quei fecondi Cretefi, ο fiano gli Ontani.
Ma qui bifogna far alto , ed avvertire ,
che nel cafo , che così debba intenderfi il
tefto di Antioco* non ne difcenderà la con-
feguenza che qaella fanguinofffima guerra
avvenne in que' tempi, e fé in tal fuppofto
vorremo rintracciar il motivo di'quelfunio-
ne de' primi , e fecondi Cretefi nelf abita-
zione di Taranto, non avrebbe dell' inveri•
fimile l'affermare , che ciò avvenuto foife ;
perchè eran que* primi , e fecondi Cretefi
Tutti compatrioti, della fteifa nazione, tutti
Ceretei,e tutti quafi dell' ifteifa età; giacché
xion fi frappofe molto tempo a farfi in Si-
cilia la feconda fpedizione • ed il Mazochio
medefimo poco fopra diiie : jub idem ferme
tempus , parlando di amendue le fpedizioni .
Ciò però fia detto nell' iporefi da noi
fatta, poiché noi non ci veggiamo aftretti ad
ammettere appreffo Antioco due popoli di•
ftinti : giacché il dire, come rei tefto Gre-
co: e^É^aiTo ccutvw οιπ βάρβαροι Jt, ot
1ϋρ7)Τίζ . excepnunt eos barbar ique & Cretes •
farebbe lo fteflb che : ί/ , qui erant fimul bar•
bari , & Cretes. onde Antioco chiamò ime•
definii foli fecondi Creteiì fondatori di Ta•
ran*
Dr Or γα Cap. XVIII. ió>
Tanto barbari , e Cretefi : barbari , per diffe-
rirli dai Cretefi della feconda popolazione
dell' ifola di Creta , che eran Greci : Crete-
li, per dinotar la loro origine, e donde di-
jeendeano . Aggiugnefi qui , che fé le paro-
le di Antioco, a barbartfque , & Cntenfibus
Ji prendono per due popoli diftinti , fono
ioggette ad una grande difficoltà, mentre fc
ι primi , e d i fecondi Cretefi erano amen-
due Ceretei, e barbari; perchè i primi ven-
gon chiamati barbari , ed i fecondi Crete' ?
previde il Mazochio la forza di quefia dif-
Scolta , né trovandovi rifpoita adequata , fi
avanzo a dire nella DiatriMI. Cap.W. JS.
II. Com. Τ ab. Hereel. Fallìtm haud dubte Stra.
»0 [ qui nempe folus ho>um Cretm/ìum Ta*en~
tmam Coleniam certo ex Ληύοώο adumbravìi)>
dum Cmenfts ifles barbatis ptioribut oppofwt .
«ell^ annotazione poi al detto luogo foggiu-
gne: Sed danda e/i viro maximo venia in te
tam abflrufr originis . Ma è di bene, che ri-
nettano 1 Lettori efler cofa contraria al Ma-
zochio medefimo il dire , che Strabone ab-
aia errato in quel luogo , di cui il medefi-
«no li ferve per provar la fua opinione , non
avendone altre autorità opportune. E* vero,
che il Mazochi dice , che il luogo di Stra-
bone non è fuo, ma di Antioco ; e fi ride
£ Filippo Cluverio , che poco credito ab-
1 j λ quel racc0n t° di Strabone rac
«oito da Antioco • come dice nella Diatr.iL
Cap.
ìyo Papatod. su la Fortuna
Cap IV. Setì.IiL Nec rt8e ( Cluvenus ] nt*
few qu s ciBwes jecutum Strabomm qmrituv 9
cum htc prwcpw omnia fé ex %Antiocbo Syvactì-
fano ( ilio Sai. , qui Heroàott atati fucevevit y
panilo junior ] defcnpfiffe fateatuv .• ma non
per quefto fi falva foppofizione . perchè Stra•
bone ron riferifee il tefto e le parole di
Antioco, ma dice parlar fecondo il fenti-
mento di Antioco, e perciò fé quelche rac-
conta Strabene in perlona di Antioco è fal-
lo , e Γ errore debba rifonderfi ad Antioco ;
farà fallo quelche Antioco aiTerifce con di-
re : exceptr fue*e a barbaris y itemque a Creten•
fibus . Se quelche racconta Strabone in per-
fora di Antioco, è falfo , e Γ errore debba
riforderfi a Strabone medefimo , e non ad
Antioco• il racconto, che ne fa Strabone ,
e la raccolia da Antioco non è degna di
fede , e fofpetta ; e perciò falfo ancora , che
excepti [nere a b aitarti itemque a Cretenfitus •
Chi poi ci volcffe opporre dicendo , efier
faifo , che quei fecondi Oetefi non Φ?ϊΐ
barbari , ma eifer vero , che erano popolo
diflinto dal prino , quefto fi fervirebbe di
una auN rità , e di una ufìimoniarza , acuì
fi rinfaccia la fallirà, e la poca fede, men-
tre tfendo in quelle parole: a barbaris item»
que Cìetenfibus mifla la fuppofta gran falfitàj
chi fi feWitefytfc delle nvcùfinie parole per
provar due popoli difrinfl ?
ι RÌtrin^iam^ci viepiù in quelle parole:
a bar*
Di Oria Cap. XVT1T. 171
a harharis itemque a Cretenfibus . ove è tutta
la bafe e'1 fondamento dell'opinione del Ma-
zochio . Se dobbiamo attribuire errore a
Strabone; perchè eflVr dee il fuo errore l'a-
ver creduto , che i fecondi Cretefi della fé•
conda fpedizione non eran barbari , ma Gre-
ci , a differenza de' primi , che egli credea
barbari; e non più torto perchè i medefimi
fecondi Cretefi ( giacché i primi non fi fer-
marono nella Japigia, ma rimafero nella Si-
cilia ) fentendoli chiamare barbari , e leg-
gendoli così chiamati , mentre foggiornavan
nella Japigia ; ed avendo per fermo in fé
fteffo, che i Cretefi non foifero barbari , ma
Greci, abbia creduto perciò eifer due nazio-
ni diftinte, e non già una fola , come era
in fatti ? e quefto par che fia ftato Γ errore
di Strabone; perchè oppone i Cretefi ai bar-
bari , e perciò crede , che i barbari non fiati
Cretefi; non già, come diife il Mazochio ,
che i Cretefi fecondi foflero Greci.
Intorno ai motivo della guerra accennato
dal Mazochio , neghiamo , che i fecondi
Cretefi fondatori di Hyrla cercavan difeac-
ciare da Taranto i primi Cretefi. perchè ciò
non fi prova, ma folo fi conghiettura. anzi
gli fi oppone il tetto di Erodoto , il quale
dice : quas dìu pofi Taventini evertentes ma•
gnam in ruinam incidere , dunque il motivo
della guerra fu , perchè i Tarentini ( uniti
con i Bartenj molto tempo dopo l'Olimpia-
de
τη% Papatod. su ia Fortuna
de 21. ) cercavan diftruggere le Città altre
degli Ontani; non già che gli Ontani cer-
cavan difcacciare da Taranto i Tuoi primi
abitatori, limili motivi ancora ci apportò
Diodoro Sicolo , quando la connota guerra
ci defcriffe•
Che fé il Mazochio dice , che da quelle
parole: ab mie Uyvta alias incoi wffe : fi de•
duca effer Taranto dai fecondi Cretefi abi-
tato , e che vi fi fupponga eifervi flati pri-
ma i foli primi : perchè , come dice il Ma-
zochio medefimo, nella parola alias deve ef-
fervi compreib Taranto ancora ; e perchè e-
gli fteffo fi correffe nel Cotlett.IX. Cap.IIL
adnot.g^.^ e diife non doverfi tralatar il te•
fto di Erodoto alias incoluiffe , ma alias condì*
dtjfc: perciò bifogna dire più torto ; che Ta-
ranto fu fondato dai fecondi Cretefi dopo
la fondazione di Oria ; e perciò Taranto non
fu fondato dai primi Cretefi , i quali nem-
meno ne videro il luogo . onde la connota
guerra tra gli Ontani, e Tarentini efler, non
potè tra i pretefi primi , e fecondi Cretefi ,
ma più tofto tra i Lacedemonj abitatori di
Taranto , e tra i fecondi Cretefi , fpecial-
mence paifando tra quefti antico motivo d*
inimicizia, per efferfi quelli refi padroni di
Taranto ο coir unione di que' fecondi Cre-
tefi , che abitavan Taranto , come diife An-
tioco, ο col discacciar quelli da Taranto ,
i quali poi fi rifuggirono in Brindili , come
rac*
Dr Oria Gap. XVHT. 173
racconta Qiuftino da Trogo colle feguenti
parole: Itaque ( Pavtbenitf ) nec falutatts ma*
trtòuS) e quavum adulterio ini ami am collegtffe vi•
debantuv , ad fecies tnquirevdas proficifcuntur „•
divtque & per varios cajus jaUatt , tandem in
Italiam defevuntuv , &* occupata arce Tarentino-
vnm , expugnaits veteribus inceli s , fedes ibi
confìituunt . /ed pofl avnos plurimos dux eorum
Phalantus per fedttionem in exilium proturbatus f
Bmndufium (e comulit , quo expulfi fedibus fuìs
veteres Tarentini conce ffrvant •
Da quelche fin qui fi è detto deduciamo,
come un Corollario , cioè , che non effendo•
vi fiati i primi Cretefi in quefta provincia,
ma i fecondi , i quali quantunque fi dichi-
no dell'armata di Minoe, fono però di quel-
la , che marciò per vendicar la morte di
Mi noe , come fi è detto fopra , e come lo
diiTe Strabone nel lib. VI. Dicente autem He-
vodoto , Uriam effe in Japygia opus Cretenfìum
erranttum ex Claffe M'nois in Si ci lì am &c* ; e
dicendo Erodoto , che dopo Oria furono le
altre Città fondate j dobbiam credere , che
oltre Taranto, come fopra fi è detto ; an-
che Brindifi fia fiato dagli Ontani fondato .
So che ciò i Signori Brundufini non vorreb-
bero, e perciò D. Annibale di Leo nella
fua Difiertazione delle Memorie di M. Pa-
cuvio §.7. chiama „ i popoli Salentini Co-
59 Ionia de' Greci Cretefi con Brindifi di lo*
55 ro Capo e dominante „ ; e fuppone 9 che
Brii**
i?4 Papatod. su la Fortuna
Brindili ancora fia Città Greca , fervendoti
nell 1 annot. IL di quel luogo di Strabone f
nel lib. VI. Brundufium Cretenfes habttaffe ,
memoria? prodttum efi . Ma bifogna avvertire ,
che né 1 Salentini furon colonia de 1 Greci
Cretefi, né Brindili fu dai Greci edificata,
poiché per quelche riguarda il primo • con*
ìefliamo , che i Salentini furon coloni dei
Cretefi, ma dei Cretefi barbari , non già dei
Greci Cretefi , come accennammo nel Cap.
IV., e come il Mazochio aflenta nel Col*
lett. X. adnot. iop. Com. Τ ab. Heracl. par-
lando del fuddetto luogo di Strabone colle
feguenti parole : Salentmos Cretenfium colonos
extttiffe ajunt , h. e. Ceretìm illorum , qui pò•
fiea Jtpyges ywix.$$ ( generatim ) , peculiari*
bus autem nomimbus alibi Salentini , alibi ali•
ter diffi funt . per quelche riguarda poi il
luogo di Strabone: quantunque come lo rap-
porta il Leo , niente prova ; perchè fempre
noi diremmo , che que' Cretefi , che abita-
ron Brinditi, furono i Cretefi barbari ; tut-
tavia è di bene rapportar Γ intiero tefio , ac-
ciocché ben fi rifletta: cosi fi legge ne* tra-
iporti il luogo di Strobone : Brundufium fer•
tur colonia occupatum a Creten/ibus , qui cum
Tbefeo e Gnoffo eo pervenerint , po/i acceflìfte
eos , qui cum Japyge e Sicilia eo venerine ( u•
trumqne enim tradttur ) [ed priores non cob<e•
siffe cum poflcrionbus , verum in Bottiaeam a•
bi•
Di Or ia €a ρ. XVII. i 7 j
Bìviffe . il qual trafporto non intieramente
foddisfa . poiché la parola Greca iffi , che
trafport^fi pofl , par che debba trafportarfi sU
ve, come vegnente da g'/rg > e non già da
uree • la parola άαφοπροος adverbio dovea
trafportarfi in utvamque pattern , ambigue , e
pure trafportafi utrumque . la parola τυμα^νάι
femplicemente per pevmanfiffe , non già per
le parole : priores non cobcefiffe cum pojìerwrt-
bus. Secondo dunque la forza del. tetto di
Strabone , quefto efler dovrebbe il trafporto:
Brundu/ium vero babttaffe ( adtftcaffe ) dicun•
tur Cretenfes , qui cum Thefeo e Gnoffo vene»
vunt . fìve ti , qui ex Sicilia venerunt cumja•
pyge . ( narratur enim ambigue . ) non per•
manfiffe autem ajunt ipfos , Jed difcejfìffe in
Botticeam . Ove aflegna Strabone la ragione ,
perchè egli dubbita , e fofpetta , che i Cre-
tefi venuti dalla Sicilia abbiano fondato
Brindifi, e non già i Creteiì giunti con Te-
feo . perchè appunto die' egli , quefta fonda-
zione di Brindifi fatta da Tefeo è ofeura :
narratur ambigue . e che alla venuta di Te-
feo folamente ivi alluda Strabone , feorgefi
dalle feguenti parole , cioè che que' CrereÌi
di Tefeo fé n'andarono in Bottina , il che
non appartiene ai Cretefi venuti con Japi-
ge ; come ancora ce Γ accenna Plutarco in
Tefeo : atque cum hi Delpbis vitam tolerare
fuam non pojfent % primum in Italiam trajectffe,
ibi*
\η6 Vatatoo. su la Fortuna
ibìque circa Japygtam conjediffe * inde tn Thra*
ciani transttffe 9 ac Bottiaorum nomen fumstffe •
vedendo adunque Strabone efler incerta 1&
fondazione fatta da Tefeo di Brindifi , fo-
fpettò, che fofle fatta da que' Cretefi , che
vennero dalla fpedizione della Sicilia , cioè
da que* Cretefi , che fondarono prima Oria,
e poi le altre Città della provincia; e per-
ciò la fondazione di Brindifi efler dovette
pofteriore ad Oria . e quella fondazione in•
certa copiò da Strabone Lucano dal Leo
citato, quando diiTc :
Urbs ejì Difleis olim poffefja colonis ,
Quos Creta profugos vexere per tpquora puppes.
Natale Maria Cimaglia nella lettera la-
tina indirizzata a D. Annibale di Leo , e
fìampata unitamente colla Diflertazione di
quefto , dice efler il fentimento del Mazo-
chio , che i Cretefi vennero neir Italia a
dirittura dalla Paleftina , non già dall' ifola
di Creta : Nuperos vero Cretenfts , qui cum Ja~
pyge Italiam adnavigarunt , ex Palaftma retta
pvofeBos Maxpchius jure cenfet . Ma quello Si-
gnore legger dovea , quelche piìi fotto fog-
giugne ' il Mazochio nel Collett. IX. Cap. L
Com. Tab. H-r. . imperciochè difle ivi nel
w. 4. potè fi fieri , ut Cretenfts non qui de ω ab
infula Creta , fed αιχίτ^ς a Terra Chanaa*
in has oras enavigaverint . ma poi nel num.$ m
Soggiugne: Sed multo tamen diffu faulius , si
Cere*
Dr Oria Cap, XVIH. vfj
Ceretim poflquam infulam Cretam , a fé tta
vocatam frequentatevi , tum demum infoiano•
rum pars cafu aliquo coaffit fuevint , ut novas
sibi jedes paraturi , ' ha in hac loca pervenerint*
e nel num, 6. , come ancora ivi nel Cap.II.
e ΠΙ., e neir annot. 94, va dicendo , che
que' Ceretei foflero flati i Crerefi di Erodo-
to, il che fé il Signore Cimaglia aveflfe av-
vertito, non avrebbe attribuito al Mazochio
quelche egli più tofto rigetta e rifiuta•
**^ >*?%**
**&&« *•*&#**
Ν CA-
*7 S Tapatod. su la Fortuna
CAPO XIX.
Delle guerre , f^ accenna Paufanta^
e delle azioni pofleriori .
SArebbe qui un perder inutilmente il tem-
po Γ elaminar i varj pafticci formati
dai Ρ della Monaca nel raccontar le guer-
re accennate da Paufania^ poiché colli prin-
cipi da no * aifbdati , e con i lumi della
Cronologia i Lettori da loro ftelli potranno
vedere , quanto fia ftato inimico del vero
quel buon Padre . Quehhè dunque princi-
palmente farem qui per trattare è il rintrac-
ciare , a qual rempo debbanfi le guerre , di
cui parla Paufania , riferire , e le fieno an-
teriori , ο pofleriori alla guerra Erodotea .
Quanti fcrittori Salentini mi fon capitati
neile mani, nemmeno eccettuato Γ erudito ,
ed elegante Giovan Giovane , tutti credon
dette guerre eifer a quella raccontata da E-
rodoto pofleriori . anzi taluni da due , che
fono da Paufania accennate , ne hanno una
fola innevata , forfè per farla più forte e
pili fanguinofa . Adunque fcrvirà , come ba-
fe
Dr Or r a Cap. XIX. 179
fé, il notare, che Pauiania ne' Focenfi Cap #
X. , dell'ultima edizione di Lipiìa pav. 8 2,2.
parla di alcune ftatue , e doni mandati da*
Tarentini in Delfo per un azione guadagna-
ta contro de' Meflapj : Jim vero Trentino•
vum equi anei , & captiv/e foemìnce , dona funt 9
qua Meffapiis ( Barbava gente , fìmtimts futs )
viftis mifevunt : Jlgeladce funt ^givi Opera •
Nel Capo poi XUL de' medefimi Focenfi,
P a g> 8 jo. parla così di un'altra azione fepa-
rata dalla prima : Tarentini etiam aliam de
PeucetUs ( Barbara natione ) dectmam Delphos
mi feri/ nt • signa elaborarunt Qnitas %Aegineta , &
Calyntbus . Equeflres , & pedefives funt imagi-
ries .• Opts R χ Japvgum , Peucetus auxtlmm fé•
vens * atque bic quidem in pugna interemto per*
simili s .
Intanto con buona pace di queft' uomini
dotti , credo , che le rapportate guerre da
Paufania fiano fiate prima dell'Olimpiade j6 y
cioè prima della guerra Erodotèa • giachò
dalla venuta de' Partenj fino a tal Olimpia-
de furono reciproci gli avvanzi tra gli On-
tani , e Tarentini per una lunga ferie di
tempo . Appenachè Falanto sbarcò in Ta-
ranto , diede una fconfitta a' Japigi . Paufa-
nia ne' Focenfi Cap. X, pag. 82 3. ibi cum
( Pbalantus ] Barbavo* viajfet . E quantunque
Antioco difle, che gli Spartani furono con
Falanto ricevuti da' Cretefi in Taranto ; è
Ν 2, da
ι So Papatod. su la Fortuna'
eia credere , che dopo i Cretefi ne foffero
flati icacciati , come difle Giuftino racco-
gliendo tale ftoria da Trogo . di tai primi
tempi intender fi dee Γ Oracolo rapportato
da Straberne Uh. VI. , e dato a Falanto:
Sityreun ttbi do, pmgttis pagofque Tarenti
In;olere , mfefiis & J*PVgas opprimere armis •
Dopo que* primi avvanzi , i Partenj le•»
guirono ad inquietar i Meflapj . Strabone //£.
VI* Poflea temporis Civitas ( Brundusium ] fub*
jeéìa imperio multuw agri am'sit ademtum a Spar»
tams . vile a dire, che ai Brunduiini toccò
la mata forte di perder molto terreno , che
aveano nella Merfapia . Anche Diodoro Si-
colo diffe parlando de' tempi prima della
guerra Erodotea : Cre/cente paullatim per pvi~
vata mutuo folla, & dtìes mutuis , qu# crebro
edebantur , utriujque populi dìfcovdia .
Ora Γ effer le guerre di Paufania avvenu-
te prima dell'Olimpiade 7Ó. può provarti da
varie circoftanze , che poflbn raccoglierli da
varj fcrittori , ed accozzarli tra loro , Ero•»
doto medeiimo incomincia a darci lume ,
quando dice nel connoto tefto : %/fb Urbe Hy-
ria alias Urbes condidiffe , quas fané Tarentrni
multo po/i tempore demoltentes magnam cladem
accepere . I Tarentini dunque andavan diftrug-
gendo varie Città degli Oritani , per cui
ne avvenivan continue azioni , come bilo-
gna fupporre, e come difle poco fopra Dio-
doiO Sicolo . I Tiirentini poi nel diftrugger
le
Dr Or r a Gap. XÌX. xSt
le Città degli umani fecero le donne Vef-
fapie fchiave , come lo diiie Ateneo nei
hb. Xli. coli' autorità deH'antichiifimo Scrit-
tore Clearco : deinde Τ arenimi oh molliciem
in juperbiam duBi deftruxerunt Ctvttatem Ja•
pygum Cathtnam ( forfè Γ odierno Carovigno ),
pueros , pudlas , & fiorente* foemtnas abducen*
tes . direm dunque , che fé il demolire le
Città degli Oritani fu antecedente alla guer-
ra Erodotea , per cui fuccedean azioni , ed
in quelle azioni , e demolizioni furon fatte
le donne Meifapie fchiave , e le donne fchia-
ve de 5 MeiTapj fi fecero nelle guerre accen-
nate da Paufania , ragionevolmente oiiervia-
mo , che quefti autorevoli Scrittori parlino
di una medeiìma cofa , e di cofe tra loro
connefife , ed avvenute ne 5 medefimi tempi.
e perciò fé le demolizioni delle Città av-
vennero prima dell' Olimpiade η6 , prima
di quefta eifer dovettero le guerre di Pau-
fania .
Oflervifi di vantaggio, che Cleomene Re
de' Lacedemonj liberò Atene dalla Tiran-
nia de' Pififtratidi . Paufania Laconio ΙώΛΠ.
Cap. IV. pag.zn. Hinc *Athrnas (Cliomenes )
duxit . ibi %At beni enfi bus Pi fi (irati filtorum do•
mtnatu liberati* &c. Dopo la qual liberazio-
ne volea pofre in Atene per Tiranno ί fa-
gora Ateniefe. ibid. fed pauiio prfi %Ademen•
fis l[agvr<e gratta dutìus , cum %AtbentenfttuS
illuni Tyrannum imponete ccnatas ejjet &c il
Ν 5 ch&
ϊ82 PaVatod. su la Fortuna
che avvenne fecondo il Petavio Rjt. Temp m
toni. I. b&AIh Gap. II. nell'anno 3. dell'O-
limpiade 67•. , e fecondo gli Annali Tuci-
dide! del Dodwello , per non tirare a lun•
go. Fu partecipe del misfatto d' Ifagora in
voler occupare Atene, Timafiteo . Paufania
negli Eliaci Cap. Vili. pag. 472. Quum e*
nim Ifagovas Jftbevien/ìs ipfam %Atherìa«um ar•
cem dominandi cupidi tate wcitatus occupa jfet ,
particeps juit ejus facìnoris Timafttbeus . quare
iìs oppveffis y qui fé in avcem conclufevant , capi*
tis damnatus , %Atbenienfìbus tnjuviai posnas de»
dtt . e più chiaramente nel tefto : ueto^ywV
ήνυ ϊργου ni ò Ύιμκ<πζτϊο$ ( iyzi'tro yàp
TOi> iyKCCToLK&Cp&BVTUlV tV Tp CCX.pOTQ?\il )
&cIvcltqv ζημία» ί'ρζτο, paruceps fatti et-
iam Timasitbeus ( fuit enim ex captis in arce)
titcem pcenam inventi . e perciò la morte di
Timafiteo dovette avvenire verfo Γ Olim•
piede 6η.
Ora tempo prima Timafiteo per le fue
palme Olimpiche , e Pitiche avea dedicato
la fua (tatua in Delfo fatta da Aqelada Ar-
givo . Paufania tbid. Timafitheo Dclpbo jìatua
po/ita e fi , Λ gel ad $ %/fvgtvi opus . duas big.
Olymptcas de pancratio , tres Pytbtcas palmai
abliulit . Dunque molto tempo prima dell'
Olimpiade 6η. dovette eflere in fiore Age-
lada Amivo celebre fhtuario . Ciò fi con-
ferma con un' altra opera del medefimo A-
ce-
Dr Oria Gap, XTt. i8j
gelada fatta a Cleoilene nell' Olimpiade 66,
Paulonia Etne. Gap. X» pxa.qrjó• P'oximo loca
C eojtbents viri Epidamntt cuyvus , *Agelad<s o+
pus . . . vteit Cleo/ibenes Olympiade [εχαρ^ββ*
μ* fexta . Chi è dunque $ che non fi per-
perfuada eiier fucceffa la guerra tra MeiTapj,
e Tarentini accennata da Paufania molto
tempo prima delf Olimpiade yó. , fé Age-
lada , che ne formò le ftatue $ fioriva nel! 1
Olimpiade feifagefima feda, e prima?
Si aggiugne molto pefo al noftro argo-
mento col riflettere , che nell* ordine delle
ftatue dedicate in Delfo 1 dopo quelle de*
Tarentini fatte da Agelada , feguivan i do-
ni degli Atehiefi per la battaglia di Mara*
tone contro de' Medi, che avvenne nell'O-
limpiade 72. , come fra gli altri porta il
Petavio Rat. Temp à tom. L Ìib. III. Cap. L
e prima di Crifto nell' anno 490. Petav.
R?t. Ternp. tom. li. lib> III: Cap. XI. Paufania
in Pbocic. Cap. ΧΓ. pag. 824. Deììcarunt The*
barn etiam , & Jtthenienfes ob rem in pvaliis
iene gefiaw , quos Tbefauros apoellant . Nam
Tb p bant L°uBric<s pu^nce , v4tben'?enfes Μ ira*
tboni<e , tbejamts dedicai s , memori am extare
votuerunt , E perciò prima dell' Olimpiade
72. eran pofte in Delfo le ftarue de' Ta-
rentini, vale a dire molto più tempo prima
dell'Olimpiade η 6.
Verfo i medefimi tempi vivea Onata E-
gineta. Paufania Arcadie. Cap• XLIi. pag.
Ν 4 £28
iS4 Pa?atod. su la Fortuna
6$S. tj^è rfKixtoc του OWra xccrcc top
βαίνει Α'ργίίο» . <***J 0*w*<* raf/d/V tirai ^
themenfm Hegiam , 6^ %Ageladam tArgi-vum .
Fa uopo però credere , che Onata Egineta
foflfe molto giovane in tempo di Agelada ;
giachè vivea ancora in tempo di Dinome-
ne figlio di Jerone, come leggefi nell' Epi-
gramma infcritto nelle ftatue dedicate da
Dinomene rapportato da Paufania ibid.
Jupiter , Elee rediit qui a pulvere vi&or,
Quadriga que fernet , injuge bis & equo ,
Voverat bac Hieron; natus monumenta parenti*
Dinomenes pofuit darà Syracofii .
I/la Micone fatus fimulacra effinxit Onetas ,
Infida in <Aegtna cui patria , atque domus.
Jerone padre di Dinomene , come dimóftra
il P. de Bennettis tom.VL pag. 6z\. inco-
minciò a regnare Γ anno 3. dell' Olimpiade
75., e mori dopo undeci anni di governo *
dopo la di cui morte Dinomene mandò le
ftatue promeffe dal padre all' Oracolo , cioè
fett' anni circa dopo l'Olimpiade 76. fé pu-
re non vogliam credere , che le ftatue era-
no ftate già formate da Onata Egineta in
tempo di Jerone, e poi mandate da Pino-
mene . Adunque è probabile , che eflendo
ftato Onata Egineta più giovane di Agela-
da, l'azione de* Tarentini contro de' Pcu-
cezj fi fotte framezzata tra quella contro de'
Mefi.
Di Oria Gap. XIX. 185
Meffapj , e tra la guerra Erodotea . tanto•
pia , che non è credibile , che tanto prefto
i Tarentini fi folfero rimefli da quella orri-
bile fconfitta dell'Olimpiade ηό. ed Erodo-
to medefimo , che fcrivea nell' Olimpiade
87. ( *Annal. Tbucyd. Dodwell. pag. 63. )
l'avrebbe accennata , ficcome alla rinfufa ,
come di poca confequenza , accennò eiTer av-
venute prima tali azioni, dicendo: Qua s fa*
ne ( urbes ) Tarentini multo pofl demolientes
&c. , e Diodoro Sicolo .* Crefcente paullatm
per privata mutuo bella &c.
E Paufania medefimo vuole , che Γ azio-
ne de' Tarentini contro de' Peucezj fia po-
fteriore a quella contro de' Meflapj pag.S^o
Tarentini etiam alìam de Peucettis &c. e che
ila ancora anteriore alla guerra Erodotea fi
ricava ivi medefimo da Paufania pag. 8 fri*
ed 833. poiché le ftatue aggiunte dopo quel-
le de Peucezj erano dedicate da' Greci per
la vittoria guadagnata contro Serfe. ibt.Jaw
Graci , qui contra Perfavurn Regem bellarunt ,
Jovem tn Olympia antum , lApollmem Delpbis
de vi&ona ad %Artemtfium , & Salamincm de*
dicarunt . e più fotto : Qua buie adjunfta
funt Jlpollmis si$na , alttrum Epidawai y qui
funt m v4roivorum fimhus de Medorum manu-
bus &Ό... La vittoria poi de' Greci prefso
Salamina fu la fteifa , che quella contro Ser-
fé, di cui fi è parlato nel Cap.XVI. , e che
1 26 Papatod. su la Fortuna
avvenne nell 5 anno primo dell'Olimpiade 75.
Petav. ibid.
Si ricaverà finalmente effer le guerre di
D
Paufania avvenute prima della guerra Ero•
dotèa j fé ne' tempi pofteriori i Tarentini
non ebbero avvanzi fopra gli Oritani , fino-
che furono ai Romani foggetti. il che men-
tre proveremo , anderemo afpergendo varie
notizie ancora delle guerre pofteriori .
I Tarentini nell' azzione Erodotea per-
dettero la maggior parte della loro nobiltà,
perciò , come diife Ariftotele , fi mutò la
Republica Tarentina allo ftato popolare . in
quefto ftato a poco a poco i Tarentini ria-
vendofi dall' antica percofla fi rimifero ot-
timamente , ed acquietarono una gran po-
tenza . lo diife Strabone nel lib. VI. Tren-
tini cum popularem Reip. adminifirationem te•
nerent , ingentem funt adepti potentìam . nam
& claffem habuentnt , quantum iìs in locis ne*
tno , &* exercitum peditum 30. milita , ac tria
milita equitum , ac turmarum equeftrium duces
IOOO. Ì4mplexi funt etiam Pytbagoricam pbi•
lofopbiam , pne reliquis Jlrcbytas , qui urbi ei
per lonqum tempus pnefuit . Sed tnferioribus
temporibus luxus invaluit ob res fecundas : ita
ut plures publicas feftivitates per annum cele•
hrarent Tarentini y quam dies annus babet m
quam ob rem etiam flatus reipublicte eft fatìus
peterior . unum de pravis eorum injlitutis t-Jì y
quod peregrinis in bello ufi funt ducibus . nam
di Oria C a ρ. XIX. ig7
& advevfus Meffapios & Lucanos hellmn gè•
rentes , <Alexandrum Moloffum evocaverunt : &
jam ante sAvcbidamum %Α%ββΙαί filmm , atque
poflea Cleonymum , & Jfgathodem accerferunt .
tandem Pyrvbum quoque 5 quo tempore cum Ro~
manis bellum commiferunt . Si vadano ora ri-
flettendo a poco a poco le parole di Stra-
bone , e fui principio , veggafi la gran pof-
fanza , in cui giunfero i Tarentini^ fpecial-
mente fotto il governo di Archita , nel di
cui tempo può dirfi , che fu Γ età d' oro de*
Tarentini . Ma fé i Tarentini tanto in que*
tempi s'ingrandirono ; i Mefiapj non per-
devano tempo , e fi rendeano ai Tarentini
medefimi formidabili .
Fiorì tanto in que' tempi la MefTa-
pia , che Strabene difle : *Atque hac et•
ìam tota regio ( Mefjapia ) quondam *vu
rorum multhudine fioruit , urbefque continui*
XIII. nunc prater Tarentum , & Brundu*
fium cladibus in oppidorum ord'mem junt ve*
dacia. Quindi non farà maraviglia , le Ar-
chita con tutta la gran potenza de' Tarenti-
ni non ebbe mai vantaggi fopra de' MeiTa-
pj , ma tutto il liio impegno fu di non ef-
fer da quelli fuperato. Attefta ciò Diogene
Laerzio in Archita: Pytbagovicum vero(^r•
chytam ) x/frijìoxenus refert cum exercitui pra»
effet nunquam fuiffe fuperatum . fernet Mutem ,
dum invidia cederet , fefe imperio abdicale,
moxque exemtum in jus bofiium conccjfiffe .
Po•
1 88 Papatod. su la Fortuna
Dopo che Archita laiciò la carica di Gene*
rale , come dice Ariftofieno appreffo Dioge-
ne Laerzio , Γ efercito de' Tarentini fu fat-
Λο prigioniero da' nemici , cioè da Meffapj,
e loro alleati , de' quali fi parlerà più lotto,
tanto furon lontani in que' tempi floridi i
Tarentini di guadagnar azzioni . In que' me•
defimi tempi i Japigi , ο fian- i Meffapj a-
veano le^loro armate navali , e favorivano
Filifto avverfario di Platone, e di Dione,
de' quali era favorevole Archita Tarentino .
Plutarco in Dione : Milttes Dionis ....
omnem curjum alto mari tenebant , terram me-
tuentes , quod in Jcpygia Pbiliflum flationem
fpectilandi cauffa haberet , audivijfent. ibid. Et•
enim Pbilìftus ex Japygia mvtltvs trireme* Dio•
nyfio attulerat : itaque Syracufam iflos Dionis
milttes , quippe pedites , nulli ufui porro effe
putabant . dell'armate navali de' Japigi ne
parlò ancora Erodoto , come diflimo nel
Cap. III.
Cotai cofe avvenir dovettero tra Γ Olim•
piade 88. , in cui nacque Platone , e tra
l'Olimpiade 108. , in cui Platone morì, ai
dir di Diogene Laerzio in Platone > e dei
Petavio Rat. Tem. tom.l. lib. HL Cap.Xlll.
poiché Archita fu Coetaneo di Platone .
Laerzio in Platone, ed in Archita, nò ci
preme qui per non andar a lungo appura-
re il nrecifo tempo , in cui fiorì Archi-
ta . per altro il Mainane mette eflcr fiori-
to
Dr Oria Cap. XIX. 189
Co Archita prima di Crifto anni 405. ap•
preflb il Mazochto Tab. HeracL Fragm. Bri-
fannie, pag. 152. col. 2. Il qual tempo, co•
me anche i feguenti , non poffbno aifatto
convenire coli' età di Agelada , e di Onata
Egineta . Il perchè que* , che intrudono Ar-
chita nelle guerre precedenti , altro non fan•
no , che un gruppo di vergognofi anacro•
nifmi .
Ma tanto meno furon fuperiori i Taren-
tini ai Japigi Meflapj ne' tempi pofteriori ,
ne' quali i Tarentini andavan deteriorando.
S trabone : Sed inferionbus temporibus luxus
invaimi ob res fecundas .• ita. ut plures publicas
feflivitates per tnnum cefabrarent Trentini ,
quaw dies annus bahet. quam oh rem ettam fl<*+
tus Relp. efl fa5lus deterior , ne' tempi dun•
que pofteriori ad Archita pel lufìfo , e per
Γ abbondanza deteriorarono i Tarentini:/?***
tus faÌìus efl deterior . Il motivo principale
della loro deteriorazione fu , che fi ferviro-
no di Capitani ftranieri : Unum de pravis
eovum tnflitutis efl , quod peregrini^ in bello
ufi funt duabus . Un tal parlare di Strabo-
jie batterebbe a terminar l'argomento . per-
chè fé furon mal configliati i Tarentini ne*
tempi pofteriori a fervirfi di Capitani ftra-
nieri nelle loro guerre, bifogna credere, che
i Tarentini n'ebbero fempre la peggio. Ma
per maggior curiofità fi riflettano le feguen-
ti parole di Strabone: nam & adverfus Mef.
fa*
igo Papatod. su la Fortuna
fapios , & Lucanos bellum gerentes *A\exan*
drum Moloffum evocaverunt .• & jam ante tAr*
cbidamum %Ag?filai filium , atque poflea Cleo*
nymum , & %Agatbo:Um accerfemnt . tandem
Pyrrhum quoque , quo tempore cura Romanis
hdlum commiferunt . Qui dunque abbiamo
una ferie di Caoitani ftranieri , che suer-
raggiarono a fav.>r de Tarentmi contro gli
Ontani , cioè Archidamo figlio di Agefilao,
Cleonimo, Agatocle, ed Alefandro il Mo-
loflb; giachè Pirro guerreggiò contro i Ro-
mani. Archidamo figlio di Agefilao, di cui
parla Senofonte i^y& m Hb.PL & VII. , ed
Ifocrate in AV//B - fi* un prode , ed illu-
ftre Capitano^ e Re de' Lapedemonj , e fa-
lì fui trono di Sr^at^ta^verfo il 35Ó» avanti
G. C. quefto fu chiamato da' Tarentini per
guerreggiar contro i MeiTapj , e Lucani , ι
quali fono oggi la provincia di Bafilicata;
ma nella detta guerra fu coftretto a ceder
con tutte le fue glorie al bellicofo valore
de' MeiTapj . poiché in un' azzione avvenuta
vicino l'antica Mandarla, oggi Cafalnuovo
vi rimafe miramente eftinto • e quan-
tunque i Tarentini aveffero offerto molte
fomme di danaro ai MriTapj per riaver il
di lui cadavere , tuttavia furono vane le di
loro offerte . eccone le autorità opportune .
Ρ lutare bus in Jl^tde ; Nitus enim Jlgefilao
*/Ìrcbidamus eft , quem apud Mandoniwn Ita-
li*
Dr Or γα Caf, XIX. i?i
Hit urhem Meffapii occiderunt . Il famofo e
ftimatiflìmo Geografo Filippo Briet antiq.
bai. lib. VIIL Cap. IX. §. 4. Cafalnuovo ,
Manduvta , C^ Mandurium , φ Manduria ,
Plutarcbo male Mandonium , ^ ^w#w urbem
ca ! us %Arcbidamus *Agt filai filius . v4tbcn<zu$
Dnpnofopb. lib. XII. /« quinquagefìmo fecutim
do libro Tbtopompus a'it , ^/Ircbidamum y Ta•
renttnis Spartani legationem m'tttentibus de au•
xilio , pyorwfiffe venturum ipfìs auxiliatorem •
cumque apud eos Ai eflet , Φ W ^//0 W0-
fiens , ne fepulturam quidem [ortìtus eft^quam-
vis Tarentini magnavi pecuniam pom<f?rint
bofttbus ? a* capewnt , C^ fepelirent ip/ìus
corpus .
Cleonimo Re di Sparta , famofiflìmo an-
ch' egli , e che vifle verfo il 273. av. G. C. f
chiamato da Tarentini, calò nelT Italia con
una poderofa armata • ma oh il bel guada-
gno , che vi fecero i Tarentini ! poiché
quantunque avefle vinto i Lucani , i Ta-
rentini medefimi dovettero prima d' ogn 5 al-
tro {offrir Γ alterigia del vincitore . giacché
i Tarentini avendo un gran fofpetto , che
d'weffero divenir a Cleonimo (oggetti , fi
ribellaron da quello , da cui fu ben torto
Taranto medefimo efpugnato , come accenna
Diodoro Siculo lib. XXVI. pafsò quindi ne*
Salentini , e prefe Turia Città riguardevole
nella iMeflTapia, e diverfa da quella di Ca-
labria ; ma avendo forfè i Meflapj richiefto
foc-
ϊρζ Papatod. su la Fortuna
foccorfo ai Romani , quefti mandarono il
Confole Emilio, il quale cacciò fubito Cleo-
nimo, che tutto mal concio fé ne ritornò
nella Lacedemonia , come diffufamente va
defcrivendo Tito Livio nella prima Deca
lib. X, , e come almeno può vederi! appref-
fo il Petavio Rat. Temp. Pan. I. lib. IV.
Cap. III.
Agatocle famofo Tiranno di Sicilia finì
di vivere avvelenato da Arcagato verfo il
2.90. avanti Crifto . e quantunque quefto A-
.gatocle foffe flato valorófiffimo , non riufcì
in favorir i Tarentini ; perchè rimafe , co-
me diffimo , avvelenato da Arcagato fuo
nipote, dopo che effendo marciato a favor
de' Tarentini avea sbarcato nelT Abruzzo .
vedi Diodoro Sicolo lib. XX. , ed il Peta-
vio Rat. Tem. Pan. prim. itb. III. Cap. XVI.
Alefandro il MolofTo guerresco nell* A-
D Co
bruzzo , e nella Lucania con valore , ma
vi morì uccifo, come diflimo nel Cap.XV.,
ed i Tarentini con tutte le prodezze di A-
lefandro il Moloflb , inghiottivan veleno 9
perchè vedeanfi governati da un Capitano
ftraniero . così difle Stratone nel lib. VI.
Neque vero peregrini* iflis imperatovi bus fefs
diBo audientes prabuertmt : Sed cum tis ini-
micitiiìs fufceperunt . ideoyue *A^*ander com*
munem Gracorum iflic de Pentium convrntufn
folemnem , qui ex more Heralea Tarentmorwn
agebatur , in Thuriorum fines abalunaio a
7>-
Di Or τ a Gap. XIX. 195
Taventims animo voluh transferre . De' Meffapj
non fi legge , che foffero flati vinti da A-
lefandro il Moloffo, quantunque foffero al-
leati de* Lucani - Ma iolo ci diffe Tito Li-
vio Deci. li&.Vlll. alias inde Meffap'tomm
ac LucanoruYYi cepiffet urhes , vale adire, che>
i Meffapj dovettero perdere alcune Città
almeno. Non però da ciò può ricavarli ,
che a queili tempi debban riportarfi le guer-
re di Paufania . mentre oltre le varie con»
ghietture j e circoftanze , che per brevità fi
tralafciano, nelle guerre di Paufania i Mef-
fapj erano alleati de' Peucezj , ed in quefte
guerre di Alefandro il Moloffo il Re de'Peu•
cczj era alleato de' Tarentini . il che accen-
nò S trabone nel lib m Vi. Caterum adverjus
Meffapios bellum ih fuit de Heraclea , uftque
funt auxil'tis Regum Daumi , & Peuceùl . A
tal propofito bifogna avvertire , che varj
Scrittori moderni Salentini han fatto un
gruppo ed un avviluppamento di quefte va-
rie guerre da noi accennate , e che avven-
nero in diverfiflimi tempi . ciò non ci re-
ca meraviglia effer avvenuto nella perfona
del P. della Monaca, come Scrittore di pò-
co criterio , e di Giacomo de' Ferrar; , il
quale la vuol far da difpotico nelT antica
iftoria . ma ci fpiace folo 4 che in un tale
inganno ci fia inciampato l'elegante Giovan
Giovane difcepolo del noftro Q. Mario Currado
nella fua Opra de vfntiq, & Var, Fon, Ta~
Ο rea*
Jp4 Papatod. su la Fortuna
rent. , quando diffe : ejufdem Heraclea cauf*
fa^Cr prcpter agvomm fines , ut fcribunt
Htvodotus , & Diodorus , bellum fufcepere Ta•
ventini adverfus Meffap<os , qmbus & Daunio*
rum , & Peucetiomm Regult favebant . poi*
che le guerre per cagion di Eraclea furono
le ultime tra gli Oritani , e Tarentini .
giacché, come didimo , nelle prime guerre
il Re de* Peucezj fu alleato de* MeiTapj ,
sua nelle altre i Re de* Dauni , e de' Peu-
cezj erano alleati de' Tarentini > come poco
iopra Strabone , e come a chiare note Γι
feorge, fé vogliali riflettere il tefto Greco ,
che è di talguii'a: προς %£ Μεττατίους eVo-
Τκίμ/ήτοω Tipi ìrVpux7\ucxs^ ί%οντις <rvvtp•
youSjTÓirrs Tc?y A&wlwjiL τον t£» wLks•
tiw QcconikioL . advevftts autem Meffapios
( Taventini ) bellum gemere de Hevaclea , ha*
hentes focios Regem Dauniovurn , & Regem Peu*
cetiovum. ove ro habentes ii riferifee con o-
gni chiarezza a Taventini ; mentre la parola
Greca Wovns > è nominativo , né può efler
accufativo , come la latina habentes . e per•
ciò in niun modo può congiugnevi colla pa-
rola Mcffapios . e per tal motivo nelle guer-
re pofteriori per cagion di Eraclea i Daunj,
ed i Peucezj non furori alleati de MefìTapj ,
come credette Γ erudito Giovan Giovane f
ma de' Tarentini .
Per /quelchc riguarda poi Eraclea , quefta
eri
Dì Or ία C a ρ. XIX. ι$%
era una Città nella Lucania nel golfo di
Taranto , di cui il Mazochio molto ragio•
ria ne' iuoi Commentar} fopra le tavole E*
racleenfi, ed era pretefa da' Meflapj adver•
fut Mejfaptos ( Tarentim ) beilum gè (fere de
Heraclea . come poi i MeiTapj pretendeano
quefte Città, non lo Tappiamo ? forfè ciò av*
venne, perchè Eraclea foffe fiata de* Mefla-
pj ; mentre come vidimo nel Cap. Ili• coli'
autorità di Scilace Eraclea apparteneva an•
ticamente alla Japigia . Le guerre tra i Ta«
rentini , ed Ontani per cagion di Eraclea
fucceder dovettero verfo il fiume Bradano >
ove il Mazochio dice , che erano i confini
dei Meflapj , dei Peucezj , e de* Sibariti f
come difle nella Dtat. IL Gap. VII. Seti. L
tdnot. η\. qua parte Sybayttavum fines ad Bra+
danum ufque ( utt dtcam ) pertingebant , &
parte tum Mejfapios % tum etiam et Peucetios ha*
huere fimtimos . ο bifogna dire , che i Mef-
fapj aveano porzione della Peucezia , per cui
€onfinavano con la Lucania ; dove confina
oggi ancora la provincia Idruntina *
Dell' evento di tal pretenfione , che avea-
ao i Μ flapj fopra Eraclea contro i Taren-
tini non può cofa di certo affermarfi : poi-
ché il Mazochio ivi medefimo dice : Ροβ
Molofli necem Heraclea videtur in medio fuijfe
posi t a prada populo vision futura . nam ad hoc
tempus equidem haud agre vetulerim j quod Stra*
ho narrai y mmirum Tarentinos attxiliantibui Datt+
Ο % nio*
%g6 Papatod. su la Fortuna
moruwt, & Peucetìorttm Regtbus cum Meffapih
de Heraclea dimtcaffe .
Ma il motivo principale dal non eflerfi
veduto efito alcuno della pretenfion degli O-
ritani fopra Eraclea fu, a mio credere, Tef-
fcrfi pacificati i Tarentini cogli Oritani , ed
alleati , per dar riparo alla potenza , che già
crefcea , de' Romani , onde penfavano ad al-
tro allora que' popoli , che fopra Eraclea *
poiché vedeano vicina la loro imminente
ruina . né la guerra , che poi avvenne con-
tro i Romani, fu de' foli Tarentini , ma
di tutte quelle provincie vicine , le quali di
comune confenfo mandarono a chiamar Pir-
ro Re dell' Epiro in loro foccorfo . eccone
le autorità di Plutarco in Pyrrho : Miffique
in Epirum legati non a Tatentinis modo , [ed &
allis Italia conventibus copias quidem
fuppetere magnas a Lucanis , Meffapìis , Samni•
ti bus , & Tarentinis contvaBas . ed ivi mede-
fimo parlando della tempefta fofferta da Pir-
ro , mentre veniva in Italia : Simtd & Mef*
fapii , apud quos eje&us fuerat , promte ad auxì-
iium et ferendum accurrunt . L' efito poi di tai
ultime guerre fatte da Pirro contro de' Ro-
mani , già è a tutti noto; e ben fi fa, che
i Tarentini, Meifapj , Lucani , Sanniti &c.
furon tutti dai Romani foggiogati ; e quan-
tunque alcuni di que' popoli alcune volte fi
fofsero contro de' Romani ribellati , non po-
tettero però mai più fcuotere affitto quel
Dt Oria Gap. XIX. 19?
giogo, a cui fi trova vati foftopofti . E pei
tal cagione gli Ontani trovandofi già ai Ro•
mani foggetti , non ebbero piii occafione di
efercitare il loro Marzial furore , e Ί iota
genio militare eccetto alcune follevazioni ;
ma ebbero motivo di goder tranquilla pace
e quiete, per cui noi ancora abbiam moti-
vo di dar fine a quefta noftra picciola fati*
ca , ed a quefta noftra qualunque ella fiefi
mal fornita Difsertazione,
ϊ
:rrata.
CORRIGE,
'*g'Z
» I
V*l6.• dexram
; dexteram
A-
26. η oro•
noto
8.
13. quo
que'
9-
23. oppobriofa
obbrobrio!*
1 8.
1. vetfo
verfo
*4•
5. tnum
tuum
zg.
9. dana €
dona
ibid.
l6. TurentQ
Talentò
30•
18. uon
non
37•
I 5. ΉλΑίμ^
Έλλ^ι>
ibid.
I 6. \ίϊ07Τ07ΓρθΌζ
ΰεοτροπου?
38.
II. Ttyav
μζγαι;
3P•
ρ. Kp;r;j?f
Κρήτης
41.
1 8. dafenfoves
defenfores:
48.
8. continente™
per continen-
53•
zg. P. Mario
ti Mario
54-
17. vana
varia
61.
2.9• J°pyges
Jtpyges
78.
20. capire
a capire
9 2.
3. intiera
intiera
101.
20. porola
parola
107.
2. pretefa
prefa
no.
5. uon
non
III.
9 ^ £*ff
at hac
115.
15. intetvallo
intervalli
116.
28. continno
continuo
iSi.
6. Orirani
Oritani
158.
ϊ<ί 8. ζγ. fcipRt
159. ι ρ. Rbegiovum
163. 4• Tvrrannus
171* ιό. nazioni
174• 2<j. Scrobone
l8<5. 30. petcrm
fcrtp/ìt
Rbeginowm
Tvvannus
nazioni
Strabone
detsrier
UNIVERSITY OF ILLINOIS-URBANA
945.753 P197D C001 η
Della fortune di Oria Citta' in Provinci (L
3 0112 089301383